I beagles e il Dr Moreau

beagle

Non voglio tornare su certi fatti di cronaca dolorosi ma in questo caso vorrei solo fare alcune considerazioni su una frase tra le più crudeli, diffusa recentemente. Il contesto della frase è quello che accade nel disumano canile di Montichiari (Brescia) dove sono rinchiusi circa 2700 cani di razza Beagles che vengono allevati come animali da esperimento e vivisezione – ‘questi cani …- come dichiara la multinazionale americana Marshall Farms Group Ltd. – …non vanno considerati da affezione’.

Ho sentito gente per profitto nascondere i proprio crimini dietro a parecchie distorsioni della realtà ma questa è veramente ‘scientificamente’ superlativa.

Un animale non è per affezione solo quando gli vengono rimossi tutti gli organi che lo rendono in grado di relazionarsi affettivamente ai suoi consimili, ad altri animali e all’uomo. Ma a quel punto è cadavere. Forse volevano dire che quei cani sono da considerare già cadavere, anche se però al momento sembrano vivi e ci destano una tenerezza veramente umana.

Dietro al commercio di animali destinati alla sperimentazione farma-cosmetica c’è un alveare di personaggi che trafficano in animali vivi e morti per università, laboratori di ricerca e industrie da fare salire la nausea. L’allevamento di GreenHill è una goccia nel mare di milioni di animali allevati ogni anno per essere commerciati e torturati senza poterli sottrarre al loro destino attraverso la legge.

Mi sono domandata soprattutto perchè i Beagles? Per la loro taglia maneggevole, per il temperamento docile che non si ribella all’uomo neanche sotto tortura e perchè hanno una soglia di dolore più ampia rispetto ad altri cani, aumentandone la resistenza, il periodo di vita e quindi il rendimento.

Le pratiche di sperimentazione sugli animali esistono da secoli. Negli anni 1880 Louis Pasteur dimostra la Teoria dei Germi inoculando l’anthrax nelle pecore. Negli anni 1890 Ivan Pavlov usa cani per provare il riflesso condizionato. L’insulina viene isolata prima nei cani nel 1922 e rivoluziona la cura per il diabete.

E fin qui tutto comprensibile, o almeno comprensibile finchè immaginiamo che all’animale venga somministrata la stessa pietà riservata agli uomini per non sentire dolore.

Ma qualcosa deve essere andato subito storto se Marie Francoise Martin, fonda nel 1883 la prima società contro la vivisezione e qualche anno dopo dichiara che ‘la scienza della vita è una sala meravigliosamente illuminata nella quale si arriva solo dopo essere passati per un’orribile cucina’. Marie era la moglie di Claude Bernard noto come il ‘principe dei vivisezionisti’ e il padre della fisiologia.

Nel 1822 la prima legge per la protezione degli animali fu promulgata dal parlamento inglese, seguita dalla Cruelty to Animal Act (1876), la prima legge studiata appositamente per regolare i test sugli animali. La legislazione fu promossa da un uomo che conosceva bene sia la scienza che gli animali, Charles Darwin, e che ha di fatto apportato all’umanità una teoria talmente rivoluzionaria da non essere stata scalfita da nessuna nuova teoria. Il che proverebbe che per fare avanzare idee scientifiche rivoluzionarie non è necessario smembrare e creare sofferenza in migliaia di animali ogni anno.

Salvo in un caso: entrare nella testa del Dr Moreau con un trapano da sveglio e tenerlo in tale stato per tutto il tempo che necessita ad uno stuolo di scienziati e non, a determinare le cause del virus inibente empatia per i nostri compagni animali.

 

www.amicobeagle.it/razza-beagle/vivisezione

http://montichiaricontrogreenhill.blogspot.com

 

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