Nelle nostre case esce acqua in deroga?

alt Nel 2012 sono circa un milione i cittadini che non hanno acqua potabile di qualità, sicura e conforme alla legge: nell’acqua del rubinetto sono, infatti, presenti alcune sostanze, come boro, fluoruri e soprattutto arsenico, in concentrazioni superiori ai valori stabiliti dalla legge. Solo per chi è poco ferrato con queste sostanze, facciamo un piccolo ripasso. Cominciamo dall’arsenico. E’ un semimetallo presente soprattutto nelle aree di origine vulcanica, è anche componente di alcuni erbicidi. L’esposizione prolungata è associata a tumori della pelle, vescica, rene e polmoni. Il limite  nell’acqua potabile è 10 µg/l. Le deroghe alzano la soglia a 20 µg/l, ma ne vietano il consumo a bambini fino a 3 anni e a donne incinte. Il boro è un metalloide trivalente che, se ingerito, a lungo termine può incidere negativamente sulla capacità riproduttiva (principalmente maschile). Il valore guida dell’OMS (0,5 mg/l) è un parametro di rischio: più ci si distacca dalla soglia di riferimento più aumentano i rischi per la salute. I limiti per l’acqua potabile sono di

1 mg/l. Le deroghe alzano la soglia a 3 mg/l. E infine il fluoro, unminerale presente naturalmente in tutte le fonti d’acqua, in eccesso in quelle di origine vulcanica. L’assunzione di quantità elevate nei bambini può dare luogo a ritardi della crescita, calcificazione delle articolazioni e dei tendini, fluorosi dentale (macchie bianche sullo smalto dei denti), alterazioni dei reni e del fegato.
I limiti per l’acqua potabile sono di 1,5 mg/l. Le deroghe concesse dal governo innalzano la soglia a 2,5 mg/l. Solo le acque in bottiglia che superano la soglia di 1,5 mg/l, però, devono recare in etichetta  l’avvertenza  “non è opportuno il consumo regolare da parte dei lattanti e dei bambini di età inferiore a sette anni”.

Tutto nasce da un dossier presentato il 26 luglio intitolato “Acque in deroga”, realizzato da Legambiente e Cittadinanzattiva, che ricostruisce la questione delle deroghe richieste e concesse ai Comuni italiani dal 2003 ad oggi, facendo il punto sui territori coinvolti e sugli interventi attuati o in programma. Il dossier di Legambiente e Cittadinanzattiva si apre con l’analisi delle deroghe chieste dal 2003 al 2010. Ogni deroga ha una durata di tre anni, con possibilità di essere rinnovata al massimo per altre due volte: le prime due vengono decise dal Ministero della Salute, mentre la terza deve avere il via libera della Commissione europea. In Italia il ricorso alle deroghe è cominciato nel 2003. Da allora fino al 2009 sono state 13 le regioni che ne hanno fatto richiesta (Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trentino Alto Adige, Umbria, Veneto) e su un totale di 13 parametri (arsenico, boro, cloriti, cloruri, fluoro, magnesio, nichel, nitrati, selenio, solfato, trialometani, tricloroetilene, vanadio). La deroga ai valori limite, entrata in vigore con il Dlgs 31/2001, e inizialmente prevista solo come misura transitoria, è stata “trasformata in un espediente per alzare i limiti di legge rispetto ad alcuni parametri critici che non rientravano nei limiti previsti dalla normativa”. Per fermare questa cattiva abitudine è dovuta arrivare, nel 2010, la bocciatura della Commissione europea, chiamata in causa dall’Italia per ottenere la concessione del terzo triennio di deroga. In seguito all’intervento dell’Europa la situazione sta progressivamente migliorando.

Ad oggi, rimangono in vigore deroghe nel Lazio (arsenico, fluoruri), Toscana (arsenico e boro) e in un comune della Campania per il fluoruro. In particolare, sono 112 i comuni italiani interessati da deroghe: 90 nel Lazio, 21 in Toscana e 1 in Campania.

Per quanto riguarda il Lazio (aiuto la mia regione!), la presenza di arsenico è di origine naturale, da ricondursi alla natura vulcanica di gran parte del territorio. Il rientro nei limiti di legge è fissato per tutti i comuni interessati al 31 dicembre 2012. In alcuni comuni del viterbese si denunciano gravi ritardi nella realizzazione di impianti di potabilizzazione, e in molti (Capranica, Carbognano, Castel Sant’Elia, Civita Castellana, Farnese, Ronciglione, Sutri, Vetralla, Villa San Giovanni in Tuscia e in alcune frazioni di Viterbo) si sono registrati di recente valori di molto superiori ai 20 µg/l, il limite concesso temporaneamente dalla deroga, suscitando molte proteste da parte della cittadinanza.

La regione Campania è interessata dal parametro fluoruro, presente nell’acqua destinata al consumo umano per cause naturali (falda endogena di origine vulcanica). Al momento, un solo comune è in deroga, la frazione Tossici del comune di Nola, fino al 31 dicembre 2012.

Nella regione Toscana, attualmente, le deroghe interessano i parametri boro e arsenico in 21 comuni nelle province di Arezzo, Livorno, Pisa e Siena, anche qui in deroga fino al 31 dicembre 2012.

L’acqua è un bene primario e gli investimenti per proteggere o ripristinare la sua qualità e per ridurne drasticamente gli sprechi sono prioritari, anche per tutelare la salute dei cittadini e l’approvvigionamento idrico. Una delle lacune individuate dal dossier sta proprio in una scarsa e poco tempestiva informazione ai cittadini, chiamati ancora a bere “acqua in deroga”.

Il rientro nei limiti di legge è previsto per dicembre 2012, e l’auspicio è che l’Italia riesca a chiudere presto questa triste pagina delle deroghe.

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