L’importanza dell’alimentazione nella cura del tumore

È ormai assodato che una sana alimentazione, ricca di cereali integrali e legumi, frutta e verdura, con poca carne rossa e una fortissima riduzione del consumo di bevande zuccherate e carni conservate, protegge dallo sviluppo di tumori e sembra possa contrastare efficacemente anche l’insorgenza di recidive.

Una alimentazione adeguata può giocare un ruolo importante anche durante la chemioterapia sia per ridurre gli effetti collaterali a carico dell’apparato gastroenterico sia per evitare la perdita di peso, che spesso si verifica in chemioterapia adiuvante e che costituisce un fattore prognostico negativo. Non a caso ormai il counselling nutrizionale è (o dovrebbe essere) compreso nel percorso di cura.

Molte forme di cancro si associano poi a una perdita di peso, che può anche essere importante: si calcola che fino al 40% dei pazienti oncologici sia già dimagrito al momento della diagnosi o abbia problemi di nutrizione.
La nausea, in particolare, interessa quasi il 70% dei pazienti sottoposti a chemioterapia e rimane uno dei problemi più difficili da gestire, anche con l’introduzione di farmaci di nuova generazione. Un aiuto inaspettato però può arrivare proprio dal cibo.Nel 2011 i ricercatori dell’Università di Rochester hanno pubblicato sulla rivista Supportive Care in Cancer uno studio condotto su oltre 500 pazienti, che dimostra come il fastidioso sintomo possa essere ridotto del 40% se insieme ai normali farmaci anti-nausea si assume una piccola dose quotidiana di zenzero (io lo adoro!).
L’American Cancer Society ha pubblicato un manuale in cui illustra degli accorgimenti da adottare per seguire una dieta il più possibile corretta ed equilibrata, in modo da aiutare l’organismo a rispondere alle cure riducendo al minimo gli effetti collaterali.
Occorre prestare attenzione anche ad alimenti apparentemente innocui, ma che possono interferire con alcune specifiche terapie. Il pompelmo e il suo succo, per esempio, possono bloccare l’azione di enzimi importanti per l’assorbimento e il metabolismo di alcuni farmaci, e in questo modo ridurne l’efficacia. Non bisogna poi dimenticare che lo stesso effetto può essere indotto anche da alcuni prodotti di erboristeria, come ginseng, gingko biloba e aloe.
Se il problema della maggior parte dei pazienti oncologici in relazione all’alimentazione è la perdita di peso, le donne operate al seno e in terapia adiuvante tendono invece a ingrassare. Oltre a incidere negativamente sull’umore, questo fenomeno potrebbe peggiorare la prognosi, incidendo sul delicato equilibrio ormonale, soprattutto per quanto riguarda il metabolismo dell’insulina.
Studi epidemiologici, per es., hanno dimostrato che il rischio di tumore della mammella aumenta con l’aumentare del peso in età matura, con la vita sedentaria, con l’alimentazione tipica del mondo occidentale, nelle donne con un alto livello sierico di testosterone, estradiolo, insulina e IGF-1. Uno studio, pubblicato a febbraio 2012 su Science Translational Medicine, portato avanti da ricercatori italiani, ha messo in evidenza come il cibo o la mancanza di esso possano influenzare gli esiti della chemioterapia, non solo rendendo più vulnerabili le cellule tumorali, ma ritardando anche la progressione del tumore. La strategia ipotizzata è quella di temporizzare il tipo di dieta con la chemioterapia: adottare una dieta ricca di carboidrati che stimola la crescita delle cellule tumorali, prima di iniziare; poi la chemio che a questo punto diventa più efficace perché può colpire un maggior numero di cellule e poi, a ciclo finito, adottare una dieta ricca di grassi, che le cellule cattive sopravvissute utilizzano poco e male. Un metodo che, se confermato, ha delle enormi potenzialità, poiché consentirebbe di aumentare l’efficacia della chemioterapia semplicemente agendo sulla dieta.
Concludendo, tutti i pazienti con problemi nutrizionali dovrebbero essere strettamente seguiti ed aiutati a comprendere il ruolo della nutrizione nell’ambito del trattamento della loro patologia. Il miglioramento dello stato di nutrizione consente al paziente di ricevere terapie pianificate senza o con poche complicanze, di stimolare la funzione immunitaria, di migliorare le condizioni psico-fisiche e la qualità della vita.

