Inquinamento e malformazioni

Sarà forse perché ho una bimba piccola o perché da anni lavoro nell’ambito delle malattie rare, ma sono rimasta veramente colpita da questa notizia, che spero di riportarvi nella maniera più dettagliata.

Un recente studio presentato all’ultimo congresso della Società Europea di Cardiologia evidenzia che nella città di Brindisi il tasso di malformazione è più alto del normale. Lo studio è stato condotto dall’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Lecce e Pisa presso il reparto di Neonatologia dell’Ospedale “A. Perrino” e della ASL di Brindisi, rivela un altro triste record: analizzando le schede di dimissione ospedaliera di oltre 7.644 bambini nati a Brindisi da genitori residenti in città nel periodo fra il 2001 e il 2008, si sono scoperti 176 casi di malformazioni congenite.

Un dato solo parziale, poiché riguardante i neonati, coloro cioè che ce l’hanno fatta a venire alla luce e che non include quindi quelle gravidanze interrotte proprio a causa delle anomalie cardiache complesse che colpiscono i feti prima della nascita. Che sono ben il 50%, secondo il dirigente di neonatologia di Brindisi Enrico Rosati, responsabile dell’Unità semplice di cardiologia fetale e neonatale.
[…]

L’intero articolo fa parte del nuovo libro di Sonia “Naturalmente Sonia, alimentazione e benessere per genitori e bambini. Puoi continuare a leggerlo acquistandolo. Il libro è una raccolta degli articoli scritti da Sonia negli ultimi 3 anni.
A seguito di questo studio, sei deputati del Partito Democratico (Maria Antonietta Farina Coscioni, Maurizio Turco, Marco Beltrandi, Rita Bernardini, Matteo Mecacci ed Elisabetta Zamparutti), hanno presentato al Ministro della Salute una interrogazione parlamentare sulle malformazioni nei bambini nati in questo territorio provinciale.

Confrontando i dati raccolti con i tassi di malformazioni attesi, secondo il registro europeo EUROCAT (European Surveillance of Congenital Anomalies), è stato verificato che in città c’è un 18 per cento di malformazioni in eccesso rispetto all’atteso; le malformazioni cardiovascolari, nello specifico, sono del 70 per cento più frequenti rispetto alle medie europee.

Perché tante malformazioni in più? I sospetti, nell’area di Brindisi e Taranto, si appuntano sul petrolchimico e sull’inquinamento ambientale che ne deriva.

Lo stesso Ministero dell’Ambiente indica Brindisi fra le aree a elevato rischio ambientale, e questo già dai lontani anni ’80; altri studi, inoltre, hanno rilevato un eccesso di mortalità rispetto alla media generale del Paese e una correlazione fra la distanza dal petrolchimico e la mortalità per alcuni tumori.

A Brindisi infatti si concentra uno degli agglomerati industriali più invasivi ed inquinanti d’Europa: chimica, energia, carbone, petrolio, gas. Non ci si fa mancare proprio nulla. E poi c’è ‘lei’, la centrale di Brindisi Sud “Federico II”, con il suo triste primato di centrale a carbone più inquinante d’Italia per emissioni di Co2 e non solo. Ossidi di azoto, ossidi di zolfo, particolato. E poi cloro, arsenico, mercurio, piombo, nichel e cromo: sono solo alcune delle sostanze normalmente vomitate da una centrale a carbone.

Brindisi Bene Comune, lo spazio aperto formato da movimenti, associazioni e singoli cittadini, chiede alle principali autorità politiche e sanitarie di avviare rapidamente un’indagine epidemiologica per stabilire se esiste una correlazione tra i tanti veleni emessi in aria, acqua e suolo dal gigantesco polo chimico-energetico attivo sul territorio e alcune patologie.

La richiesta relativa all’indagine epidemiologica è stata inviata a Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, Massimo Ferrarese, presidente della Provincia di Brindisi, Bruno Pezzuto, commissario Comune di Brindisi, Paola Ciannamea, direttore generale ASL Brindisi, Anna D’Agnano, direttore di Arpa Puglia Brindisi, e per conoscenza a Marco Dinapoli, procuratore della Repubblica di Brindisi.

Link per approfondire:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *