Paura radiazioni

Dopo il terremoto di magnitudo 8.9 e gli tsunami dell’11 marzo, in Giappone è l’ora dell’incubo nucleare. Nella centrale nucleare di Fukushima si è verificata un’esplosione, con rilascio di vapori nell’atmosfera. È la prima emergenza nucleare mai dichiarata dal Giappone, ma fin dall’inizio gli esperti hanno escluso un’altra Chernobyl.

Il terremoto in Giappone e il pericolo nucleare da esso determinato possono avere delle conseguenze sulla salute a causa delle radiazioni.

La rilevazione della radioattività si misura in Sievert (Sv) che valuta gli effetti che una determinata quantità di radiazioni avrà sul corpo. 2,4 millisievert (mSv) è la quantità che in media un uomo assorbe per esposizione alla radioattività naturale nell’arco di un anno. La stessa quantità di radiazioni assorbita in una sola volta causa danni più gravi, fino alla morte; si possono verificare ugualmente effetti negativi, come lo sviluppo di tumori, se queste vengono continuativamente assimilate per lunghi periodi. Facciamo un esempio pratico: la quantità assimilata per esempio durante una radiografia è 1 mSv, durante una mammografia 3 mSv e per una Tac 3-4 mSv. Tutti noi assumiamo radiazioni continuamente, poiché siamo esposti alla radioattività naturale: vivere in una città comporta l’esposizione a radiazioni, per esempio a Tokyo le radiazioni sono di 0,04 µSv/ora mentre  a Roma il livello quotidiano è ben più alto ed equivale a 0,25 µSv/ora.

Per quanto riguarda i limiti di sicurezza per gli operatori nucleari, in Europa è di 20 mSv/anno, mentre negli Stati Uniti il livello sale a 50 mSv/anno.

Nella centrale di Fukushima, sono stati rilevati all’interno della sala di controllo livelli di radioattività 1.000 volte più alti della norma (le radiazioni ricevute in una sola ora da una persona corrispondono cioè al limite di radioattività che non deve essere oltrepassato in un anno). Nell’area esterna si sono registrati, invece, livelli 8 volte superiori alla soglia critica.

Le autorità giapponesi si stanno organizzando per un’eventuale distribuzione di iodio ai residenti nell’area delle centrali nucleari interessate dal terremoto. Lo iodio è infatti una sostanza che si può utilizzare come protezione in caso di esposizione a radioattività. Dopo il disastro di Cernobyl nel 1986, furono migliaia i casi di tumore alla tiroide registrati tra bambini e adolescenti.

Gli effetti biologici dell’esposizione alle radiazioni dipendono dalla loro quantità e intensità. 1 Sv provoca alterazioni temporanee dell’emoglobina; 2-5 Sv causano nausea, perdita dei capelli ed emorragie; 4 Sv causano la morte nel 50% dei casi e se si è esposti a più di 6 Sv la sopravvivenza è improbabile.

La contaminazione radioattiva si manifesta attraverso determinati sintomi, come nausea, vomito e diarrea. A questa prima fase ne segue un’altra, durante la quale si gode di un normale benessere. Dopo alcuni giorni cominciano a manifestarsi la perdita di appetito, un senso di affaticamento, la febbre e si può arrivare ad avere delle convulsioni e allo stato di coma. Il tutto si protrae per alcune ore o per qualche mese, senza contare che l’esposizione alle radiazioni determina anche dei danni alla pelle. Chi è stato contaminato può, a sua volta, contaminare altre persone o anche gli oggetti che tocca. La stessa contaminazione si può avere a causa di un’esposizione al sangue, al sudore o all’urina di chi è contaminato. La contaminazione dalle radiazioni può avvenire attraverso i polmoni, la pelle e i cibi. In particolare, sarebbero maggiormente esposti i prodotti dell’agricoltura come il pesce, il latte vaccino e l’acqua. Proprio per questo, in seguito al terremoto in Giappone, sono stati effettuati controlli sul pesce per verificare il livello di radioattività. Gli esperti inoltre sono d’accordo sul fatto che i bambini corrono maggiori rischi.

La NILU (Norwegian Institute for Air Research) ha pubblicato un modello semplificato che mostra come si muove la nube radioattiva all’interno dell’atmosfera del pianeta.

A pochi giorni dal terremoto in Giappone è stato aperto anche un sito che raccoglie i dati sulle radiazioni in tutta la nazione nipponica, fornendo agli utenti informazioni affidabili, poiché ricavate di persona dagli stessi cittadini. Il sito web si chiama RDTN.org e invita i propri visitatori a procurarsi un apparecchio che rilevi i livelli radioattivi, di utilizzarlo nella propria zona e infine inserire sul sito i risultati delle loro rilevazioni, in modo che tutti possano consultarli. Prima di poter postare le proprie rilevazioni, gli utenti devono compilare un form nel quale viene richiesto il tipo di apparecchiatura usato, il giorno e l’ora, la latitudine e la longitudine del luogo in cui si è effettuata la rilevazione. Una volta inseriti, i dati saranno consultabili sulla mappa interattiva del sito, in corrispondenza dei vari luoghi da cui provengono e a cui si riferiscono le rilevazioni degli utenti, che sono messe in parallelo con quelle del governo giapponese.

Con il passare dei giorni arrivano anche in Italia le prime conseguenze negative della nube radioattiva proveniente da Fukushima. Forse alla luce di tutto ciò è passata la moratoria che blocca il ritorno all’atomo in Italia per un anno: la notizia ufficiale arriva dal Ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani, diventato oramai simbolo del nucleare italiano.

Pensiamo inoltre a quanto l’Italia sia esposta a potenziali incidenti: 58 centrali in Francia, 8 in Spagna, 5 Svizzera, 19 in Gran Bretagna, 1 in Olanda, 17 in Germania. Senza contare l’impianto in Slovenia, tra i più rudimentali ancora attivi. Piuttosto che portare avanti una battaglia nucleare sul suolo italiano, sarebbe forse più opportuno concentrare gli sforzi sull’adozione di una nuova strategia europea in grado di garantire sicurezza e stabilità energetica agli stati membri.

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