Sprechi alimentari e data di scadenza

sprechi-alimentariNon è facile trovare un compromesso tra l’utilizzo del cibo scaduto e l’impulso di buttarlo in anticipo rispetto alla scadenza, per la paura che si sia rovinato. In molti casi, gli alimenti possono essere consumati anche molto in là nel tempo. Mentre in altri casi, devono essere consumati prima della scadenza. Bisogna premettere che le indicazioni sono valide solo se la catena del freddo viene rispettata correttamente.

A causa di una non corretta informazione, vengono gettate via tonnellate di cibo ancora commestibile. Per evitare sprechi, è sufficiente conoscere la differenza tra due diciture che leggiamo nelle etichette degli alimenti che acquistiamo: “da consumarsi entro” e “da consumarsi preferibilmente entro”. La chiave di interpretazione sta tutta nell’avverbio: la prima dicitura viene utilizzata per indicare il termine ultimo entro cui consumare prodotti rapidamente deperibili; la seconda, invece, indica il termine di conservazione ottimale.

Per quanto riguarda la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro…” che rappresenta la data entro la quale l’alimento conserva le sue proprietà organolettiche migliori in adeguate condizioni di conservazione, la data si compone nell’indicazione del giorno, del mese e dell’anno con diverse modalità:
– per i prodotti alimentari conservabili per meno di tre mesi, è sufficiente l’indicazione del giorno e del mese,
– per i prodotti alimentari conservabili per più di tre mesi ma non oltre diciotto mesi, è sufficiente l’indicazione del mese e dell’anno,
– per i prodotti alimentari conservabili per più di diciotto mesi, è sufficiente l’indicazione dell’anno.
[…]

L’intero articolo fa parte del nuovo libro di Sonia “Naturalmente Sonia, alimentazione e benessere per genitori e bambini. Puoi continuare a leggerlo acquistandolo. Il libro è una raccolta degli articoli scritti da Sonia negli ultimi 3 anni.
Come si evince, la differenza tra una data di scadenza precisa e una “consigliata” sta nel fatto che nel primo caso il prodotto può essere consumato anche qualche giorno dopo, mentre nel secondo, anche se in alcuni casi è meglio consumarlo prima della scadenza suggerita, in linea di massima si può aspettare ancora un paio di mesi. Per esempio, lo yogurt scaduto da 7-10 giorni si può mangiare, in assenza di rigonfiamenti o muffe (l’unico inconveniente è che i fermenti vivi sono in gran parte persi). Anche per le uova si può glissare di qualche giorno senza problemi.

Naturalmente, ci sono delle regole del buonsenso. E’ buona regola durante i mesi caldi anticipare di 24 ore il consumo degli alimenti più delicati.

Secondo una ricerca condotta nel Regno Unito dalla WRAP (Waste & Action Resources Programme), un numero variabile tra il45 e il 49% dei consumatorifraintende il significato delle date nelle etichette, generando una quantità enorme di cibo scartato prematuramente. Qualche mese fa, sempre in Gran Bretagna, il governo ha deciso di eliminare l’avvertenza “sell by” ossia “vendere entro” una determinata data, presente su tutti i prodotti alimentari, per limitare tale spreco. Secondo gli esperti, infatti, anche la datazione potrebbe creare confusione, visto che un alimento non scaduto potrebbe danneggiarsi anche per un cattiva conservazione da parte dell’utente finale, il quale si ritroverebbe comunque a consumarlo, valutando esclusivamente la data di scadenza.

Iniziative anti spreco 

In Italia, una delle iniziative più valide per recuperare il cibo ancora in buono stato è rappresentata, sicuramente dai last minute market, che accumulano gli alimenti scartati dalla grande distribuzione per via della data di scadenza, ma ancora in buono stato e commestibili, donandoli a persone in condizioni di disagio economico o sociale.

Una proposta dagli Stati Uniti è rappresentata dal close dating (letteralmente datazione chiusa). E in queste due parole potrebbe essere racchiusa una delle possibili soluzioni al problema degli sprechi legati alle date sulle etichette. Ma in cosa consiste? La proposta americana consiste in un sistema che utilizza un codice per comunicare informazioni sulla freschezza del prodotto ai negozi, senza confondere i consumatori. Si eliminerebbe, dunque, l’origine della confusione sulle date.

In Inghilterra, un’iniziativa realizzata in collaborazione con il WRAP e la catena inglese di supermercati Sainsbury, prevede la sostituzione dell’avviso “congelare il giorno dell’acquisto” con “congelare il più presto possibile, entro la data di scadenza“. Chiarendo così ai clienti che il prodotto, finché è fresco, può essere riposto in freezer in qualsiasi momento.

Ultima curiosità: alcuni ricercatori dell’ENEA (ENTE PER LE NUOVE TECNOLOGIE L’ENERGIA E L’AMBIENTE) sono impegnati nella creazione di biosensori,  per tre specifiche micotossine molto comuni negli alimenti:  l’aflatossina B1, l’ocratossina e la fumonisina. Quando un alimento si comincia a deteriorare, avvengono al suo interno dei cambiamenti chimici; il sensore è in grado di tradurre questa variazione per fornire l’informazione sullo stato del cibo, per esempio cambiando colore.

Per approfondire:
http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_2_allegato.pdf
http://www.ispesl.it/ossvita/picEtichette.asp
http://www.dailymail.co.uk/news/article-2099146/Sainsburys-relaxes-freeze-dates-reduce-Britains-mountains-wasted-food.html#ixzz1mGot39cN
http://www.lovefoodhatewaste.com/
http://www.wrap.org.uk/
http://webtv.sede.enea.it/index.php?page=listafilmcat2&idfilm=640&idcat=22
http://www.lastminutemarket.it/  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *