Lavoro e salute: il caso Marlane

Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione nei confronti delle patologie professionali da rischi emergenti, non necessariamente legate a rischi nuovi, accanto alle patologie professionali da rischi noti, prevalentemente in diminuzione. Tra queste patologie emergenti si segnalano i tumori da esposizione a cancerogeni professionali. Le attività tessili si collocano tra le più antiche nella storia dell’umanità ed il loro sviluppo è strettamente connesso a quello della civiltà. L’industria tessile consiste di un insieme di settori che vanno dalla produzione dei materiali, alla lavorazione, al finissaggio, alla colorazione, al confezionamento; ciascuno dei quali comprende una serie di fasi lavorative, con particolari esposizioni e potenziali rischi per i lavoratori.

Quando si procede ad una valutazione di rischio cancerogeno associato a determinate esposizioni professionali, il punto di riferimento è generalmente costituito dall’International Agency for Research on Cancer (IARC). La valutazione di sospetta cancerogenicità si basa, essenzialmente, sui risultati di aumento dell’incidenza di cancro vescicale tra i tintori ed i tessitori e di cancro dei seni paranasali tra i tessitori. Per quanto riguarda i primi, le esposizioni sospette sono quelle a coloranti azoici, per i secondi quelle a polveri provenienti da fibre e tessuti.

Non in molti forse conoscono la storia di una fabbrica tessile sorta sul finire degli anni ’50 e chiusa nel 2004, che è tutt’ora al centro di un’inchiesta infinita, che spazia dalle aule dei tribunali alle pagine dei giornali locali. La Marlane era uno stabilimento tessile del gruppo Marzotto, situato nel Comune di Praia a Mare in provincia di Cosenza, ora dismesso, tra i cui operai sono stati riscontrati inizialmente oltre 50 casi di tumore e altrettanti decessi per la stessa patologia (tumori della vescica, polmoni, utero e mammella). E’ stata chiusa nel 2004 e si è lasciata dietro una lunga scia di operai morti di tumore e di veleni interrati. Sostanze che erano nocive ancora prima di diventare rifiuti e che per questo avrebbero dovuto seguire l’iter di smaltimento secondo legge. Per profitto o per incuria, qualcuno invece ha preferito seppellirle lì: il territorio e il mare di Praia sono serviti da discarica per i rifiuti tossici delle lavorazioni. Metalli pesanti: cadmio, cromo esavalente, piombo, arsenico, nichel, amianto. Idrosolubili, come il caffè americano: a contatto con l’acqua si sciolgono. Oltre 100 operai morti e 60 ammalati di tumore, senza contare quelli che ancora si potrebbero ammalare: è questo il triste bilancio che può vantare la Marlane.

Il giornalista Francesco Cirillo e l`ex operaio della Marlane Luigi Pacchiano (con l`ausilio delle interviste di Giulia Zafino) hanno raccontato la storia della fabbrica dalla sua nascita alla sua chiusura per delocalizzazione ed è nato un libro intitolato “Marlane: la fabbrica dei veleni, storia e storie avvelenate”. Il libro riporta testimonianze toccanti e le denunce di persone che hanno visto i propri familiari firmare il licenziamento in punto di morte, sgravando così l`azienda da responsabilità, con la promessa di assunzione di un figlio o dell`aiuto alla propria moglie con figli piccoli, che sarebbe rimasta sola.

Il 30 dicembre 2011 ci sarà una nuova udienza del processo a carico degli imputati.L’accusa più grave è infatti quella di avere violato le norme sulla sicurezza e la prevenzione sul lavoro con riferimento alla lavorazione del tessuto con uso di presunte sostanze chimiche tossiche e cancerogene (ammine aromatiche, coloranti a base di azotabili, amianto dei freni dei telai e cromo).

L’attenzione prestata, sia a livello scientifico sia istituzionale, ai problemi dell’industria tessile, soprattutto per quanto riguarda l’utilizzazione di sostanze pericolose, ha condotto ad un generale miglioramento del livello di sicurezza sul lavoro. Tuttavia, sono ancora in uso sostanze e preparati con potenzialità cancerogene, che devono essere tenute sotto controllo, soprattutto per quanto riguarda i nuovi cicli tecnologici.

Non mi dispiacerebbe vedere una fiction in tv (basta grande fratello!), magari con Beppe Fiorello, che riproponga questa triste pagina di storia. Sì perché le leggi sono buone, ma il loro rispetto è spesso quasi zero…

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