Indonesia: detriti e altre paure (1a parte)

Per partire a volte ci vuole una spinta ben assestata perchè le scuse per NON partire sono infinite. Dal adesso proprio non ho soldi.. al sto cambiando casa – agli effetti post-catastrofi naturali.

Questa volta è stata la mia compagna di viaggio e di immersioni a imporsi. Telefonata della domenica mattina  – guarda che il biglietto si può fare anche online, vai sul sito della singapore, – ed è rimasta in linea al telefono finchè non ho completato il pagamento.

Una volta fatto il biglietto come d’incanto spuntano le ali e il cervello entra nel mode avventura.

Le mete poi, hanno il potere di materializzarsi per motivi sovrannaturali. Entrambe volevamo esplorare nuove zone subacqee dell’Indonesia fermo restando che una parte del viaggio l’avrei dedicata nuovamente al parco marino di bunaken per scattare materiale per la mostra di giugno.

La decisione cade su FLORES, una grande isola ad est di Bali dopo Lombok e Komodo. Io ne avevo sentito parlare bene durante altri viaggi, lei perchè si era documentata.

A Flores siamo arrivate via Bali con un volo interno per la capitale: Labuan Bajo.

L’aereo è atterrato su una minuscola pista di atterraggio che sembrava essere stata spianata due giorni prima. A piedi abbiamo raggiunto la sala d’arrivo dove, dopo pochi minuti, ci hanno portato a mano le valige.

Max responsabile del resort (italiano) ci aspettava. Con una moderna SUV abbiamo percorso i pochi chilometri di tragitto che separano l’aeroporto dal porto.

Caricati a bordo bagagli, viveri, passeggeri, acqua, carte telefoniche ecc.. ecc.. la barca si dirige, con la prua al tramonto, verso l’isola sulla quale passeremo le prossime due settimane: Kanawa.

Marina sceglie i resort considerando due aspetti: prezzo e vicinanza ai posti d’immersione.

Kanawa Resort non ha diving, lo aprirà dopo luglio 2011, nel frattempo si appoggia a DIVE KOMODO. A detta di Max è il migliore, forse il meno peggio.

La barca ci veniva a prendere ogni mattina intorno alle 8.30 e dopo una navigazione di circa 2 ore zigzagando tra isole, verdi come l’irlanda, la cui massa provocava forti gorghi di corrente sui quali la barca stessa slittava, arrivavamo finalmente sui punti d’immersione: piccole isole rocciose che esploravamo a seconda del lato meno esposto alla corrente.

Dopo ben due check-dive su muri spogli e insignificanti (e per fortuna, perchè mi ero immersa lasciando il coperchio sull’obiettivo della macchina subacquea) il giorno dopo cominciamo ad immergerci sui punti che a ragione celebrano questa zona.

Il DM ci avverte che forse ci sarà un pò di corrente. Quella corrente di cui Marina aveva letto su internet, che sconsigliava queste immersioni ai principianti, fonte di paura prima della partenza.

Sgonfio il gav per la discesa dritta sulla verticale del gruppo capitanato dal DM, atterro sulla quota ma leggermente spostata di qualche metro che mi è impossibile recuperare perché vengo investita da una corrente talmente forte che mi domando se il DM è sano di mente.

Tento ugualmente sperando che dietro l’angolo la corrente si calmi. Prima che la maschera mi si strappi dal viso vedo il DM che fa segno di lasciarsi andare alla corrente, invertiamo la direzione. Mi lascio trasportare per una decina di metri, giriamo un altro angolo dell’isola formato da pareti rocciose sbalzate. Vesto una muta in lycra e quindi non amo sbattere contro i coralli anche per questo porto con me una asta in ferro per distanziarmi dalla parete ma la corrente che m’investe il minuto seguente è indomabile. Non è corrente, è acqua impazzita che ti sbatte prima a destra, poi a sinistra, poi su e poi giù come se fosse risacca di mare forte a 15 metri di profondità.

E’ impossibile recuperare un assetto, la poca manovrabilità che ancora posseggo serve per evitare di toccare con la faccia gli aculei dei ricci.

Il DM s’immerge ancora qualche metro e ci guida verso una caverna piuttosto aperta. Entriamo come a ripararci da una bufera. Il momento che mi scrollo la corrente di dosso come se fosse neve sulle spalle e do il primo sguardo all’interno rimango senza fiato. Se immagino la caverna di ali baba e dei 40 ladroni piena di tesori, oro e pietre preziose, questa caverna ne replica l’abbondanza con decine di specie mai viste. L’emozione è veramente fortissima. Metà delle forme di vita e dei loro intrecci simbiotici mi è nuova.

Il DM mi indica una larga gorgonia, regina dell’anfratto. Mi avvicino con la macchina fotografica. E’ buio pesto e con la torcia si concentra su un minuscolo filamento. Scatto, so quello che è ma non lo vedo e meno che mai gli posso chiedere di farmi un ‘cheese’ per la camera.

Solo al rientro, sul letto del bungalow, scaricate le immagini sul mac mi accorgo che il mio primo pigmy seahorse è stato catturato!

A causa della corrente forte che spaventa i subacquei non siamo più tornati nella caverna. La mia delusione è stata enorme. A volte mi domando cosa vuol dire essere DM io stessa, avere più di mille immersioni sul log book e non potermi immergere dove vale più la pena.

Limiti che mi fanno sentire ancora una principiante.

 

Nome del punto d’immersione: TATAWA KECIL

Temperatura dell’acqua 27 gradi.

 

 

http://www.starfish.ch/dive/Komodo.html

http://www.asiadivesite.com/indonesia-dive-sites/komodo/tatawa-besar-kecil.php

Komodo: 1. Tatawa besar (Timur) – 2. Tatawa kechil – 3. Batu Bolong or Current City – 4. Batu Samsia – 5. Batu Tiga – 6. Pantai Mera – 7. Pulau Damar – 8. Tanjung Lelok Sera – 9. Batu Gaja – 10. Toro Bendera or Colleen’s Corner – 11. The End of the world – 12. Manta valley – 13. Toro Moncong – 14. Batu Toko-Toko (castle rock) – 15. Batu Gili Lawa Laut (cristal bommie) Motong: 16. Kerita Tol – 17. Apple orchard Rinca and Kode: 18. Cannibal rock – 19. Overhang – 20. Crynoid point – 21. Chinese mound – 22. Lohkima/Buaja Padar: 23. Pillarsteen – 24. Three sisters Banta: Tondok Rasa – 26. Tanjung Tondok Rasa – 27. GPS-Point – 28. Galley rock (Ghally’s rock) – 29. Batu Baso Sangeang: not on map, 

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