Jeans dannosi per la salute

Jean dannosi per la saluteClassici, a sigaretta o a zampa d’elefante, i jeans, nati nell’800 come abito da lavoro dei marinai genovesi e divenuti simbolo di ribellione nel secondo dopoguerra, rappresentano ormai uno degli indumenti più comuni e di moda in tutto il mondo. Non molti sanno, però, che dietro ai “mitici” pantaloni in denim si nasconde una minaccia per la salute delle migliaia di lavoratori.

La Clean Clothes Campaign (CCC) ha lanciato un appello ai produttori di jeans e ai governi per fermare la sabbiatura del denim: la tecnica di sparare con un compressore sabbia sul tessuto denim per rendere l’effetto “logoro” e scolorito che piace tanto. La sabbiatura (sandblasting) può causare una forma acuta di silicosi, malattia polmonare mortale. La tecnica sta mettendo in grave pericolo la vita di migliaia di lavoratori. È spesso eseguita in piccoli laboratori dell’economia sommersa nei paesi produttori di jeans come il Bangladesh, l’Egitto, la Cina, la Turchia, il Brasile e il Messico dove sono prodotti quasi tutti i jeans venduti in Europa. Nella sola Turchia, sono stati documentati 46 casi di decessi di sabbiatori a causa della silicosi.

La tecnica del sandblasting è molto semplice: un compressore ad aria «spara» la sabbia ad alta pressione, e un operaio può manovrarla in maniera molto precisa. Perfetto, per gli effetti speciali richiesti dagli stilisti. Purtroppo però invece dello 0,5% di silice (la soglia prevista dalle direttive comunitarie, negli Usa elevato all’1%), la sabbia utilizzata ne contiene fino all’80%. Inoltre, invece delle protezioni adeguate, gli operai lavorano a mani nude, senza tute o mascherine.

La silicosi non rientra fra le malattie professionali tradizionalmente legate al settore dell’abbigliamento e fino a poco tempo fa era conosciuta per essere diffusa soprattutto nel settore minerario, nell’edilizia o nella produzione di vetro e ceramica. Il primo caso di silicosi dovuta alla sabbiatura dei jeans è stato diagnosticato nel 2005 in Turchia, dove, secondo il Rapporto Fashion Victims (Vittime della moda) realizzato dall’ONG Fair Trade Center con il sostegno della CCC, circa 5.000 lavoratori dell’industria dell’abbigliamento hanno contratto la silicosi e altri 50 sono morti come conseguenza diretta dell’esposizione alla polvere di silice.

La CCC invita i governi dei paesi produttori di jeans a mettere fuori legge la sabbiatura del denim, ad assicurare l’applicazione delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro e a garantire pensioni di invalidità ai sabbiatori che hanno contratto la silicosi. Anche i consumatori nei paesi importatori possono dare un contributo concreto assicurandosi che i jeans che acquistano non sono stati trattati con questo processo potenzialmente mortale.

L`ultimo ad averlo fatto, in ordine di tempo, è Versace, che ha ceduto alla pressione di una vasta campagna di comunicazione virale lanciata da Clean Clothes Campaign (in Italia, Campagna Abiti Puliti), intensificata da Facebook e da una petizione lanciata in rete attraverso la piattaforma Change.org.

Dall’inizio della campagna nel 2010 produttori come Benetton, Bestseller, Burberry, C&A, Carrera Jeans, Charles Vögele, Esprit, Gucci, H&M (Hennes & Mauritz), Levi-Strauss & Co., Mango, Metro, New Look, Pepe Jeans e Replay hanno via via annunciato la messa al bando del sandblasting dai loro stabilimenti.

La partita, però, non è ancora chiusa e la Campagna Abiti Puliti si rivolge oggi a due grandi nomi della moda italiana che rifiutano di eliminare la sabbiatura o di fornire informazioni sulle proprie politiche aziendali in merito a questa tecnica. Gli stilisti, i produttori e i consumatori devono sapere che “uccidere i lavoratori non è sexy”.

La “soluzione” sta forse nel trovare un’alternativa. A questo proposito, un gruppo italiano, l’abruzzese Fimatex di Corropoli (Teramo), che da oltre venti anni si occupa di produzione e  trattamento dei jeans, ha ideato e applicato un metodo di sbiancatura naturale: l’eco-aging. Si tratta di un mix vegetale, ecologico e biodegradabile al 100%, praticamente a impatto ambientale pari a zero, che produce l’effetto “used” sul tessuto.

Link per approfondire:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *