Green jobs: 2a parte

Green jobs però non vuol dire solo rinnovabili. Il termine è molto più ampio e comprende diverse realtà professionali, tra cui le ultime a essere state istituzionalizzate sono gli energy manager, gli eco avvocati e gli environmental manager.

Intendersi di questioni legali connesse all’ambiente può portare nelle tasche di un professionista nell’arco di soli tre anni fino a 40.000 euro l’anno, si legge sulle pagine del Corriere. Certo, è necessario essere specializzati, con un master dedicato, perché gli argomenti sono molto specifici ma allo stesso tempo trasversali.

Gliingegneri ambientalisono, invece, molto richiesti come energy manager, ossia quei professionisti che si occupano del risparmio energetico in azienda. Secondo il rapporto Openjobmetisè proprio questa figura ad aver registrato nel 2012 un boom di richieste e questo probabilmente a causa della necessità di contenere i costi fissi aziendali.

Un mestiere verde che mi ha fatto sorridere, ma che reputo di grande valore viste le carenze della strutture pubbliche di assistenza infantile, è quello della “agritata” o “tata-verde”. Questa figura si prende cura dei bambini nelle aziende agricole. E’ un progetto in sperimentazionedella Coldiretti durerà tre anni, al termine dei quali ci si ponel’obiettivo di individuare la figura professionale dell’agritata,che sarà testata sul territorio con una trentina di progetti concreti. Il periodo primaverile ed estivo sarà quello destinato alla formazione delle operatrici attraverso un corso teorico-pratico di 400 ore. Tutto questo per ora in piemonte.

Io che adoro cucinare guardo con ammirazione alla figura dell’eco-chef. L’eco-chef sa che le scelte alimentari sono il primo passo verso una vita sostenibile. Sceglie prodotti provenienti da filiere certificate, garantisce qualità e tipicità delle pietanze preparate, predispone le attività per impattare il meno possibile sull’ambiente, anche con scelte limitate ai prodotti locali e di stagione.

Quella del parrucchiere è invece una delle attività più inquinanti, e anche una delle più produttive. E’ nata, quindi, la figura green dell’eco-parrucchiere. A partire dalla scelta di apparecchi elettrici ed elettronici a basso consumo, un salone può impattare il meno possibile anche scegliendo prodotti biodegradabili, non inquinanti e cruelty-free, per poi passare a una sensibilizzazione diretta dei suoi clienti.

E poi ci sono i blog, tanto di moda in questo periodo. L’eco-blogger cura e gestisce per piacere personale o per professione blog dedicati all’ambiente. È specializzato in divulgazione di notizie e informazioni e spesso si unisce ad altri blogger per aggregare post su tutti i temi: sostenibilità, alimentazione, energie rinnovabili, viaggio, cosmesi e pulizia, urbanistica e bioedilizia, infanzia, etica. Gli argomenti sono molteplici e variegati, e chiunque sia appassionato di green può aprire un blog e raccontare, in modo formale o informale, in che modo si può vivere una vita a impatto ambientale, e anche farne una professione.

Ci sono anche professioni green da PR, come l’ecocool hunter partecipa per conto dell’azienda a mostre, convegni, fiere e quant’altro riguardi il settore ambientale, alla ricerca di nuove tendenze ed innovazioni dei materiali, efficienza energetica e risparmio.

Visto che siamo nei giorni in cui si cerca di indovinare il futuro, parlando appunto di riforma del lavoro, credo proprio che dobbiamo iniziare ad abituarci prima o poi a considerare il green come una parte essenziale di qualsiasi job. Direi che è una transizione anche questa e potrebbe forse aiutare a comprendere che la green economy è una sfida che riguarda tutti ma proprio tutti, nessuno escluso.

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