Sindrome feto-alcolica

La gravidanza è un tempo speciale e delicato. Se da una parte la gravidanza è un tempo nel quale possiamo continuare a fare una vita praticamente normale, dall’altra dobbiamo avere alcune attenzioni per proteggere il feto e noi stesse da alcuni rischi e anche da alcune patologie vere e proprie. Una di queste è la sindrome feto alcolica.

La sindrome alcolico fetale (Fetal alcohol sindrome, Fas) e’ la più grave delle patologie del feto indotte dal consumo di alcol durante la gravidanza. Nella letteratura medica moderna le prime segnalazioni degli effetti nocivi del consumo di alcol in gravidanza risalgono alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso.

Il riconoscimento delle alterazioni provocate dall’alcol sullo sviluppo intrauterino è avvenuto solo recentemente: la prima descrizione clinica di sintomi chiaramente riconducibili ai danni pre- e postnatali dell’alcol è stata pubblicata in Francia nel 1968 e, pochi anni dopo, negli Usa.

A parità di statura, il corpo delle donne contiene una minore percentuale di acqua rispetto agli uomini, per cui, dopo aver bevuto un uguale quantitativo di una bevanda alcolica, la concentrazione di alcol nel sangue delle donne è maggiore rispetto a quella degli uomini. I tempi di eliminazione dell’alcol, già lunghi nella donna, sono per il feto ancora più dilatati.
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Se una donna incinta consuma bevande alcoliche, l’alcol e, soprattutto, l’acetaldeide (prodotto della metabolizzazione dell’alcol) giunge direttamente nel sangue del nascituro attraverso la placenta. Il feto non essendo in grado di metabolizzare l’alcol come un adulto, viene di conseguenza esposto più a lungo ai suoi effetti nocivi.

Non tutte le esposizioni all’alcol nel grembo materno comportano danni gravi alla salute del nascituro: il rischio di partorire un bambino con sintomi della sindrome fetale alcolica è stimato attorno al 30-40% delle gestanti con un forte consumo di alcol in gravidanza.

La Fas è un’affezione invalidante permanente che debilita l’individuo sia a livello mentale che fisico. Tuttavia è una sindrome prevenibile al 100% se si evita di assumere alcolici in gravidanza.

Secondo uno studio recentissimo condotto dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), l’incidenza della sindrome feto-alcolica è del 7%: 7 neonati su 100 sono a rischio. Lo studio multicentrico di prossima pubblicazione è stato condotto attraverso un biomarcatore, l’etilglucuronide, in grado di rilevare l’esposizione all’alcol nel meconio, le prime feci dei neonati. La cosa più importante messa in luce dallo studio, condotto da un gruppo di ricercatori coordinato dalla dott.ssa Simona Pichini, è che le madri molto spesso non sono consapevoli di assumere alcool. I risultati sono stati piuttosto sorprendenti, in quanto su 607 neonati analizzati, l’esposizione media all’alcool di questi bambini era di circa il 7,6%, con una distribuzione differente a seconda della regione. Se a Verona, infatti, la percentuale rilevata è dello 0 per cento, per i nati all’Umberto I di Roma si arriva al 29 per cento.

I neonati positivi devono avere un follow-up specifico perché ancora non si sa che percentuale di loro svilupperà una sindrome feto alcolica e quanti di loro svilupperanno uno spettro di disordini feto alcolici. Si tratta principalmente di problemi neurologici, neuromorfologici, problemi di sviluppo cerebrale, disabilità serie. La sindrome di iperattività, per esempio, è uno dei disordini che potrebbe manifestarsi nell’ambito di un’esposizione del feto all’alcol.

I dati dello studio sono stati diffusi il 9 settembre 2011, nell’ambito di una conferenza stampa in occasione della prima Giornata internazionale della consapevolezza sulla sindrome feto-alcolica. Sempre in questa giornata è stata pubblicata  dall’Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell’ISS una ”Guida alla diagnosi dello spettro dei disordini feto alcolici” per aiutare i medici, neonatologi e pediatri a diagnosticare la sindrome feto-alcolica.

Finalmente, una buona iniziativa da divulgare.

Mi raccomando….non bevete in gravidanza!

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