Parto a domicilio: realtà da riscoprire

Partiamo dall’idea MIA che la gravidanza non è una malattia. Ho lavorato fino alla 36° settimana per entrambe le gravidanze, prendendo mezzi pubblici e facendo una vita normalissima. Inoltre, sono sempre stata convinta che il parto è  pilotato e aiutato dall’ostetrica. Pensate che ho partorito due volte con parto naturale in una clinica dove il mio ginecologo non prestava servizio.

Parlando con alcune amiche, scopro che c’è una grande ignoranza in merito e, addirittura, alcune pensano che in Italia non si possa fare. Il parto a domicilio rappresenta infatti solo lo 0,1%, mentre i cesarei in Italia, primo trai paesi occidentali, arrivano alla cifra record media del 40% (con punte del 59% in Campania), contro il 10-15% raccomandato dall’OMS. Secondo uno studio dell’Istituto Mario Negri di Milano, i parti a domicilio sono tra i mille e i 1.500 l’anno (circa lo 0,1% del totale): si va dallo 0,04% della Sicilia allo 0,85% dell’Emilia Romagna. Chi sceglie di far nascere il figlio a casa ha tra i 30 e i 40 anni, cultura medio-superiore, in genere è pluripara, con una precedente esperienza ospedaliera non troppo felice.
Un altro studio, reso noto al meeting dell’American public health association, il più vasto condotto sui parti a domicilio, ha evidenziato che quando la gravidanza è a basso rischio i casi di complicanze in ospedale erano cinque volte superiori, e triplicate le emorragie post partum. Lo studio ha messo a confronto 1.046 parti in casa con altrettanti parti eseguiti in strutture sanitarie.

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Sempre più spesso le future mamme sono convinte che al momento del parto il loro corpo non funzioni e ha, quindi, bisogno di interventi chimici e chirurgici per portare a buon fine il suo compito. Spesso il sostegno manca proprio da parte del ginecologo. Quando una gravidanza decorre senza problemi, non c’è motivo di andare all’ospedale. Purtroppo i primi nemici di questa soluzione sono gli stessi dottori; in Italia infatti c’è una medicalizzazione incredibile.
Sono tantissimi i motivi validi per scegliere il parto a domicilio. Per prima cosa, riporta la donna e il suo bambino al centro dell’evento. Assumendosi questa responsabilità, la mamma stimola le sue risorse innate, avvia un processo di benessere che avrà ripercussioni positive negli anni futuri. Il parto domiciliare ha anche vantaggi dal punto di vista batteriologico: i germi presenti negli ospedali sono molto più aggressivi dei germi che abbiamo in casa: i bambini nati con questa modalità sono molto più tutelati sotto questo profilo. Inoltre, la famiglia torna ad essere protagonista di questo evento così speciale.
Non tutte le donne, naturalmente, possono partorire a casa con tranquillità. Solo le donne definite “a basso rischio” possono partorire in casa o in casa maternità con assoluta sicurezza. Alcune condizioni vengono selezionate a inizio gravidanza, ma la maggior parte delle condizioni di “salute” verranno valutate alle fine della gravidanza: bisogna arrivare a termine di gravidanza in buona salute (pressione normale, anemia fisiologica)  il bambino deve essere cresciuto bene ed essere in presentazione cefalica, il travaglio deve iniziare spontaneamente.

In Italia si ricorre poco al parto a domicilio, mentre dovrebbe diventare un diritto anche nel nostro Paese. Non aiuta il fatto che il parto in casa è caro: i costi sono di 2-3mila euro per parto, e includono la reperibilità delle ostetriche tre settimane prima della nascita e tre settimane dopo. In parte, il nostro sistema sanitario nazionale ha accolto questo ritorno al parto in casa, provvedendo al rimborso di parte delle spese: un rimborso che ha anche un valore culturale e di consenso sociale. Attualmente, è possibile averlo in Piemonte, Emilia-Romagna, Marche, nella Città del Vaticano e nella provincia di Trento e Bolzano. Il rimborso previsto dovrebbe aggirarsi intorno al 70% della spesa ed è, purtroppo, vincolato a dei criteri molto rigidi di selezione della gravidanza, oltre al fatto che la casa dove si partorirà non deve trovarsi a più di 7 km dall’ospedale con maternità di II° livello più vicino. Inoltre, le carte, compilate dall’ostetrica,  vanno presentate entro la 32° settimana, per cui è bene non aspettare troppo a contattare un’ostetrica per informazioni e chiarimenti.
In Italia esistono anche delle strutture a metà tra ospedale e casa, si chiamano Case di Maternità: sono strutture esclusivamente gestite da ostetriche, collegate con consulenti medici e con strutture ospedalieri per i rari casi di necessità.

Il parto in casa sta acquistando sempre maggiore popolarità; questo grazie anche a mamme famose che hanno deciso di far nascere i loro figli così: ricordiamo Gisele Bundchen, Cindy Crawford, l’ insospettabile Pamela Anderson. Demi Moore, Meryl Streep, Kelly Preston (moglie di John Travolta) e la nostra italianissima Giorgia.

Le donne hanno il diritto di scegliere e bisogna creare le opportunità per effettuare una scelta consapevole. Peccato il costo elevato, la donna dovrebbe poter scegliere in base alla sua sensazione di sicurezza e non in base alle sue possibilità economiche.

Per approfondire:

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