Una bianca Coca Cola

Si chiama “Artic Home” la campagna del WWF per la tutela degli orsi polari. Partner di eccezione la Coca Cola che, per l’occasione, ha avviato un grande progetto di sensibilizzazione (o forse di marketing) di portata globale.

Dal1 novembre la bibita che dà il nome al marchio sarà presente in tutti i rivenditori del mondo con una speciale confezione “total white”. Per la durata delle feste natalizie saranno distribuite un miliardo e mezzo di lattine totalmente bianche con sopra il disegno di una bella famiglia di orsi polari (una mamma e due cuccioli). Per iniziare, la Coca Cola si è impegnata a versare 2 milioni di dollari come contributo alla campagna.

Muhtar Kent, presidente di The Coca Cola Company, è orgoglioso di comunicare la volontà della multinazionale di contribuire alla salvezza dell’orso polare (inconsapevole testimonial del marchio dal 1922) e a tale scopo ha deciso di mobilitare il prodotto di punta: l’intramontabile Coca Cola.

Gli orsi polari ispirano l’immaginazione. Sono enormi, potenti, belli e vivono in nessun luogo a parte l’Artico, le loro vite sono intimamente legate al ghiaccio marino, che ora si sta sciogliendo a un ritmo allarmanteha commentato Carter Roberts, presidente del WWF– Grazie alla collaborazione con Coca Cola, potremo aumentare la visibilità degli orsi polari e della situazione che stanno affrontando e, soprattutto, convincere un maggior numero di persone a impegnarsi al nostro fianco per proteggere la loro casa.

Nulla da eccepire; l’iniziativa è stata resa pubblica proprio in un momento critico per l’ecosistema Artico. Solo la scorsa settimana la celebre rivista Nature ha dedicato un intero numero all’inesorabile scomparsa dei ghiacci nell’estremo nord del mondo; lo scorso inverno il termometro nella parte canadese della calotta artica ha registrato livelli di temperatura mai raggiunti prima. In tutto l’artico, purtroppo, quelli che una volta erano considerati infrequenti picchi di calore stanno diventando la norma e precedono, inesorabilmente, molti altri gravi problemi, non ultimi gli scontri tra gli stati per aggiudicarsi i diritti di estrazione delle risorse minerarie.

Eh sì, perché lo scioglimento dei ghiacci, metterebbe a disposizione dei primi arrivati ingenti quantità di combustibile fossile, risorsa ancora vitale per il genere umano. L’inchiesta di Nature, però, cerca di catalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica sull’importanza del ruolo della comunità scientifica internazionale che potrebbe fungere da guida per sviluppare forme di sfruttamento dell’area almeno sostenibili e pacifiche.

L’estremo nord sta cambiando più velocemente di qualunque altro luogo sulla Terra e questo cambiamento sarà di vasto impatto sul clima dell’intero pianeta; cosa farà Coca Cola Company in una fase così delicata?

Certamente il suo potere mediatico è immenso e migliaia di ragazzi in più, sorseggiando la loro bibita preferita, avranno la possibilità di pensare ai dolci e cari orsi polari in pericolo al polo nord e impegnarsi per la loro protezione ma, siamo sicuri che questo basti a perdonare i trascorsi non troppo limpidi della controversa compagnia?

Alla multinazionale americana sono state volte negli anni accuse di ogni genere; dagli effetti nocivi per la salute alle gravi denunce per violazione dei diritti umani in Sudamerica. Anche in campo ambientale non se l’è passata di certo meglio; è stata accusata dell’impoverimento delle risorse idriche per non parlare dell’inquinamento prodotto a causa del trasporto delle sue confezioni da un lato all’altro del mondo. Proprio quell’inquinamento è la causa primaria dello scioglimento dei ghiacci e principale minaccia per la popolazione di orso polare.

Il dubbio che questa sia solo una campagna mediatica per costruire una nuova immagine, quindi, rimane ma vogliamo coglierne il lato positivo: se Coca Cola è riuscita a far cambiare il colore dell’abito al povero Babbo Natale sarà pur in grado di contribuire alla sensibilizzazione di una fetta maggiore di opinione pubblica!

Il resto, però, dobbiamo farlo noi, non permettendo all’emergenza di passare in secondo piano, la comunità scientifica, che dovrà denunciare in tempo i pericoli legati a interventi selvaggi e, non ultimi, gli stati coinvolti perché si rendano conto della necessità di imporre un approccio sostenibile al più fragile ed estremo ambiente terrestre.

Con l’augurio di un bianco Natale!

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