Bali, Isole Molucche, Manado

Per quanto possa essere faticoso viaggiare portandosi soprattutto tanta attrezzatura dietro appena girato l’angolo di casa già si respira liberi e va bene anche recuperare sul sedile posteriore di un van, l’importante è stare all’aria aperta.

Nel pomeriggio mi preparo per la prima di due immersioni, ma una premessa: nel lontano 1991 in vacanza a Bali chiesi se c’era qualche immersione da fare, la risposta fu che c’era un posto nel nord con molta corrente e sabbia scura con fondali poveri di corallo e non attraenti per le immersioni.

Settembre 2011 la questione è molto diversa. Allora i subacquei vedevano e volevano vedere cose diverse da quello che ci appare gradevolmente fotografabile 20 anni dopo. E sotto questo profilo questo viaggio mi ha insegnato moltissimo.

La subacquea negli anni si è mossa per aree. Negli anni ottanta andava di moda la Sardegna e le immersioni profonde sui 45 metri per fare quelle foto ad effetto con la luce della pila che illuminava la gorgonia. Già il pesce scarseggiava e quello che c’era rimaneva nella fiocina del pescatore. Poi è arrivata l’ondata delle Maldive e mentre alcuni salpavano per fotografare gli squali altri si accampavano a Sharm per iniziare l’avventura della macro. Per ventanni almeno la foto subacquea ha fatto rima con reef vergini, luce, acqua trasparente, coralli e pesci di tutte le specie. Se guardi una vecchia foto subacquea  intuisci l’anno di scatto, o almeno il periodo d’influenza. Poi il biologo marino è diventato fotografo è ha cominciato a girare i sassi, a guardare dentro i coralli, dentro i crinoidi, a rovistare tra gli aculei dei ricci, nelle bocche dei pesci e ci ha consegnato una seconda dimensione dell’ambiente marino.

Non so la data esatta quando gli inglesi hanno cominciato a rovistare nel fango di Lembeh ma so che il muck diving ha dato inizio a una terza era di esplorazione dei fondali imprevista ed entusiasmante.
La morale oggi è che non c’è angolo di mare che non valga la pena esplorare o studiare perchè ogni fondale nasconde il suo tesoro. Solo in Indonesia negli ultimi anni si sono aperte le frontiere del Nord e del sud del Sulawesi, Flores, Komodo, Molucche, Papua, Raja Ampat e persino Timor.

Mi sono iscritta recentemente al BSOUP, una società di Londra per fotografi subacquei. Si riuniscono una volta al mese e in quell’occasione votano il portfolio migliore. La maggior parte delle foto di organismi inediti veniva da Bali. Alla faccia delle immersioni insignificanti ..

A Bali ho fatto purtroppo solo 3 giorni di immersioni ma abbastanza per capire il potenziale e per fare programmi per ritornarci. A questo punto meglio attrezzarmi con una guida scritta da gente che la conosce bene.Dive Bali scritta da due matti veri, David Pickell e Wally Siagian, mi ha fatto venire voglia di conoscere bene almeno un fondale nella vita. Noi che partiamo dalla città con le nostre valige ben organizzate non abbiamo fatto i conti con il fattore primario: le correnti.

Non tutti i giorni dell’anno e non tutte le ore del giorno conducono ad un avvistamento. Le probabilità di vedere una preda varia in base ai ritmi delle correnti cariche di plancton, e loro ne danno una spiegazionie esatta come solo i matti veri che hanno alle spalle migliaia di immersioni possono dare. Il punto è questo: perchè un surfista studia le condizione meteorologiche e non il subacqueo?
Qual’è il fotografo subacqueo che parte da casa sapendo quali sono le correnti cariche di plancton che investiranno quel dato fondale in quel dato giorno e in quell’ora? Mai sentito prima di leggerlo in questa guida. Ma hanno maledettamente ragione. Considerato che il plancton viene portato al reef dall’alta marea e dalla corrente ed è quello il momento in cui gli animali sono attivi ed escono allo scoperto quello è il momento di immergersi per fotografare, non il momento deciso sul board del Diving Center, o dal periodo di ferie & vacanze.

