Maledetto Olio di Palma

Da decenni, ogni giorno, le foreste tropicali del pianeta vengono distrutte ad un ritmo impressionante. Un contributo determinante alla distruzione negli ultimi dieci anni è stato dato dall’industria dell’olio di palma. L’olio di palma è un olio vegetale che si ricava dalla Palma da Olio (Elaeis guineensis) originaria dell’Africa, ma successivamente diffusasi anche in Asia, America ed Europa. Il frutto è un gheriglio che contiene da 20 a 200 frutti singoli, dal cui mesocarpo (polpa) si ottiene l’olio di palma e dai noccioli si ottiene l’olio di palmisto.

Si tratta di uno dei peggiori oli vegetali in circolazione, con un unico pregio: avere un costo di produzione bassissimo. Proprio per questo le industrie alimentari ne fanno largo uso, pur sapendo che la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto che il consumo di olio di palma espone al rischio di malattie cardiovascolari, legate all’alto contenuto in esso di grassi saturi. E’ presente in biscotti, alimenti prefritti, cereali, gelati, ecc. Esso viene utilizzato massicciamente nell’industria dolciaria, spesso anche in prodotti vegani. Viene, quindi, utilizzato principalmente dall’industria alimentare, che ne impiega oltre il 70%, seguita dal settore cosmetico, chimico oltre all’uso come materia prima del biodiesel. Numerosissime aziende, in tutto il mondo, Italia compresa, utilizzano l’olio di palma nei loro prodotti, spesso non dichiarandolo negli ingredienti, o meglio riportando in etichetta indicazioni generiche quali: “olio vegetale”, “grassi vegetali”, “olio vegetale non idrogenato”.

I motivi di tanto successo sono di carattere economico (costa un terzo meno dell’olio di soia) e di carattere chimico (l’olio si presenta in forma solida a temperatura ambiente, non irrancidisce facilmente, resiste abbastanza alla cottura ed è molto versatile nella lavorazione industriale).

La gran parte dell’olio di palma giunge nel nostro Paese da Indonesia (71%), Malesia (13%), Thailandia (7%) e Papua Nuova Guinea (6%).

I principali danni ambientali e sociali collegati alla sua filiera produttiva sono: perdita di habitat, erosione e degrado del suolo, inquinamento chimico delle acque e dispersione di pesticidi che giungono sino agli ecosistemi marini, sfruttamento e distruzione degli stili di vita delle popolazioni indigene. Le aree più colpite sono: Borneo, Sumatra, Papua Nuova Guinea, Amazzonia, Bacino del Congo.

Il disboscamento costringe popolazioni e animali come gli oranghi all’espulsione dal loro territorio.L’olio di palma viene ottenuto da un vero e proprio genocidio, in paesi dove le foreste vengono disboscate per far spazio ad immense piantagioni. La popolazione di orango tango è diminuita notevolmente passando da 250.000 individui alcuni decenni fa agli attuali 50.000 esemplari. Gli animali sono seriamente minacciati di estinzione, mentre le piantagioni di palme da olio divorano il loro ecosistema naturale. Molte compagnie produttrici pagano fino a 80 euro di ricompensa per ogni scimmia uccisa. Fosse comuni sono state scoperte lo scorso settembre e hanno fatto scattare alcuni arresti, tra cui il manager di una piantagione.

Il disboscamento selvaggio e gli incendi appiccati per dissodare i terreni e dare spazio alle coltivazioni di palme da olio, inoltre, sprigionano nell’aria ingenti quantitativi di gas serra, come il biossido di carbonio. In numerosi Paesi in via di sviluppo, lo scempio delle foreste è il principale responsabile delle emissioni di gas serra: l’Indonesia è attualmente il terzo produttore di CO2 del pianeta, dopo Cina e Stati Uniti.

Nel 2004  è stata creata la tavola rotonda per l’olio di palma sostenibile (RSPO) per poter porre fine alla deforestazione di ampie aree tropicali. La RSPO si impegna attivamente per impedire l’estinzione di numerose specie vegetali e animali e la scomparsa di habitat naturali. Gli standard, elaborati in collaborazione con il WWF, garantiscono che l’olio di palma è sostenibile per le foreste tropicali e viene prodotto nel rispetto delle leggi e delle persone. Le direttive assicurano la tutela delle specie animali e vegetali minacciate; prescrivono inoltre un impiego minimo di sostanze chimiche e il rispetto dei diritti territoriali delle comunità indigene.

Buone notizie

  • Il 13 aprile si è svolto a Campi Salentina (LE) la proiezione del documentario “Land-grabbing: l’olio di palma”, del giornalista Dario Lo Scalzo.
  • Nella campagna “Nutella salva la foresta” Ferrero ha aderito, grazie a Greenpeace e alla sua mobilitazione online, alla richiesta di moratoria sull’espansione delle coltivazioni di palma da olio nelle foreste pluviali del Sud Est Asiatico, garantendo la sostenibilità dell’olio di palma utilizzato e contribuendo così alla tutela degli ultimi oranghi del Borneo e di Sumatra, minacciati dalla continua deforestazione.
  • La United States Environmental Protection Agency (EPA) ha escluso il biodiesel da olio di palma dall’elenco dei combustibili rinnovabili per gli standard statunitensi: una tregua piccola ma significativa per le foreste pluviali dell’Indonesia.

Il mio consiglio: prediligere i prodotti che contengono olio extra vergine di oliva o olio di girasole spremuto a freddo e frazionato. Forse costeranno un po’ di più ma…provate a prenderlo come un investimento sulla salute e sull’ambiente.

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