Frontiera spaziale

frontiera-spazialeHo un reggiseno Calvin Klein che è Made in China, così le mutande, le calze e la camicia di seta di Ralph Lauren. Non si può dire che gli americani nel tempo siano stati campioni di coerenza. Una mutanda a basso costo è tutto quello che è stato necessario per dimenticare l’odio verso i cinesi e dimenticare i migliaia di giovani americani morti in Asia mandati a combattere per arrestare l’avanzata comunista.

Oggi tutto il mondo economico ha bisogno della manodopera cinese e dei ricchi cittadini cinesi a cui vendere i beni di consumo che gli europei o gli americani non possono più comprare. Non si spara più, si conquista attraverso l’economia.

Questo non vuol dire che la vecchia ruggine sia stata smaltita, anzi, è solo salita di grado: quello spaziale.

Per una sola volta vedo nell’inadeguatezza umana nel regolare le risorse sulla Terra un’occasione per conquistare lo Spazio.

Se fossimo stati governati già da un secolo secondo i dettami della sostenibilità, ovvero se i pascoli dove ingrassano le mucche per i carnivori fossero stati coltivati; se l’acqua, il gas, il petrolio e tutte le altre risorse fossero state equamente condivise e su questo Pianeta non ci fosse quella spinta enorme di esubero di popolazione affamata, assetata e confinata a vivere in mega slums nelle periferie delle grandi città avremmo raggiunto tutti un equilibrio e azzittito ogni motivo per la conquista dello Spazio.

Un pianeta ci sarebbe bastato ancora per qualche millennio.

In un discorso tenuto al Kennedy Space Center il 15 aprile 2010 Obama ha riaffermato la volontà americana di continuare l’esplorazione spaziale oltre l’orbita terrestre bassa (Low Earth Orbit, un’altitudine compresa tra l’atmosfera e le fasce di van Allen, tra il 160 e i 2000km) e considerato che sulla Luna ci sono già stati la destinazione che si prefiggono di raggiungere è Marte entro la metà degli anni 2030.

Un osservatore politico ha commentato acutamente che un piano così a lungo termine di un presidente che non sarà in carica in quella data, è una promessa vaga.

Ecco però che la vaghezza americana si scuote all’annuncio lo scorso dicembre di una strategia spaziale cinese molto ambiziosa. Il piano da attuarsi nei prossimi 5 anni descrive la volontà della Cina di ‘mandare in orbita laboratori spaziali, navette con equipaggio e navette da carico; ricerca e avanzamento nelle tecnologie delle stazioni spaziali, inclusi i soggiorni a medio termine degli astronauti, la gestione dei generi di sopravvivenza e del carburante per rifornimento; innovazione nelle applicazioni di gestione e nella tecnologia per la costruzione di stazioni spaziali.’

L’esplorazione spaziale è un’attività dispendiosa, mandare una navetta con equipaggio su Marte potrebbe costare agli americani miliardi di dollari, forse potrebbe arrivare a costare $1 trilione.

Considerati i fallimenti degli ultimi anni che sono valsi alla NASA decurtamenti nei finanziamenti e nel personale esiste una forte demotivazione tra le forze politiche a stanziare fondi su una ripresa spaziale che costa come due guerre.

Per convincere gli americani, Obama, ha abbandonato la retorica dei finanziamenti alla NASA con il conseguente aumento dei posti di lavoro, e ha invece messo l’accento sull’evoluzione della tecnologia spaziale che finisce per beneficiare anche la società civile.

Tra le innovazioni apportate dal programma Apollo gli scienziati hanno potuto trarre tecnologia per migliorare la dialisi dei reni e sistemi per la purificazione dell’acqua; sensori per testare gas venefici; materiali per la riduzione del consumo energetico nella costruzione di edifici; e materiali ignifughi per i pompieri e per i soldati. Ma il vero tesoro di quegli anni è stato l’investimento nella scienza e nella tecnologia che ha prodotto nel pubblico un grande entusiasmo, curiosità e creatività.

Alla lista di conquiste tecnologiche Obama avrebbe poi dovuto aggiungere ‘la fotografia digitale, l’impianto di un pacemaker, i sistemi anti-collisione per gli aerei, la chirurgia di precisione per gli occhi LASIK, e i GPS.’

Gli americani per adesso sembrano orientati a delegare le missioni spaziali al business privato. Solo qualche giorno fa è partito il razzo Falcon 9 che trasporta una capsula, il Dragon, con un carico di circa 600 kg destinato agli astronauti della stazione spaziale ISS.
Se la missione è un successo la Space X, che ha mandato in orbita il razzo, avrà confermato l’appalto delle altre 12 missioni dalla Nasa.

Quello che sarà interessante capire è come le grandi potenze useranno l’esplorazione spaziale per la loro propaganda politica. Non sembra seguita, come negli anni ’60, da milioni di occhi puntati verso il cielo immaginando di vedere sventolare una bandiera a stelle e strisce, simbolo di democrazia esportata dall’umanità nello spazio. A quella favola non ci credono più neanche gli americani. Gli appalti passeranno alle aziende private replicando il modello di business che circonda le guerre, dove hanno sventolato bandiere che non vorremmo vedere associate a qualcosa di vergine come le prossime frontiere.

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