A parte le immersioni il nord di Bali è stato un incanto e finalmente ho respirato una certa indipendenza dal solito ambiente claustrofobico del Liveaboard. Volendo si entra in un ristorante nuovo ogni sera.
Tappa successiva le Isole Molucche. Viaggiare in Indonesia, se hai un occhio di riguardo per i bagagli nelle varie tappe, è un’esperienza superiore all’Italia. Atterrata ad Ambon, capitale delle Molucche mi sono ritrovata in un aeroporto sofisticato e immacolato. Per la serie.. meglio arrivare per ultimi a dotarsi di un’areoporto.

Dopo la stanza bianca e refrigerata di Bali il resort delle Molucche mi ha fatto ripiombare in una certa claustrofobia. Le pareti del bungalow erano dipinte di grigio scuro, impossibile localizzare la zanzara. Per fortuna Alberto (Recchi, fotografo subacqueo) era uscito dall’areoporto di Makassar per comprare due racchette cinesi a batteria in grado di mandare in fumo le zanzare.

Dalle Molucche, sinceramente, non mi aspettavo niente, seguendo fiduciosa l’intuito di Alberto. Il Resort si trova sulla punta esterna del canale di Ambon, quella che guarda il mare aperto, e le immersioni si svolgono sulla sponda destra e sinistra del canale.
Alla prima immersione mi ritrovo impigliata nelle buste di plastica attorcigliate nella rubinetteria, praticamente eravamo su una discarica. Sotto la situazione non era più pulita. Tra lattine di fanta e coca-cola, spazzolini da denti, batterie usate e lische di pesce che ricoprivano il fondale tutto il piccolo gruppo si è messo a cercare qualcosa di fotografabile. Questo è il muck diving!
Alberto prima di partire aveva messo le cose in chiaro, molto in chiaro. ‘Se vuoi viaggiare con me ti prendi la tua guida ed io la mia. Separati, indipendenti.. poi la sera ci ritroviamo per scambiarci le impressioni..’ Già a Bali aveva capito che non valeva la pena prendere una seconda guida e non c’era bisogno di mettere in moto un’organizzazione per tenermi lontana dal suo perimetro. Io sott’acqua mi perdo senza volerlo. Ed è quello che è successo nuovamente per i primi tre giorni ad Ambon. La visibilità era massimo 3/5 metri.
Ad Ambon ho fatto qualche scatto interessante ma soprattutto non ho fatto altro che rimpiangere Bali per il lavoro lasciato a metà. Oltretutto i miei flash ad un certo punto non hanno funzionato e come al solito la cosa mi ha fatto infuriare perchè non ne venivo a capo. Questa è stata un’occasione per provare il 105 macro di Alberto che alla fine era diventato galante.
I punti di immersione più interessanti si sono rivelati quelli sotto i pontili dove si radunavano anche tutti gli scarichi umani. Ovviamente ho visto cose straordinarie mai viste prima. Alberto partiva con la sua guida ed io seguivo Lili che si portava dietro tutto il gruppo. Negli anni mi sono convinta che il gruppo avvista meglio di due persone ed infatti uscivo dalle immersioni con molta più varietà di Alberto che si concentrava su pochi magnifici soggetti. In questo viaggio ho imparato a cercare. Ho affinato lo sguardo grazie a Lili che si è rivelata una delle guide migliori che ho mai conosciuto, o forse le guide sono eccezionali rispetto alla nostra scarsa conoscenza della vita marina…
A terra la vita era abbastanza noiosa. Cena alle 7.30 che invariabilmente cominciava con una zuppa. Ogni sera la zuppa era diversa e fantasiosa, tutti a chiedere al cuoco gli ingredienti della zuppa del giorno e a indovinarli prima che arrivasse la risposta. Una sera viene servita una zuppa melmosa e marroncina, buonissima. Come al solito alzo gli occhi e chiedo cosa c’è dentro… nudibranch’s soup, la risposta. Per un istante, una frazione di secondo ci casco.
