Il grande occhio del riccio

Che i ricci di mare sapessero orientarsi nello spazio è cosa nota ma il fatto che questi animali non posseggano occhi, ne capo ne sistema nervoso centrale (vale a dire cervello) ha lasciato nel dubbio per anni i biologi di tutto il mondo.

Inconsapevoli dello sconcerto creato, però, gli echinoidi continuano ad avere reazioni tipiche di animali dotati di un bel paio d’occhi perfettamente funzionanti: cambiano colore e si muovono per sfuggire alle fonti di luce intensa.

Se fisicamente è certo che non ci sono occhi nascosti, allo stesso modo, la capacità visiva è comprovata; quali sono quindi gli organi che posseggono anche la capacità di vedere?

La risposta è sorprendente: i ricci di mare guardano con i piedi ovvero con i peduncoli!!!

Grazie ad uno studio da poco pubblicato su “Proceedings of the National Academy of Sciences” si è scoperto che nello Strongylocentrotus purpuratus i geni predisposti alla formazione dei fotorecettori (elemento fondamentale dell’occhio) sono espressi nei pedicelli tubolari. In pratica il riccio vede grazie a delle piccole cellule fotorecettrici distribuite su tutti i pedicelli.

La scoperta fa fare passi da gigante allo studio dell’evoluzione dei sistemi visivi negli animali; i cordati hanno sviluppato degli organi esclusivamente predisposti alla visione mentre gli echinodermi hanno preferito degli organi multifunzionali; con i loro pedicelli quindi camminano esplorano mangiano e… vedono! Si muovono come se fossero un unico grande occhio seguendo la loro stessa ombra.

È bello ricordare che alla scoperta di queste particolari cellule fotorecettrici ha dato un importante contributo la stazione zoologica “Anton Dohrn” di Napoli e in particolare il suo laboratorio di biologia cellulare e dello sviluppo in collaborazione con istituti tedeschi, svedesi e norvegesi. Grazie alle loro profonde competenze hanno dato vita ad una ricerca all’avanguardia che unisce dati molecolari, morfologici e comportamentali; bisogna essere ciechi per non capirne l’importanza!

Link:

  • Pievani T., 2011. La visione del riccio. Le Scienze, Giugno, pag.18.

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