L’articolo fa parte del  libro di Sonia “Naturalmente Sonia, alimentazione e benessere per genitori e bambini. Il libro è una raccolta degli articoli scritti da Sonia negli ultimi 3 anni.

La nausea, in particolare, interessa quasi il 70% dei pazienti sottoposti a chemioterapia e rimane uno dei problemi più difficili da gestire, anche con l’introduzione di farmaci di nuova generazione. Un aiuto inaspettato però può arrivare proprio dal cibo.

Nel 2011 i ricercatori dell’Università di Rochester hanno pubblicato sulla rivista Supportive Care in Cancer uno studio condotto su oltre 500 pazienti, che dimostra come il fastidioso sintomo possa essere ridotto del 40% se insieme ai normali farmaci anti-nausea si assume una piccola dose quotidiana di zenzero (io lo adoro!).

L’American Cancer Society ha pubblicato un manuale in cui illustra degli accorgimenti da adottare per seguire una dieta il più possibile corretta ed equilibrata, in modo da aiutare l’organismo a rispondere alle cure riducendo al minimo gli effetti collaterali.

Occorre prestare attenzione anche ad alimenti apparentemente innocui, ma che possono interferire con alcune specifiche terapie. Il pompelmo e il suo succo, per esempio, possono bloccare l’azione di enzimi importanti per l’assorbimento e il metabolismo di alcuni farmaci, e in questo modo ridurne l’efficacia. Non bisogna poi dimenticare che lo stesso effetto può essere indotto anche da alcuni prodotti di erboristeria, come ginseng, gingko biloba e aloe.

Se il problema della maggior parte dei pazienti oncologici in relazione all’alimentazione è la perdita di peso, le donne operate al seno e in terapia adiuvante tendono invece a ingrassare. Oltre a incidere negativamente sull’umore, questo fenomeno potrebbe peggiorare la prognosi, incidendo sul delicato equilibrio ormonale, soprattutto per quanto riguarda il metabolismo dell’insulina. Studi epidemiologici, per es., hanno dimostrato che il rischio di tumore della mammella aumenta con l’aumentare del peso in età matura, con la vita sedentaria, con l’alimentazione tipica del mondo occidentale, nelle donne con un alto livello sierico di testosterone, estradiolo, insulina e IGF-1.

Uno studio,pubblicato di recente su Science Translational Medicine, portato avanti da ricercatori italiani, ha messo in evidenza come il cibo o la mancanza di esso possano influenzare gli esiti della chemioterapia, non solo rendendo più vulnerabili le cellule tumorali, ma ritardando anche la progressione del tumore. La strategia ipotizzata è quella di temporizzare il tipo di dieta con la chemioterapia: adottare una dieta ricca di carboidrati che stimola la crescita delle cellule tumorali, prima di iniziare; poi la chemio che a questo punto diventa più efficace perché può colpire un maggior numero di cellule e poi, a ciclo finito, adottare una dieta ricca di grassi, che le cellule cattive sopravvissute utilizzano poco e male. Un metodo che, se confermato, ha delle enormi potenzialità, poiché consentirebbe di aumentare l’efficacia della chemioterapia semplicemente agendo sulla dieta.

Concludendo, tutti i pazienti con problemi nutrizionali dovrebbero essere strettamente seguiti ed aiutati a comprendere il ruolo della nutrizione nell’ambito del trattamento della loro patologia. Il miglioramento dello stato di nutrizione consente al paziente di ricevere terapie pianificate senza o con poche complicanze, di stimolare la funzione immunitaria, di migliorare le condizioni psico-fisiche e la qualità della vita.

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