Omeopatia mon amour

Omeopatia

O forse è perché ho un ginecologo omeopata ( http://www.giancarlobalzano.it/index.html ) che, durante le mie vicissitudini, mi ha sempre supportato nel migliore dei modi: insegnandomi a fare un bel respiro, ad ascoltare il mio corpo e a trovare una soluzione “dolce” per non stressare troppo il mio corpo. Lo adoro!

Insomma io la utilizzo e la trovo efficace. Ecco perché sono contenta delle ultime notizie. I rimedi omeopatici diventano farmaci a tutti gli effetti, con la direttiva adottata dall’Aifa (Agenzia italiana del farmaco), che avvia un processo destinato ad adeguare l’Italia a una direttiva europea del 2006. Finisce così un braccio di ferro tra il mondo dell’omeopatia e le istituzioni italiane che durava dal 1995, anno a partire dal quale è stato impossibile registrare nuovi farmaci omeopatici, mentre nello stesso tempo quelli presenti sul mercato dovevano essere autorizzati alla vendita.

Oltre dieci anni fa, nel novembre del 2001, il Parlamento e il Consiglio europeo emanavano una disciplina specifica sull’immissione in commercio di medicinali omeopatici. La direttiva che la conteneva (n. 83/2001) è stata recepita cinque anni più tardi con il decreto legislativo 219/2006, con cinque articoli dedicati alle “Norme speciali applicabili ai medicinali omeopatici”.

L’Aifa d’ora in poi valuterà e registrerà i preparati oggi disponibili, ma anche i numerosi prodotti nuovi per l’Italia che le aziende del settore hanno pronti da immettere nel circuito di vendita e che finora erano bloccati.
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L’ufficializzazione sulla base della normativa europea, che ora dovrà passare anche per un provvedimento ministeriale atteso a breve, significa che i farmaci omeopatici saranno sottoposti – come gli altri – a un preciso regime di controlli e prescrizioni. Ai fini delle detrazioni fiscali, invece, i preparati omeopatici erano già equiparati. Il cittadino, inoltre, troverà sulle confezioni le informazioni classiche già presenti per le medicine tradizionali (finalmente!).Quello dell’omeopatia è, in Italia, un mercato in continua crescita. I dati raccolti da Omeoimprese tra i propri associati, 16 aziende del farmaco omeopatico che rappresentano il 90% del mercato, indicano per il 2011 una crescita media di circa il 3%, per un totale di circa 162 milioni di euro, corrispondente a un sell-out (venduto in farmacia) di circa 325 milioni di euro. Le confezioni vendute nel 2011 sono state quasi 28 milioni. In Italia vengono venduti circa 30.000 medicinali omeopatici. Alcune norme sono utilizzate in via provvisoria da 17 anni, altre aziende operano in regola con una direttiva comunitaria del 2006. La registrazione ufficiale porterà all’equiparazione con gli altri medicinali. Si potrà valutare l’efficacia delle cure omeopatiche e un rimborso da parte del servizio sanitario nazionale. Fa eccezione la Toscana, dove da anni la medicina omeopatica e altre cure complementari sono offerte dal servizio sanitario.

Omeoimprese guarda con attesa l’appuntamento del 2015, data entro la quale dovranno essere depositate le domande di registrazione dei farmaci omeopatici.

La notizia, come ci si poteva aspettare, ha scatenato un dibattito nella comunità scientifica italiana e, tra le tesi critiche nei confronti di questa decisione, spicca quella del farmacologo Silvio Garattini del Mario Negri di Milano, il quale mette in dubbio l’efficacia dell’omeopatia.

Ci sono almeno tre grandi categorie di prodotti nuovi che potrebbero affacciarsi sul mercato. Ne è convinto Elio Rossi, responsabile del Centro di Riferimento di omeopatia della Toscana, regione dove gli ambulatori pubblici di medicine complementari sono 110. I nosodi, simili ai vaccini ed efficaci contro l’influenza. Poi forme omeopatiche di farmaci della tradizione cinese, ayurvedica o europea che possono servire contro virus anche importanti. Infine, prodotti complessi nati dalla sinergia di più principi attivi, che potrebbero servire per problemi come le dipendenze o aiutare i pazienti cronici.

Naturalmente, tutte le forme di medicina vanno rispettate: senza quella allopatica, per esempio, molte vite non si salverebbero, come nei casi di lesioni traumatiche. Le medicine non convenzionali si affiancano a quella ufficiale e serve rispetto per la professionalità di ognuno, mettendo al primo posto sempre il benessere del paziente

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