Verdetto finale: estinto!

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Da pochi giorni un altro animale è stato cancellato dalla lista delle specie a rischio e dichiarato definitivamente estinto; si tratta del Puma dell’Est, una creatura quasi mitologica che ha abitato le foreste nord-americane almeno fino al 1930.

Il Dipartimento Americano per la pesca e la natura, nonostante negli ultimi 70 anni abbia voluto tutelare la specie applicando tutte le restrizioni dovute agli animali a rischio, e vagliando con cura  le segnalazioni dei biologi, ha dovuto arrendersi alla dura realtà:  il coguaro dell’est non esiste più e le popolazioni di puma adesso presenti nel suo vecchio habitat sono specie provenienti dal sud o dall’est del paese.

La lista degli animali estinti negli ultimi cento anni presenta un numero impressionante di grandi mammiferi (per intenderci qualsiasi animale più grande del tuo gatto di casa). I biologi conservazionisti hanno sempre saputo che i grandi mammiferi sono a maggior rischio di estinzione ma uno studio appena pubblicato su Science lo dimostra e individua le caratteristiche ecologiche che andrebbero considerate per sapere se una particolare specie sarà in futuro a rischio o meno.

Georgina Mace dell’Institute of Zoology della Zoological Society of London e Andy Purvis dell’Imperial College di Londra hanno identificato un nuovo approccio per migliorare il successo della conservazione dei mammiferi di grande taglia. La ricerca da loro diretta suggerirebbe che se le specie di piccola taglia trarrebbero benefici per lo più dalla conservazione dei loro habitat, i grandi mammiferi richiedono un approccio diverso, che sia specifico per ogni gruppo e che prenda in considerazione insieme la loro biologia  e il loro ambiente naturale.

Ma quali sono i tratti biologi che caratterizzano le specie più a rischio? In primo luogo, ovviamente, la bassa densità della popolazione con dinamiche di crescita lente e costanti; completano il profilo lunghi periodi di gestazione e svezzamento.

Lo studio delle estinzioni dei piccoli mammiferi può continuare a focalizzarsi sulla tutela della grandezza e della qualità dei loro habitat naturali, riducendone ovviamente l’impatto  umano; per i grandi mammiferi, invece, bisogna includere nello studio anche tutti quei caratteri ecologici sopra elencati, indispensabili per ottenere dei risultati realmente utili in futuro.

Le conclusioni del lavoro non sono certo entusiasmanti; i grandi mammiferi come i rinoceronti e le zebre ma anche le balene o i primati sono ugualmente predisposti al declino e all’estinzione ma forse oggi abbiamo capito qualcosa in più sulle armi a nostra disposizione per salvaguardare la natura.

“Speriamo in futuro di poter elaborare dei programmi di conservazione più diretti e incisivi altrimenti, – ammette il Dott. Agapow del dipartimento di biologia dell’Imperial College –  mantenendo le tendenze attuali, non solo le specie a rischio ma anche quelle ad esse strettamente correlate scompariranno, cancellando in un baleno centinaia d’anni di evoluzione”.

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