Si combatte lo smog con una class action

Seimila euro a testa di danni per lo smog: è quanto chiedono all’ex sindaco di Milano, Letizia Moratti, e al presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni i 175 milanesi che, per la prima volta in Italia, hanno lanciato una class action anti inquinamento contro le istituzioni locali.

L’iniziativa, patrocinata dall’avvocato Claudio Linzola, ha subito raccolto il sostegno dei Verdi. Tanto che il loro presidente, Angelo Bonelli, ha già annunciato che il caso di Milano non sarà isolato: “L’inquinamento in molte città italiane – ha affermato – ha raggiunto i livelli di emergenza sanitaria: questa operazione-pilota lanciata a Milano sarà presto replicata a Roma e a Napoli”.

La causa prende come periodo di riferimento per il riconoscimento dei danni il quinquennio 2005-2010, quando i giorni fuorilegge a Milano sono oscillati da un massimo di 152 a un minimo di 87 l’anno. Tutta l’attenzione è rivolta al famigerato PM10, le polveri sottili contro le quali l’Unione europea ha imposto ai Paesi membri dei rigidi vincoli. Proprio il mancato rispetto dell’obbligo comunitario, che concede ogni anno solo 35 giorni con concentrazioni di particolato oltre la soglia dei 50 microgrammi al metrocubo, è alla base della class action milanese. La richiesta che il legale presenterà il 5 ottobre prossimo alla prima udienza è di mille euro per ricorrente per ognuno dei sei anni oggetto della causa: questo significa una pretesa di risarcimento da 1.050.000 euro.

Secondo dati elaborati dall’Organizzazione mondiale della sanità, nel breve termine, ogni volta che le concentrazioni di PM10, misurate in microgrammo per metro cubo, hanno un incremento di 10 unità, la mortalità per cause cardiovascolari aumenta dello 0,9 per cento, quella per cause respiratorie dell’1,3 per cento e quella totale dello 0,6.  I numeri non sono irrisori. Soprattutto se si considera che a Milano nelle giornate più grigie i valori delle centraline Arpa per il rilevamento del PM10 arrivano a superare il limite consentito dall’Unione europea di oltre 100 microgrammi. E gli effetti dell’aumento delle concentrazioni del particolato, si manifestano ancora più chiaramente nel lungo termine. Da vent’anni l’aria di Milano è fuorilegge e produce malattie per centinaia di cittadini. L’Ue concede solo 35 «sforamenti» l’anno del limite di legge per le micropolveri: Milano ne ha accumulati 67 in quattro mesi ed è seconda solo a Torino nella classifica Legambiente delle città più avvelenate d’Italia.

È la prima volta in assoluto che in Italia si pensa ad un’azione di questo genere e già altre città come Mantova, Brescia e Padova, sembrano interessate a seguire l’esempio milanese.

Nella Provincia di Milano, i dati Arpa lo dicono chiaramente: la principale sorgente di PM10 nell’arco dell’anno è il traffico veicolare, responsabile di circa il 70 per cento delle concentrazioni di polveri. Seguito dagli impianti di riscaldamento che incidono invece per il 15 per cento. Proprio perché le cause all’origine delle alte concentrazioni di PM10 si possono controllare, Milano può diventare una città più salubre e respirabile, ma bisogna agire subito.  Questo è il senso della class action.

Ogni cittadino/a può aderire alla class action per chiedere un adeguato risarcimento da parte dell’amministrazione colpevole di mancato rispetto delle leggi poste a tutela della salute pubblica. Chi volesse partecipare all’atto di citazione in giudizio contro Comune e Regione, può rivolgersi allo studio legale Linzola di Milano (indirizzo mail: avvlinzola@studiolinzola.191.it). Basta portare con sé un documento d’identità e un certificato di residenza.

 

Secondo il Responsabile impatto ambientale sulla salute del Centro Europeo Ambiente e Salute dell’OMS, Marco Martuzzi, in Italia ogni cittadino perde in media 9 mesi di vita a causa dell’esposizione al particolato [Progetto collaborativo Commissione Europea/OMS Ufficio Regionale per l’Europa, Clean Air for Europe (CAFE)]; morti premature e malattie croniche ed acute continuano a colpire gli italiani, con conseguente diminuzione dell’attesa di vita e della capacità produttiva della società e un indebolimento del sistema sanitario, a causa del costo di migliaia di ricoveri ospedalieri.

Le principali cause di morte dovute all’esposizione al particolato sono patologie cardiocircolatorie e respiratorie e cancro al polmone, che interessano soprattutto persone che ne sono già sofferenti e gli anziani. Rilevante anche l’impatto sul fronte delle malattie, con bronchiti, asma, sintomi respiratori in bambini e adulti, ricoveri ospedalieri per malattie cardiache e respiratorie e perdita di giornate lavorative e di scuola.

La situazione attuale richiama, quindi, sempre più la necessità di azioni politiche che affrontino il problema del trasporto in maniera sistematica e strutturale, che mirino al contenimento delle emissioni dei mezzi privati a motore, integrando miglioramenti tecnologici dei veicoli e dei carburanti, ispezioni obbligatorie ai veicoli e incentivi fiscali con una pianificazione urbana che promuova la pratica di camminare ed andare in bicicletta in condizione di sicurezza ed il trasporto pubblico pulito ed efficiente. Non si deve poi scordare il contributo significativo alla produzione di emissioni da parte del trasporto pubblico extraurbano, con gli spostamenti pendolari.

Un approccio integrato e sinergico nel campo dei trasporti produrrebbe, quindi, benefici a catena. La razionalizzazione e riduzione del traffico motorizzato privato ridurrebbero a loro volta il danno alla salute provocato dagli incidenti stradali, dall’esposizione al rumore, dall’inattività fisica, dagli effetti psicosociali e dalle emissioni di inquinanti dell’aria (compresi gas serra), contribuendo così anche a mitigare l’avanzare del cambiamento climatico.

A livello economico, la riduzione del PM fino all’anno 2020 condurrebbe ad un risparmio fino a 28 miliardi di euro l’anno in Italia, calcolando insieme il risparmio sul costo della mortalità, delle malattie e degli anni di vita persi!

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