La carta con il cuore di alga

Mia figlia grande ha appena cominciato la materna. Siccome è una scuola privata, mi hanno chiesto una lista infinita di cose, a parte rispetto alla retta. Tra di esse ci sono 500 fogli di carta A4. Io che cerco di riciclare la carta quanto più è possibile, ho digerito a fatica questa cosa. Pensate che con i fogli del calendario (la parte dietro bianca), faccio dei blocchetti per usarli come notes per la spesa.

In tutto il mondo il consumo di carta ammonta a circa 300 milioni di tonnellate ogni anno: oltre un terzo di tutti gli alberi abbattuti finisce in carta.

Ma veniamo alla notizia. C’è la possibilità di produrre carta con alghe integrali a parziale sostituzione di fibre provenienti da alberi, con una tecnologia tutta italiana.

La cosa divertente è che tutto nasce quasi per caso. Negli anni ‘90 la Laguna di Venezia si trovò a fare i conti con una vera e propria infestazione di alghe. Dietro la straordinaria proliferazione di queste specie vegetali una serie di cause: da un lato la presenza nelle acque della laguna di una grande quantità di nutrienti artificiali come sali di fosforo e sali di azoto, dall’altro il perdurare di elevate temperature estive. L’evento fu di dimensioni tali da rendere instabile l’ecosistema, e richiedere necessariamente l’intervento delle istituzioni, al fine di prevenire la deossigenzione dell’habitat lagunare e la conseguente morte degli organismi acquatici ospitati. L’ALGA CARTA, questo il nome del nuovo prodotto, nasce proprio nell’ambito degli interventi di salvaguardia ambientale affidati dal magistrato alle acque al Consorzio Venezia Nuova. E’ il frutto degli sforzi congiunti di questo ente, dell’Enea, del S.G.S. Ecologia e della Cartiera Favini di Rossano Veneto. Un utilizzo della biomassa algale che consente di risparmiare migliaia di alberi e contribuisce ad aumentare la stabilità dell’ecosistema lagunare.

Il processo si basa sull’essiccazione dell’alga e sulla trasformazione in farina a cellule chiuse. E’ quindi possibile, senza l’uso di prodotti chimici e conservanti, impiegare l’alga in carta nella sua integralità, senza la formazione di sottoprodotti o inquinanti. La carta che ne deriva ha la caratteristica di presentare in superficie dei piccoli puntini (particelle di alghe) e di diventare sempre più bianca con il passare del tempo. Gli impieghi vanno dal foglio per la scrittura alla carta per fotocopie.

Questa carta ha spinto Favini a creare una linea di carte ecologiche, chiamata SHIRO, di cui Alga carta è capostipite e rappresentante autorevole, e la deposizione di un brevetto industriale, tutt’ora proprietà di Favini. Oltre all’utilizzo delle alghe per la produzione della carta, Favini nel corso degli anni ha proposto carte ecologiche prodotte con residui della lavorazione della frutta (limone, arancia, vino, mais, mela), reintroducendo proficuamente nel processo produttivo scarti di lavorazioni precedenti.

Un altro dato rilevante è il risparmio energetico: l’energia necessaria per trasformare alberi in cellulosa è infatti circa il doppio di quella impiegata nella trasformazione delle alghe fresche in farina di alghe. Ogni processo produttivo, che ha luogo all’interno dei due stabilimenti dell’Azienda, situati rispettivamente a Rossano Veneto (Vicenza) e Crusinallo (Verbania), avviene nel rispetto dell’ambiente, non solo per le materie prime impiegate, ma anche per la particolare attenzione nel contenere sia consumi energetici che risorse idriche. Ad esempio, negli ultimi anni, la cartiera ha ridotto del 75% il consumo di acqua, grazie anche all’impiego di un impianto biologico di depurazione delle acque di lavorazione; mentre lo stabilimento di Crusinallo utilizza energia elettrica proveniente da fonti alternative (eolico, solare, idroelettrico e biomasse). L’impegno ambientale di Favini si spinge oltre la propria attività industriale, fornendo il proprio sostegno a VOI@ALA di Averiko Onlus: progetto dedicato alla gestione sostenibile del territorio e del patrimonio forestale delle comunità locali di Sahavondronina in Madagascar.

In Italia, purtroppo, la normativa vigente in fatto di gestione dei rifiuti, che fa riferimento al Decreto Ronchi (D.Lgs 22/97), classifica le alghe come rifiuti urbani, rendendo di fatto impossibile un loro utilizzo industriale. Per questi motivi, Favini ha deciso di rivolgere la propria attenzione all’estero, individuando alcune aree litoranee e lagunari afflitte dal fenomeno di proliferazione abnorme di alghe, tra le quali la Bretagna. Il progetto, nato nell’ottobre del 2009 è tutt’ora in corso.

L’azienda ha da poco fatto il proprio debutto anche nel mondo della moda e dell’arredamento, grazie alle innovative applicazione di un particolare tipo di carta chiamata Release. Dalla carta Release è possibile produrre ecopelle e materiali sintetici da utilizzare nell’abbigliamento, arredamento e accessori di pelletteria oltre che nelle applicazioni tecniche e automobilistiche.

La carta ottenuta da residui vegetali riduce il taglio di alberi e non richiede modifiche del ciclo di produzione. Inoltre, non utilizza sostanze tossiche, non inquina l’ambiente e riduce i costi di gestione delle acque reflue di lavorazione.

Peccato che l’Italia si sia persa quest’occasione! L’impegno per l’ambiente però non si ferma di fronte a intoppi burocratici “italiani”.

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