Passivhaus, la casa del futuro

È stata inaugurata a Trento la prima casa passiva privata; una delle poche nel nostro paese ad aver ricevuto la certificazione  Passivhaus e conseguentemente il meritato premio del WWF “Meglio… far meglio”.

Ma che cosa si intende per casa passiva? Si tratta di una casa che riesce ad assicurare il benessere termico senza alcun impianto di riscaldamento da noi utilizzato (caldaia, termosifoni etc.). La casa è detta passiva perché il calore irraggiato dalle finestre più quello generato internamente dagli elettrodomestici e dagli stessi abitanti sono quasi sufficienti a compensare le perdite che avvengono durante la stagione fredda.

Una Passivhaus può essere realizzata con i materiali più disparati (dal legno al cemento armato) basta che si assicuri una sensibile riduzione se non un completo abbattimento dei consumi energetici. Risparmiando energia inquinerà dieci volte meno di un edificio normale e si potranno scegliere i materiali che si prediligono.

Il punto cardine intorno al quale si sviluppa questa nuova concezione edilizia è il recupero del calore prodotto e disperso all’interno dell’edificio stesso. I controlli in tal senso sono così accurati che per verificare le perdite di energia vengono effettuati già durante i lavori continui test per misurare il flusso dell’aria e differenze di pressione. L’energia che non può essere recuperata dall’interno, viene generata grazie a sistemi non convenzionali come i pannelli solari.

Il concetto di casa passiva è nato nel 1998 dalla collaborazione tra Bo Adamson dell’università svedese di Lund, e il tedesco Dott. Wolfgang Feist. Dai paesi del nord Europa il nuovo standard abitativo si è poi diffuso principalmente in Germania, Austria, Olanda e negli altri paesi nord europei. Addirittura, a partire dal 2015 in Austria la casa passiva sarà lo standard prescritto dalla legge mentre nella regione del Vorarlberg è obbligatorio già dal 2007.

In Italia, come c’era da aspettarsi, sono poche gli edifici costruiti secondo questi principi. Una delle iniziative più importanti è stata quella della Provincia Autonoma di Bolzano che da diversi anni ha emanato una legge per istituire la certificazione Casa Clima secondo la quale una Casa Passiva corrisponde alla Casa Clima di Classe Oro. Il primo edificio passivo pubblico italiano si trova giustappunto a Bolzano dove è stato adeguando una vecchia struttura postale che adesso ospita gli uffici della Provincia.

Altri passi in questa direzione si stanno facendo in Toscana dove i comuni della Val d’Elsa si sono guadagnati la segnalazione di miglior performance del centro Italia da parte del rapporto On-Re 2010 di Legambiente-Cresme su risparmio energetico e sostenibilità ambientale; tutti i comuni hanno varato delle regole unitarie per appoggiare un’edilizia bio sostenibile. Anche in questo caso i criteri più importanti sono legati all’integrazione dell’abitazione nel suo ambiente. Grande importanza è data all’orientamento dell’edificio, alla protezione contro i vari inquinamenti, all’isolamento termico, alla riduzione dei consumi energetici, all’utilizzo di fonti rinnovabili e alla gestione del verde.

Le principali difficoltà che incontra in Italia questa tendenza sono legate ad una mancanza  di conoscenze progettuali; sino ad oggi ci siamo occupati molto più dell’estetica che dell’impatto ambientale delle nostre abitazioni.

È fondamentale incentivare la costruzione di case passive anche nel sud Italia dove le temperature sono molto miti; la Passivhaus è stata ideata proprio per ottenere all’interno degli ambienti un clima confortevole, a prescindere da latitudine e esposizione.

I vantaggi sono molti, basti pensare alla diminuzione della pressione ambientale, nonché un miglioramento della salute (niente più allergie) e dell’economia domestica dei fortunati inquilini.

Per molti la casa passiva sembra l’unica soluzione possibile per l’edilizia del futuro altrimenti sarà presto inevitabile vivere in case molto fredde o molto calde o dotate di una piccola centrale nucleare nel garage.

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