Il sesto senso che non fa scontrare i pesci

sesto-senso-pesciPesci appartenenti a diverse specie passano tutta la loro vita in gruppi. I gruppi, però, non sono tutti uguali; esistono quelli in cui la distanza tra gli individui, la loro velocità e l’orientamento sono variabili (chiamati dai biologi non polarizzati) e altri in cui gli individui nuotano paralleli tra loro, mantenendo sempre le stesse distanze e cambiando velocità e direzione simultaneamente (detti polarizzati). I pesci dei gruppi polarizzati si comportano come un grande singolo organismo e sono definiti banchi.

Più di 10000 specie di pesci vivono in banchi almeno per una parte della loro vita. Il banco è un insieme di individui senza capo o subalterni; i pesci con maggiore esperienza, però, si trovano ai margini e in testa per guidare i più giovani che rimangono protetti all’interno del branco.

Tutti i membri tendono a fare le stesse attività nello stesso momento e ciascun pesce ha la propria posizione da mantenere, calcolata in base alla distanza e all’angolatura rispetto al proprio vicino. Gli individui si muovono costantemente, ma come fanno a non scontrarsi mai?

I pesci sono strettamente legati tra loro tramite una particolare relazione sensoriale che gli permette di correggere il proprio andamento e la propria direzione quasi contemporaneamente a quella dei pesci vicini.

La vista e l’udito hanno un ruolo importante per garantire queste coordinazioni; è stato dimostrato che pesci ciechi non possono vivere in banco e che l’udito è fondamentale per capire la propria posizione rispetto agli altri individui ma, il senso che permette di registrare e adattarsi a ogni minima variazione del resto del branco è del tutto sconosciuto a noi umani. È un sesto senso chiamato linea laterale.

Nei pesci ossei la linea laterale è formata da una serie di piccoli pori, distribuiti, appunto, in una linea per tutta la lunghezza del corpo e connessi tra loro tramite un sottile canale disposto appena sotto le scaglie. In questo canale sono presenti cellule sensoriali, chiamate neuromasti, costantemente immerse in un gel.

Se qualcosa cambia nell’ambiente attorno al pesce, anche il flusso d’acqua all’interno del canale si modifica. La differenza di pressione è subito percepita dai neuromasti e da loro parte immediatamente un segnale al sistema nervoso centrale. Lì il messaggio è elaborato e tradotto in una reazione del pesce, come ad esempio un cambio di direzione.

Con una così stretta connessione, la vita in banco offre numerosi vantaggi; i pesci migratori, ad esempio, formano banchi a cuneo per sfruttare l’idrodinamica della forma e risparmiare energie preziose.  Per prede come alici e sardine, il banco aumenta la protezione dal predatore e facilita la fuga creando un effetto confusione che disorienta il cacciatore. Inoltre i banchi, benché ben visibili da lontano, inducono alcuni predatori a credere di trovarsi in prossimità di un unico grande e spaventoso animale marino.  Nei pesci predatori come i tonni, invece, vivere in banco aumenta l’efficienza nella ricerca del cibo (tanti occhi vedono meglio di un solo paio!) e permette l’attuazione di una serie di complesse tecniche di caccia impossibili per singoli individui.

Grazie ad un senso che appartiene solo a loro, e la cui importanza non potremmo mai comprendere a pieno, molte specie di pesci sono in grado di vivere in enormi banchi perfettamente coordinati, aumentando di molto le loro chance di sopravvivere e quindi di riprodursi.

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