La sera è dedicata anche alla visione delle fotografie e come tutti i fotografi subacquei sanno le guide locali hanno una collezione di fotografie da farti diventare verde dall’invidia. Parlando con il direttore del resort (guida, fotografo, giramondo) esce fuori che un certo famosissimo fotografo orientale con il passaporto australiano è conosciuto nell’ambiente come mr Awful. In breve quello che fa durante le gare è uccidere la preda appena fotografata per non farla fotografare ad altri. Non ci credo ma ci devo credere perchè non ha nessuna ragione di mentire. Viaggiare fa bene perchè escono fuori tanti peccati dei fotografi con reputazione. Questo fotografo è anche nella giuria del premio World Photographer’s of the Year. Ma non è il solo fotografo che per competizione manipola gli animali.
Quello che ricordo delle Molucche è l’allegria di tutta la squadra del diving. Cominciavano a lavorare alle 7 del mattino e fino alla sera ridevano. Non si sente più ridere così nel nostro emisfero.
Dopo dieci giorni di muck diving alle Molucche, di lische di pesce e buste di plastica portate dalla marea dentro il canale sono contenta di essere in rotta verso Manado. Seduta all’aeroporto fisso un documentario sulle Molucche fatto dal ministero del turismo: spiagge bianche, mare turchese, reef.
Guardo Alberto e gli chiedo.. ma dove mi hai portato?? C’è un altro lato delle Molucche ancora da esplorare evidentemente.
Tornare a Manado è come rientrare a casa. Quando viaggio cerco di crearmi dei punti di riferimento. Stesso resort, stessa stanza, stessa guida per contrastare le mille variabili che vanno storte. Sono arrivata a Manado con la macchina principale con i flash che non facevano contatto e la piccola Sea and Sea allagata. Alberto, gentilmente mi aveva offerto la sua macchina con il 105 macro ma non avevo neanche un millimetro di spazio libero per portarla con me.
Sulla Sea and Sea dopo 5 giorni lasciata nel sale c’erano infiorescenze di cristalli. E ancora pensavo di poter trovare qualcuno a Manado che me la potesse aggiustare…
Il contatto dei flash l’ho ripristinato imbottendo di plastilina la staffa, solo che ci ho messo 4 giorni a capire la causa.
Questa volta sono andata a Bunaken solo un giorno, due immersioni. La nostra guida ha trovato un pigmy horse nell’anfratto di una roccia così minuscolo che non sono riuscita a vederlo neanche attraverso l’obiettivo della macchina. La cosa mi ha lasciato stupefatta. Come ha fatto a vederlo? Non era su una gorgonia, si era mimetizzato nella roccia tra minuscole infiorescenze di alghe.
Come al solito ho perso il gruppo perchè sono rimasta indietro. Alberto alle Molucche aveva deciso un immersione ad hoc per fotografare un anemone bianco, a suo dire raro. Passeggiando davanti alla parete di Bunaken ho trovato non uno ma tre formazioni di anemone bianco di diverse gradazioni di bianco per la precisione. Ero talmente presa dall’anemone bianco che il gruppo è scomparso all’orizzonte. Ma tanto dove vanno? Altre 50 bar di aria in senso orizzontale, deco a 3 metri e li trovi…
La guida invece è tornata indietro a cercarmi e ho dovuto mollare l’anemone bianco per disciplina.
La costa davanti a Manado è stata ancora una volta una fonte inesauribile di sorprese. Anche se ho mancato molte delle foto straordinarie che avrei potuto scattare per una ragione o per l’altra, ho riportato indietro dei ritratti di gostpipefish questa volta ben fatti.
Di solito esco dall’acqua per fare rimarginare la pelle. Alle Molucche avevo centrato in pieno con il polso un idroide e le bolle erano diventate ferite che si allargavano ogni giorni di più. Ora di curarmi.
In aereo ho continuato a leggere Dive Bali e una frase la condivido volentieri.. ‘ Photographer Roger Steene, in the introduction to his Coral Seas, offers one of the more categorical formulations of this statement: ‘Any serious-minded underwater photographer not crrently working in Indonesia is going backwards.’

A Bali abbiamo pernottato al www.oceanviewtulamben.com e la guida subacquea era del www.scubali.com
Ad Ambon, Isole Molucche ho pernottato e usato il diving center del resort www.divingmaluku.com
A Manado, Nord Sulawesi www.celebesdivers.com

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