Olimpiadi bestiali

Alzi la mano chi di voi non ha seguito le Olimpiadi di Londra 2012. Atleti straordinari ci hanno stupito con le loro prestazioni di altissimo livello; alcuni uomini, grazie ad un costante allenamento, sono in grado correre più veloce o saltare più in alto di tutti gli altri uomini sulla terra, stabilendo record sempre nuovi. Anche tra gli animali esistono atleti straordinari ma la possibilità di stabilire o no un record non dipende dall’allenamento ma dalla necessità di sopravvivere all’attacco di un predatore o a un’estenuante migrazione.

Giacché siamo ormai abituati a podi e medaglie è arrivato il momento di consegnarne qualcuna anche tra quegli animali (non umani) che se la sono sicuramente meritata.

Nella categoria sollevamento pesi, il gradino più alto spetta allo scarabeo rinoceronte (che deve il suo nome alla struttura a forma di corno sulla testa del maschio). E’ considerato l’animale più forte al mondo in relazione al suo insignificante peso. Pensate che è in grado di trasportare cose 850 volte più pesanti di lui; un uomo con le stesse potenzialità sarebbe in grado di sollevare un camion carico e provvisto di rimorchio!

La medaglia d’argento, invece, va al più famoso elefante africano; la sua forza è nota agli uomini da migliaia di anni e per questo motivo è stato spesso utilizzato per attività di forza; dalle guerre al trasporto di materiali pesanti. La proboscide contiene circa 100.000 muscoli e può sollevare fino a 270 Kg di peso. Come tutti i culturisti ingurgita una quantità enorme di cibo ma tutta la sua forza proviene da un’alimentazione strettamente vegetariana.

Cambiando disciplina, il salto in alto ha come protagonista indiscusso un piccolo insetto verde dal nome curioso: la sputacchina. Appartenente a una famiglia di insetti saltatori, il suo nome deriva dalla particolarità di vivere all’interno di una massa spumosa da lui stesso prodotta. Gli insetti di questa specie trascorrono la maggior parte del tempo protetti dalla loro schiuma, ma sono pronti a schizzare via appena ce ne sia la necessità. I loro salti raggiungono i 70 cm che, calcolando le dimensioni dell’insetto (circa mezzo centimetro), è un’altezza ragguardevole. Un uomo, per vantare le stesse prestazioni dovrebbe essere in grado di raggiungere con un solo salto il tetto di un grattacielo a 210 metri dal suolo (impresa riuscita solo a Batman e pochi altri supereroi).

La medaglia d’oro nel salto in lungo è stata vinta dall’impala, una specie di antilope africana con zampe particolarmente lunghe e muscolose. È capace di fare balzi lunghi anche 10 metri e alti tre. Ci si può scommettere che le prestazioni da record siano avvenute sotto la temibile minaccia di un felino africano ma, alcune, ci hanno anche preso gusto e sono stati osservati individui saltellare per la savana per puro divertimento.

Esistono, poi, animali, che dimostrano una resistenza degna dei più grandi maratoneti. La maratona in volo è stata vinta dalla pittima minore (Limosa lapponica). Nel 2007 un esemplare di questa specie è stato protagonista del volo senza soste più lungo mai documentato. In nove giorni l’uccello ha percorso 11.500 Km dall’Alaska alla Nuova Zelanda senza mai fermarsi per bere o mangiare e durante il viaggio ha perso quasi la metà del suo peso corporeo. Al secondo posto è da premiare la berta grigia (Puffinus griseus); la sua migrazione annuale la porta a percorrere fino a 64.000 km, dalla Nuova Zelanda all’emisfero settentrionale.

La maratona in acqua è il campo dove lo squalo bianco non ha rivali. Nicole (una giovane femmina) ha di certo battuto tutti i concorrenti; nel 2005 ha compiuto la più lunga migrazione della sua specie. In nove mesi ha percorso 20.000 km che l’hanno portata dall’Africa all’Australia. E’ stata considerata la più veloce migrazione di ritorno mai osservata in un animale marino. Come sia stato possibile, è ancora un mistero ma i ricercatori che, come attenti cronisti, ne hanno commentato le tappe, hanno scoperto che Nicole ha trascorso buona parte del suo viaggio in superficie supportando la tesi che anche gli squali si orientino osservando il cielo.

Le discipline di certo più emozionanti sono quelle che riguardano la velocità; nella categoria velocità in acqua il pesce vela è l’indiscusso vincitore. Con uno sprint può raggiungere i 109 km/h. Gli esemplari di questa specie cacciano in gruppo e usano questa loro caratteristica per radunare banchi di sardine e alici. Il più veloce sulla terraferma è di certo il ghepardo; un esemplare giovane può superare i 100 Km/h e raggiungere questa velocità in soli tre secondi, allo stesso modo delle migliori auto da corsa. Come tutti i velocisti che si rispettino, però, non riesce a mantenere questa velocità per più di 300 metri.

In aria, tra tutti, il più veloce è il falco pellegrino. Quando si butta in picchiata sulla sua preda, può raggiungere i 322 km/h. Sono poche le prede in grado di sfuggire a un simile predatore. Nel tempo il suo corpo ha acquisito tutta l’aerodinamicità necessaria e anche le sue piume sono diventate più rigide e più facilmente manovrabili in condizioni di estrema velocità.

Una menzione particolare va a un riscoperto velocista del passato: il temibile Tyrannosaurus rex. Secondo alcuni studiosi il grande predatore non era in grado di andare più velocemente di un goffo trotto ma altri studi indicano, invece, che queste 6 tonnellate di dinosauro potevano raggiungere l’incredibile velocità di 29 Km/h.

Un record antico ma che rimarrà imbattuto per molto tempo. È proprio vero: non ci sono più gli atleti di una volta!

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