Un abbraccio lungo milioni di anni

Riuscire a capire il comportamento degli animali è lo scopo di tutti i biologi ma, tentare di comprendere le abitudini di individui vissuti milioni di anni fa, è un’impresa quasi impossibile. Se siamo fortunati i fossili ci danno indicazioni precise sull’anatomia di una specie, ma sono pochissimi i reperti che ci rivelano informazioni sul loro modo di vivere e, quando scoperti, svelano molte più dettagli di quanti ce ne potessimo immaginare. Questo è proprio quello che è successo nel sito di Messel, tra Darnstadt e Francoforte.

Qui sono state portate alla luce numerose coppie di tartarughe (simili al famoso genere Carretta), appartenenti a una specie estinta, l’Allaeochelyscrassesculpta. Il ritrovamento di questi esemplari ha fatto scalpore perché rappresenterebbe la prima testimonianza fossile di animali in accoppiamento.

Ma come hanno fatto gli studiosi a definire con certezza che si trattava di maschi e femmine in accoppiamento? Ovviamente tramite la comparazione con i loro diretti discendenti.

Il Messel Pit Fossil Site è considerato patrimonio mondiale dell’UNESCO per la sua peculiarità di conservare intatti resti di animali e piante dell’Eocene. Già dai primi rinvenimenti il sito ha prodotto un gran numero di fossili di eccezionale valore tassonomico e campioni in cui sono conservate anche le tracce dei tessuti molli e persino dei colori.

E ‘ormai certo che il sito si sia formato dal progressivo riempimento da parte di sedimenti organici di un profondo lago vulcanico ma, sin ora, non si conosceva con certezza la causa che ha permesso il depositarsi di un così grande numero di esemplari nel lago.

La tartaruga A. crassesculpta ha un ruolo da protagonista nella fauna di Messel non solo perché rappresenta l’unico esempio noto di fossile completo di questa specie ma anche perché molti individui si trovano in coppia. La presenza di coppie è una caratteristica unica di Messel. Adesso, e per la prima volta, sono state effettuate prove anatomiche tramite le quali è stato possibile distinguere gli individui maschi dalle femmine grazie alle differenze nella lunghezza della coda e nelle suture del piastrone.

Appurato che l coppie erano formate da maschi e femmine, è stato notato che i componenti di 7 delle coppie scoperte erano a contatto tramite i loro gusci. Nei due esemplari meglio conservati la coda del maschio si trova al di sotto del carapace della femmina allineata alla coda della femmina. Possiamo quindi affermare con certezza che le tartarughe morirono durante l’accoppiamento. Ma quale può essere la causa di una morte così repentina? La risposta va ricercata nella natura del lago vulcanico che ha dato origine al sito.

Esistono due ipotesi che darebbero una spiegazione all’alto tasso di mortalità in quella zona. La prima implica la fuoriuscita periodica di gas velenosi (come il biossido d’azoto) dal vulcano, che avrebbe causato l’avvelenamento di tutti gli animali (non solo acquatici) nelle vicinanze; la teoria più recente, invece, suppone vi siano state fioriture stagionali di cianobatteri che avrebbero avvelenato tutti coloro che si fossero abbeverati a quelle acque.

Le tartarughe in questione appartengono a un gruppo che ha perso quasi completamente le squame tipiche dei rettili. La pelle, quindi, funziona anche come organo respiratorio perché è una membrana semipermeabile tramite la quale assorbire l’ossigeno direttamente dall’acqua e che permetterebbe all’animale di rimanere sommerso per lunghi periodi. La presenza di questa membrana respiratoria è però svantaggiosa perché in mancanza di ossigeno vengono assorbiti anidride carbonica e altri veleni.

Secondo gli autori, però, non è plausibile che le  coppie di  A. crassesculpta abbiano deciso di nuotare, bere e persino accoppiarsi in acque già contaminate e fortemente tossiche; molto più probabile, quindi, che le acque siano diventate tossiche improvvisamente e ciò ha portato i paleontologi a considerare nuovamente l’ipotesi dei gas vulcanici.

Studiando le fasi e il comportamento durante l’accoppiamento di altre tartarughe di acqua dolce gli studiosi sono giunti a una straordinaria conclusione; molto probabilmente le povere tartarughe si sono incontrate nelle accoglienti acque superficiali in cui iniziarono il loro accoppiamento ma il loro tenero abbraccio le ha portate giù verso gli abissi del lago dove l’acqua, satura di gas tossici, le ha avvelenate e uccise inghiottendole per sempre.

Il ritrovamento di questi fossili e del particolare stato in cui sono stati rinvenuti ci ha svelato finalmente il mistero più profondo di uno dei siti più importanti per i paleontologi di tutto il mondo, il famoso sito di Messel.

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