Spezie miracolose

curryE’ da quando ho cominciato a cucinare che prediligo utilizzare le spezie invece del sale. Forse per questo motivo ho seguito con interesse l’evoluzione delle conoscenze e degli studi relativi agli effetti delle spezie sull’organismo umano.

Ripercorriamone un po’ la storia.

Secondo uno studio condotto dal dott. Scapagnini dell’Istituto di Scienze Neurologiche del CNR di Catania e del Rockfeller Neuroscience Institute di Washington, presentato all’Experimental Biology Meeting di Washington e sulla rivista Antioxidant reddox signalling nel 2006, il curcumino – pigmento che tinge il curry del suo tipico colore giallo ocra – attiva i geni “vitageni” che potenziano la vitalità delle cellule e proteggono i neuroni del cervello dai danni indotti dallo stress ossidativo.

Il curry è una miscela di aromi e spezie di origine indiana, tostati in padella e poi pestati finemente, dalla composizione molto variabile, che nel proprio paese di origine si chiama “masala”.
La parola curry è europea e deriva dal nome “cari” (assegnatogli dal popolo Tamil dell’India meridionale e del nord di Ceylon), che significa salsa. Il principio attivo della spezia aziona una serie di geni/proteine che proteggono i neuroni dalla morte cellulare, provocata da stress ossidativo e beta-amiloide, sostanza patologica caratteristica dell’Alzheimer. La ricerca è stata premiata tra le 15 più interessanti dell’anno anche perché in parallelo un’inchiesta epidemiologica ha dimostrato che gli Indiani, grandi consumatori di curry, non si ammalano di Alzheimer e di Parkinson.
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Più tardi, si è stabilito che nel curry si nasconde un principio attivo contro il morbo di Alzheimer.
Infatti l’equipe di John Cashman, direttore dell’Istituto di Ricerca BioMolecolare Umana (HBRI) a San Diego, ha scoperto che il composto attivo delle spezie alla base della preparazione del noto condimento indiano, attiva il sistema immunitario contro le placche che devastano il cervello dei malati. Secondo quanto spiegato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (luglio 2007), la molecola, ‘bisdemetossicurcumina’, è il principio attivo dei curcuminoidi, sostanze naturali presenti nella radice della curcuma da cui si estraggono gli ingredienti per preparare il curry. Usando campioni di sangue dei pazienti con Alzheimer, gli esperti Usa hanno scoperto che la molecola che contribuisce all’inconfondibile sapore del curry, la bisdemetossicurcumina, stimola l’attivazione di una famiglia di cellule immunitarie, i macrofagi, a eliminare la proteina beta-amiloide. I macrofagi sono cellule che eliminano il nemico ‘mangiandoselo’ o, tecnicamente parlando, per fagocitosi. Gli esperti hanno anche visto che l’ingrediente attivo del curry agisce accendendo alcuni geni critici per l’attivazione dei macrofagi. Secondo i ricercatori la scoperta potrebbe aprire la strada a nuovi approcci terapeutici contro il morbo di Alzheimer.

Nel 2009 sono stati divulgati i risultati di due differenti studi, il primo della Tufts University di Boston e il secondo che coinvolge un ateneo italiano, l’Università de L’Aquila: il curry indiano e la curcuma aiuterebbero a ridurre il consumo calorico e, dunque, a dimagrire. La spezia, secondo una ricerca pubblicata sul Journal of Nutrition, ha la capacità di diminuire l’assorbimento di grassi. La ricerca statunitense sostiene che la curcumina sopprimerebbe la crescita dei tessuti adiposi, così come i ricercatori hanno potuto sperimentare sui topi in laboratorio. Le doti curative del curry non si fermano all`inibizione dell`aumento del peso corporeo: dall’esperimento è infatti anche emerso che la curcumina è stata in grado di far abbassare i livelli del colesterolo nel sangue. La ricerca italiana invece, sostiene che lo zafferano aiuterebbe a prevenire la perdita della vista nelle persone anziane e potrebbe anche aiutare chi, a qualsiasi età, soffre di disturbi alla vista a recuperare le proprie funzioni.

Sapevate che si possono curare anche i danni al fegato con il curry? La scoperta, fatta dagli studiosi dell’Università di Saint Louis nel Missouri, evidenzia che proprio la curcumina può rallentare i danni causati da una malattia epatica chiamata “del fegato grasso” o steatoepatite non alcolica. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Endocrinology (2010) e dai suoi risultati si capisce che la curcumina raggiunge questo scopo sopprimendo gli effetti dell’ormone leptina sulle cellule stellate epatiche e ostacola la formazione di fibrosi.

Utilizzato per secoli dalle mamme per stimolare la produzione di latte materno durante la gravidanza e dopo il parto, il fieno greco è anche un vero toccasana per prevenire e curare raffreddore e mal di gola. Ecco quanto si legge sul Telegraph del 19 gennaio 2011: “Il curry è stato a lungo tra i piatti preferiti degli inglesi. Adesso avete un motivo in più per mangiare il vindaloo (pietanza indiana), in quanto un suo ingrediente essenziale potrebbe essere la chiave per difendersi dal virus del raffreddore”. Il fieno greco è un’erba proveniente dal Medio Oriente e dal Nord Africa ed è spesso utilizzato nelle preparazioni del curry. Ricchi di antiossidanti, i semi di questa pianta aiutano a tenere lontane le malattie da raffreddamento, come dimostrato da uno studio condotto dallo chef e nutrizionista anglo-indiano Gurpareet Bains.

Mangiare indiano aiuterebbe inoltre a prevenire il cancro. A dirlo, uno studio del professor Shrikanth Anant dell’Università del Kansas che, cercando soluzioni alternative alle terapie anticancro che hanno spesso effetti collaterali devastanti, ha sottolineato come alcuni ingredienti del curry, ovvero aglio, curcuma, peperoni, zafferano e zenzero, abbiano proprietà benefiche e antitumorali. Dopo i successi ottenuti sul mondo animale, il professore ha sperimentato gli effetti della curcumina (estratta dal rizoma della pianta della curcuma) sugli uomini, esponendo poi i suoi dati durante “l’Indian Science Congress” che si è chiuso lo scorso 7 gennaio.

Di recente, la curcuma è stata affiancata alla chemioterapia classica in molti istituti oncologici e la spezia si è rivelata efficace anche in diverse linee cellulari tumorali provenienti da colon, pancreas, esofago, polmone e midollo osseo.

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