I delfini e la cultura della spugna

delfino-spugnaQuando, anni fa, lessi “La vita segreta dei delfini” di Rachel Smolker, rimasi incantata da come una popolazione di tursiopi potesse sviluppare comportamenti tanto insoliti allo scopo di procurarsi il cibo. Nel libro la biologa descrive l’abitudine acquisita da animali completamente selvatici di nuotare sino a riva per accaparrarsi un pesce dalle mani di un curioso visitatore o le goffe esibizioni di alcuni cuccioli con il rostro completamente ricoperto da spugne marine.

Proprio questo comportamento aveva profondamente incuriosito la Smolker che decise di studiarne le possibili finalità (incluso il gioco, attività amata e diffusa tra i tursiopi in genere).

Dall’uscita del suo splendido libro a oggi sono passati alcuni anni ma gli studi nella Shark Bay sono proseguiti giungendo a risultati interessanti. Infatti, è stata da poco pubblicata su Nature Communications una ricerca che si è focalizzata proprio sull’uso delle spugne.

Janet Mann e i suoi colleghi della Georgetown University hanno preso in esame esattamente il gruppo di tursiopi della Shark Bay che si distingue dagli altri per l’uso di spugne come strumento di caccia. La tecnica è più o meno questa: col muso il delfino strappa via dal fondo la spugna e la utilizza per spazzolare i fondali bassi alla ricerca di prede nascoste.

Sono tante le specie sin ora conosciute per saper utilizzare strumenti di caccia ma ancora non sappiamo se gli esseri umani siano gli unici animali che possano aver trasformato questo comportamento in “cultura”.

Mi spiego meglio: anche se non esiste una definizione universale di cultura possiamo facilmente descriverla come quella serie di conoscenze pratiche fondamentali trasmesse di generazione in generazione. Spostandoci dagli esseri umani agli animali, si potrebbero facilmente riconoscere forme culturali, l’importante è che l’apprendimento avvenga tra gli esemplari del gruppo (non necessariamente madre e figlio) e che il comportamento sia poi diffuso in tutta la comunità e distingua i suoi membri dagli altri gruppi.

I delfini della Shark Bay sono stati l’oggetto di studio ideale perché la loro comunità è aperta e i sottogruppi si formano solo grazie alle preferenze dei singoli delfini e questi legami (proprio come tra gli uomini) possono durare pochi giorni oppure anni.

Analizzando in particolare il modo in cui è trasmessa la tattica di caccia con la spugna, i ricercatori hanno notato che le tecniche sono tramandate principalmente da madre in figlio ma anche tra membri adulti dello stesso gruppo. Inoltre i biologi hanno osservato che i delfini che usano le spugne tendono a rimanere uniti permettendoci di distinguere il gruppo di “delfini spugnatori” dagli altri gruppi.

Quanto più studiamo gli animali tanto più ci rendiamo conto di quanto ci sono vicini. Siamo sempre più frequentemente obbligati ad ammettere che alcune capacità che ritenevamo possibili solo tra gli uomini sono proprie anche di alcuni gruppi di animali. Come scrisse Louis Leakey nel 1960 (in risposta alle osservazioni dell’etologa Goodall sulle capacità degli scimpanzé) “ ora dobbiamo ridefinire l’utensile, ridefinire l’uomo o accettare gli scimpanzé (ed io aggiungerei i delfini) come nostri simili”.

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