Sicurezza alimentare e frode alimentare

Gli stili di vita attuali sono enormemente diversi rispetto al passato. Il ritmo frenetico della vita moderna e l’aumento delle persone che vivono da sole, delle famiglie monoparentali (con un solo genitore) e delle donne che lavorano, hanno determinato cambiamenti nella preparazione del cibo e nelle abitudini di consumo. Una conseguenza positiva è il rapido progresso della tecnologia alimentare e delle tecniche di lavorazione e imballaggio, per contribuire a garantire la sicurezza e la salubrità della catena alimentare, oltre che ad una maggiore praticità dei cibi. Malgrado tutti questi progressi, la contaminazione nella catena alimentare è comunque possibile, a causa di agenti presenti in natura o introdotti incidentalmente oppure di procedure scorrette.

Per mantenere la qualità e la sicurezza degli alimenti in tutta la catena alimentare sono necessarie, da un lato, procedure operative per garantire la salubrità dei cibi e, dall’altro, sistemi di monitoraggio per assicurare che le operazioni vengano effettuate correttamente.

La possibilità che il cibo venga contaminato da sostanze chimiche o microrganismi sussiste già al momento del raccolto e rimane fino al momento del consumo. Tra i microrganismi che possono contaminare gli alimenti, particolare importanza hanno i batteri, i lieviti e le muffe. Anche i virus possono contaminare i cibi e causare malattie infettive, come l’epatite virale di tipo A. Le tossinfezioni alimentari rappresentano un crescente problema per la salute pubblica a livello internazionale. Invece, il termine frode alimentare si riferisce alla produzione e al consumo di alimenti che non corrispondono alle prescrizioni di legge. La vendita di prodotti alimentari che hanno subìto un’alterazione e l’utilizzo di ingredienti avariati nella produzione di alimenti rappresentano un fatto particolarmente grave, perché in grado di danneggiare la salute di più persone contemporaneamente.

Nel corso degli anni sono state varie, e più o meno fantasiose, le frodi ai danni del consumatore. Alcune sono semplici frodi commerciali, non dannose per la salute. Sono i casi in cui nell’esercizio di un’attività commerciale avviene la “consegna all’acquirente di una cosa per un’altra, o diversa da quella dichiarata o pattuita per origine, provenienza, qualità o quantità”. Esistono poi frodi il cui grado di pericolosità non è solo economico ma va a colpire la nostra salute. Si tratta delle frodi sanitarie, attuate allo scopo di lucrare indebitamente sulla pelle del consumatore e punibili penalmente ai sensi degli articoli 439 e 452 del Codice Penale. Un esempio su tutti, la mozzarella trattata con perossido di benzoile per sbiancarla, o le salsicce fresche trattate con additivi a base di anidride solforosa per renderle di colore rosso. Fra le frodi alimentari c’è l’adulterazione (operazioni che alterano la struttura originale di un alimento sottraendo allo stesso ingredienti “tipici”, sostituendoli con altri, estranei): un esempio riguarda la sottrazione della percentuale di latte in flacone, con aggiunta di acqua ossigenata per ridurre la carica batterica elevata. La contraffazione consiste nel creare un alimento utilizzando sostanze diverse, per qualità e quantità, da quelle che normalmente dovrebbero formarlo: per esempio utilizzando per bibite analcoliche glicerina o anidride solforosa. Infine l’alterazione, frode che si realizza nel momento i cui l’alimento viene venduto nonostante abbia subito fenomeni degenerativi rispetto alla sua composizione originaria, a causa di errate modalità di conservazione, o eccessivo prolungamento dei tempi di conservazione. Tra le frodi più comuni si riscontra la vendita di pesce scongelato, passato per fresco, e la vendita di prodotti trattati con additivi per mascherare un preesistente stato di alterazione. Per non parlare dell’olio extra vergine di oliva, spesso sofisticato con l’aggiunta di oli scadenti, di provenienza extra europea.

Lo scorso 21 giugno Coldiretti, in collaborazione con Eurispes, ha presentato il primo rapporto sui crimini agroalimentari in Italia: un giro d’affari stimato intorno ai 12,5 miliardi di euro l’anno.

Recenti sondaggi collocano la sicurezza alimentare tra le preoccupazioni maggiori del cittadino in quanto concerne il suo benessere psico-fisico, la sua qualità della vita. A questa apprensione, le istituzioni rispondono efficacemente grazie a controlli analitici ufficiali sempre più attenti e scrupolosi e grazie a normative atte a rendere sempre più trasparente la natura dei prodotti, la loro qualità, la loro tracciabilità; un esempio sono i regolamenti relativi alle etichette che si trasformano gradualmente per offrire informazioni ogni volta più esaurienti. La natura umana è però cagionevole e di illeciti probabilmente ne vedremo fino alla notte dei tempi, specialmente se l’etica della società rimarrà imperniata sulla corsa al profitto senza limiti. Faccia a faccia con la frode il consumatore non è sufficientemente tutelato, ne è un esempio il caso del vino al metanolo: dopo 20 anni le vittime di questa sofisticazione non sono ancora state risarcite. Le aziende vitivinicole coinvolte, anche se hanno subito una condanna penale, sono fallite e di fatto sono impossibilitate a risarcire le vittime e le loro famiglie. Per questo motivo, sarebbe opportuno che le autorità istituissero un fondo di garanzia per i consumatori colpiti dalle frodi alimentari in modo che siano completamente tutelati e ottengano giustizia.

I NAC (Nuclei Antifrodi Carabinieri) sono a disposizione degli operatori del settore e dei consumatori che possono inoltrare richieste di informazioni o segnalazioni di sospetta irregolarità alla casella di posta elettronica ccpacdo@carabinieri.it , oppure contattare il numero verde 800 020320. Per informazioni generali, i consumatori possono inoltre consultare il sito istituzionale del Reparto sul link http://www.carabinieri.it/Internet/Cittadino/consigli/tematici/ .

La sicurezza alimentare può essere garantita soltanto con una condivisione di responsabilità di tutti coloro che gravitano intorno all’area dell’alimentazione, dal professionista al consumatore.

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