Intergenerational Remote Tyranny

Quando leggo in cronaca dati sull’impoverimento degli italiani (nel terzo e quarto mondo sono già poveri cronicamente e non fa notizia) – mi do delle colpe che certo non ho – anche se dovrei impegnarmi di più a diffondere quello che so a riguardo.

Nasciamo in una realtà che per quanto multiforme e diversa a seconda delle regioni, città, strato sociale delle famiglie, rimane maledettamente omogenea alla fonte. Nasciamo in una dimensione, la vita, di cui nessuno veramente ci spiega modi d’uso. Nonostante l’interazione sia così difficile a nessun genitore  è venuto mai in mente di compilare un manuale e consegnarcelo insieme al libretto dell’antico e nuovo testamento in regalo per la prima comunione, per facilitarci almeno di un passo la salita.

Ci mollano magari ancora giovani, inesperti con le penne delle ali non formate. Quelli ancora in vita si  lamentano invece che le abbiamo provate tutte per non affrontarla, tutto per andare fuori di testa.

Non solo non capitalizzano sulla loro esperienza per tramandarci soluzioni adatte ad evitare gli stessi sbagli, ma non investono neanche un minuto a ragionare se il sistema nel quale ci inseriscono spendendo lacrime e sudore, una volta adulti ci darà quella felicità alla quale forse, cosi dicono, avremmo diritto.

Me la sto prendendo con i miei? Si – senza ombra di dubbio – se i giovani di oggi stanno male non ci sono colpe recenti ma anteriori alla mia generazione.

Non hanno saputo prevedere gli effetti della loro operosità, del loro criterio di voto, della loro fede nelle seconde case, seconde macchine, seconde paia di scarpe, seconde barche e via dicendo.

Alla nascita con riti ed esorcismi si sono assicurati che ci venisse estirpato il peccato originale di cui a posteriori possiamo confermare che era il male minore, per poi darci in pasto, come gladiatori cerebrolesi, alla famelicità dello Stato. Con l’aggravante che facendoci studiare secondo il programma deciso dallo Stato noi siamo stati, di fatto, indottrinati per non fare altro, compiere nessun altra azione che quella di servire lo Stato.

La mia idea originale per questo articolo era solo avvisarvi che come regola noi non entriamo nei dibattiti politici di attualità. Battaglie come quelle contro la privatizzazione dell’acqua e contro il nucleare devono essere combattute, ma non tutte le truppe devono convergere sul centro della battaglia. Mentre la gente si mobilita ci sono modestissimi cervelli che stanno già prevedendo la prossima mossa per incastrarci. La gente si dovrà mobilitare di nuovo in una spirale senza fine. Nella mia vita questa è la seconda volta che ritorna di attualità il nucleare. Immaginiamo solo dover combattere per ogni risorsa che è naturalmente nostra, due, tre, quattro volte nell’arco della nostra vita. Tra il lavoro, i debiti, il mutuo non ci rimarrebbe più un singolo minuto di tempo ricreativo a disposizione. Tempo per meditare, per starsene con il naso all’aria, la testa tra le nuvole, fantasticare, immaginare, spaziare, buttare il cuore oltre l’orizzonte, ricordarsi dei sogni che avevamo quando eravamo giovani.

Perché sono i sogni a definire una persona – sono il motore delle nostre azioni. Lo Stato ci nega questa opzione e ci costringe a pensare solo a lavorare per contribuire con le tasse.

Se i mie genitori avessero imparato l’inglese e avessero letto Malthus, sul pericolo dell’esplosione demografica, o il Rapporto sui Limiti di Crescita commissionato dal Club di Roma nel 1972, scritto da Donella e Dennis Meadows, o Small is Beautiful: Economics As If People Mattered (1973)  di E.F. Schumacher, un’economista inglese, forse si sarebbero astenuti dal consorziarsi,socializzare e sostenere politici e industriali che servendo lo Stato servivano solo loro stessi.

Il potere dei politici esiste dal momento che altre persone cadono sotto il loro effetto ipnotizzante.

Questo rapporto non si può prescindere – si potrebbero fare mille rivoluzioni ma il rapporto di forza tra potere e cittadino si ricrea.

Non cercate una soluzione politica,quindi. Mollate gli ormeggi, riprogrammate la testa dopo anni di educazione civica, guardate le nuvole lungamente e poi date retta ai sogni.

Per il bene vostro e di quelli che verranno con le vostre identiche aspettative.

vi consiglio la visione di questo video – ” la ragazza di 12 anni che zittì il mondo per 6 minuti”

 

 

 

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