Terre rare: effetti sull’ambiente

Contrariamente al nome, non sono rare, ma visto che la loro estrazione crea problemi di inquinamento ambientale, l’unico paese che è stato disposto nell’ultimo decennio ad estrarle in quantità significative è la Cina.

Una distesa di polvere nera, dove una volta c’erano campi di grano e granturco. Un lago di rifiuti liquidi bruni e inquinati, ampio 10 chilometri, che rischia di avvelenare il Fiume Giallo. Diffusa radioattività e la gente che si ammala di cancro e muore. Questa è la situazione a Baotou, Mongolia Interna, ricca di pregiate terre rare, la cui estrazione ha distrutto la vita dei residenti. Baotou ha alberghi di lusso, ottimi ristoranti, bar e locali alla moda, saune e posti di intrattenimento. Ma a pochi chilometri dalla città molti portano maschere per proteggersi dalla polvere nera, che fa tossire e avvelena i polmoni, per la strada commercianti ambulanti le vendono per 2 yuan ai passanti. I minerali sono trattati e raffinati da decine, forse centinaia di fabbriche nella zona, che scaricano 24 ore al giorno nel lago locale i rifiuti di 7 milioni di tonnellate di minerale scavato ogni  anno, dopo essere stato raffinato con acidi e prodotti chimici. A un chilometro dal lago e a 8 da Baotou sorge il villaggio Dalahai, vicini sono altri 5 villaggi con qualche migliaio di persone. Sono villaggi-del-cancro, la percentuale dei malati è molte volte maggiore la media nazionale, la gente ha mal di stomaco e perde i denti a 35-40 anni. Un residente, Jia Yunxia, racconta al South China Morning Post che il governo ha promesso loro un indennizzo. Ma non hanno ricevuto uno yuan e non hanno il denaro per comprare una casa altrove. Il Fiume Giallo scorre appena 10 km a sud. Nel 2005 studi ufficiali, tra cui quello di Xu Guangxian, ex presidente della Società chimica cinese, hanno accertato che la zona è contaminata con il torio, sorgente di radioattività e altre sostanze tossiche, che rischiano di inquinare il Fiume Giallo, fonte d’acqua per 150 milioni di persone. Gli studi sono rimasti segreti per anni.

La Cina ha attualmente il monopolio mondiale della produzione delle terre rare (dal 97 al 99%) e consistenti riserve minerarie, condizionando in modo significativo lo sviluppo dei settori high tech e della Green Economy. Solo che entro gli stessi confini del Paese si concentra un fenomeno non meno significativo e di grande impatto sul mercato: quello della produzione clandestina. Un segmento sommerso che, ha evidenziato oggi dalle pagine di Business Insider l’analista di Sitka Pacific Mike Shedlock, compensa da solo circa la metà dell’export cinese. Ovvero, in definitiva, circa il 50% delle esportazioni mondiali.

Mezzo secolo fa la Cina non era tra i principali produttori di Rees. Tra il 1950 e il 1980, gli Stati Uniti, India, Sud Africa e Brasile sono stati considerati  ai primi posti nella produzione. Durante il 1980 la Cina ha cominciato a vendere sottocosto rispetto ai concorrenti, portando ai consumatori ad effettuare acquisti a più buon mercato, per i loro approvvigionamenti dai cinesi. Molycorp, miniera situata in California era una volta il più grande produttore REEs nel mondo, ma fu costretto a chiudere nel 2002. La miniera oggi dovrebbe riaprire nel 2011 e dovrebbe iniziare a contribuire alla produzione entro il 2012, con una fornitura di 20 mila tonnellate (metriche).Questo ha avuto un effetto negativo sulle miniere REEs in diversi paesi, portando alla chiusura della maggior parte dei siti estrattivi.

Nel 2010, inoltre, la Cina ha ridotto la produzione di terre rare, per migliorare gli standard di protezione ambientale e per razionalizzare il sistema produttivo nazionale. Si è registrato nel contempo un notevole aumento dei consumi interni di terre rare. Il paese ha pertanto dovuto contingentare le esportazioni di terre rare, creando in particolare in Giappone e negli Stati Uniti forti tensioni commerciali e politiche che si sono anche riflesse nelle relazioni internazionali. Il 12° piano quinquennale cinese (2011-2015) contiene tra l’altro progetti per il consolidamento della capacità del paese nel settore delle terre rare con particolare riferimento alle tecnologie di separazione e di purificazione.

Gli squilibri esistenti a livello di produzione mondiale e l’orientamento della Cina interessata a seguire integralmente il ciclo del prodotto nel prossimo decennio fanno presagire che produzione e commercio di questi minerali assumeranno una valenza geopolitica, condensata nella formula lapidaria attribuita già nel 1992 a Deng Xiaoping: «Il Medio Oriente ha il petrolio, la Cina ha le terre rare». E proprio per la loro strategicità, l’Unione europea sollecita la valorizzazione di altri giacimenti. Nel frattempo, si punta sulla Groenlandia, dove le nuove miniere scoperte dovrebbero essere teoricamente in grado di garantire, ma non si sa tra quanti anni, un terzo della produzione mondiale attuale.

Link per approfondire:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *