Lo scoiattolo grigio contro lo scoiattolo rosso

Non sono fratelli, come nel cartone animato ma, sicuramente, si possono considerare cugini. Parliamo di due specie di scoiattoli che, dopo milioni di anni vissuti a distanza si sono ritrovati a condividere gli stessi ambienti e a competere per la sopravvivenza.

Il nostro Cip è Sciurus communis, il tipico scoiattolo europeo. Lungo 25 cm, è provvisto di una folta coda rossa che lo scalda e lo bilancia durante i salti. Riesce a sfuggire ai suoi predatori (falchi, volpi e gatti selvatici) grazie alle sue abilità da scalatore; è ghiotto di ghiande e noci ma non disdegna uova e insetti. Essendo un animaletto previdente, quando il cibo abbonda, ne nasconde una parte nelle cavità degli alberi alle quali fa ritorno durante il rigido inverno. Non è certo longevo, benché in cattività possa raggiungere i 10 anni, in libertà non supera il terzo anno di vita. Il suo habitat preferito sono i boschi decidui o a conifere di tutta Europa ma il suo areale si è rimpicciolito anno dopo anno tanto da essere inserito nella “lista rossa” della IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) come specie a rischio di estinzione.

Ciop è invece uno scoiattolo nordamericano (Sciurus carolinensis). È originario della porzione atlantica dell’America settentrionale ma è stato introdotto nel XX secolo anche in Sud-Africa, Australia ed Europa. Il suo habitat nativo sono i boschi di latifoglie ma anche i parchi urbani e i giardini purché provvisti di alberi. È lungo come il cugino europeo ma è leggermente più corpulento: la pelliccia è quasi completamente grigia con sfumature rossicce su zampe, muso e orecchie. Anche Ciop è alla continua ricerca di cibo e, come Cip, nasconde le noci in eccesso nelle cavità degli alberi. I tempi e i modi di riproduzione sono simili tra le due specie ma grande differenza esiste nelle aspettative di vita; si parla di 12 anni in natura e oltre 22 in cattività!

Dal momento in cui Ciop (l’americano, per intenderci) ha messo piede in Europa, ha sperimentato un successo riproduttivo sorprendente. In assenza dei suoi nemici naturali ha pian piano invaso l’habitat del cugino rubando, a volte, anche le sue scorte di cibo. Come se non bastasse, ha portato con sé dall’America una terribile malattia che ha ulteriormente indebolito le popolazioni di scoiattolo rosso.

Le popolazioni europee, infatti, erano già molto sofferenti a causa della riduzione degli habitat, della deforestazione e della pressione antropica molto prima che i cugini americani sbarcassero in Inghilterra. Sull’isola, ad esempio, benché considerati a rischio di estinzione dal XVIII secolo, gli uomini hanno continuato a cacciarli (sotto compensi, ovviamente) fino al 1930. Come spesso accade, però, le abitudini cambiano e da predatori sono diventati specie protetta anche a discapito di altri esseri viventi.

In Italia lo scoiattolo grigio ha già colonizzato Piemonte, Liguria e Lombardia ma non ci vorrà molto perché si diffonda in tutto il territorio alpino e appenninico. Per tale motivo diversi organismi nazionali e internazionali, tra i quali il WWF, l’Unione Zoologica Italiana, l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) e la Royal Forestry Commission, hanno più volte richiesto un intervento risolutore per l’eradicazione dell’invasore, come imposto dalla Convenzione di Berna sulla biodiversità. A seguito di queste considerazioni è stato elaborato un piano d’intervento per eliminare lo scoiattolo grigio partendo dal territorio piemontese. Il piano prevedeva la cattura e la soppressione degli animali tramite eutanasia. La notizia ha creato una dura reazione da parte dei gruppi animalisti e di conseguenza il progetto LIFE+ in fase di sperimentazione nei Parchi di Nervi, in Liguria, ha visto modificato, per così dire l’esito finale, non prevedendo più l’uccisione dei poveri animali ma la loro sterilizzazione.

Gli ambientalisti criticano i conservazionisti che richiedono la morte degli scoiattoli grigi per l’unico crimine di essersi adattati meglio dei loro cugini a un ambiente in continua evoluzione. Nonostante la pressante urbanizzazione, la distruzione degli habitat, i cambiamenti climatici e l’inquinamento, gli scoiattoli grigi sono stati capaci di ritagliarsi una propria nicchia e di crescere prosperosi.

La Direttiva dell’Unione Europea sulla Conservazione degli habitat richiede agli stati membri di “assicurarsi che l’introduzione in natura di ogni specie non indigena sia regolata in modo da non pregiudicare gli habitat naturali delle specie selvatiche all’interno del loro areale distributivo, se necessario proibendo tali introduzioni” ma lascia, purtroppo, a ciascuno stato la libertà di attuarla.

La domanda quindi rimane senza risposta: come si può risolvere l’emergenza senza ricorrere a metodologie violente? La diffusione dello scoiattolo grigio avrà sicuramente danneggiato le popolazioni preesistenti di scoiattolo rosso ma la sua estinzione è soprattutto causata dalla continua diminuzione delle aree boschive e dalle sostanze chimiche usate in agricoltura.

Il povero scoiattolo grigio, non gode certo di ottima fama nel vecchio continente; inserito tra le 100 specie aliene più dannose al mondo sono in molti a richiedere una carneficina mondiale e chi urla più forte sono, ahimè, soggetti con interessi nel settore della silvicoltura.

L’assurdità è che nessuno, a livello europeo o nazionale, ha finora messo al bando la vendita, l’importazione e la commercializzazione della specie incriminata. È necessario che dall’Unione europea e dai ministeri interessati arrivi presto un provvedimento che inserisca gli scoiattoli grigi americani tra le specie di cui è vietata l’importazione altrimenti ogni sforzo successivo sarà inutile.

Non voglio esprimere un giudizio sulle tecniche di controllo della specie aliena ma ritengo sia necessario un intervento immediato per bloccare l’importazione di animali esotici, solo frutto di mode passeggere. Le mode, si sa, cambiano velocemente e noi ci adeguiamo sbarazzandoci degli ospiti ingombranti e liberandoli in natura senza pensare alle conseguenze per l’ambiente.

Solamente quando le popolazioni di Sciurus carolinensis non avranno più rinforzi dall’esterno e si elaborerà una forma non cruenta di controllo, potremmo assistere a una prima vera competizione con i cugini europei.

Molti scienziati pensano che questo non basterà a evitare l’estinzione dello scoiattolo rosso perché, benché non siamo più in presenza di habitat del tutto naturali, anche in habitat seminaturali o antropizzati vince il più forte, o meglio, il più adattato e a quanto pare Ciop lo è sicuramente di più.

Per approfondire:

Latest Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.