Vaccini: molti dubbi, poche certezze

In questi giorni si è ritornato a parlare di vaccini. A Milano sono state ritirate 65.000 dosi di vaccini contro l’influenza (antinfluenzale Inflexal V della Crucell) per sospetta pericolosità. E pensare che l’obiettivo del ministero della Salute è arrivare a far vaccinare almeno il 75% degli ultra 65enni e delle categorie a rischio (come i malati cronici). Adesso il problema è capire se il fabbisogno nazionale riuscirà a essere soddisfatto. Oltre alla Crucell, la produzione è affidata ad altre quattro grandi multinazionali farmaceutiche: Johnson&Johnson, Novartis, Sanofi e GlaxoSmithKline. Il ritiro dal commercio dell’Inflexal V è avvenuto (sembra una beffa) nel giorno di avvio della campagna per la vaccinazione influenzale.

Un vaccino è un prodotto costituito da una piccolissima quantità di microrganismi (virus o batteri) uccisi o attenuati, o da una parte di essi, progettato in modo da stimolare nel corpo la naturale reazione immunitaria. I vaccini usano il sistema immunitario per costruire una specifica resistenza alle infezioni. Questa difesa immunitaria, simile a quella che è provocata dalla malattia, protegge dall’attacco dei microrganismi presenti nell’ambiente e nelle persone della nostra comunità senza che si sviluppino i sintomi e le complicanze della malattia. Quindi, se la stragrande maggioranza dei bambini è protetta, si ottiene l’immunità di gregge: anche chi non è stato vaccinato ha poche probabilità di ammalarsi, perché ci sono meno agenti patogeni in circolazione.
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Lo aveva previsto anche Pasteur: più i vaccini acquistano efficacia, più perdono popolarità, perché le malattie debellate non fanno più paura.
Sicuramente, c’è molta confusione in merito a causa della mancanza di un’efficace campagna di comunicazione nazionale, dei piani vaccinali diversi in ogni Regione, della velocità con cui nuovi vaccini vengono introdotti e della distinzione tra obbligatori e facoltativi.
La fonte più autorevole sulle vaccinazioni in Italia è l’Istituto Superiore di Sanità (www.epicentro.iss.it), ma manca un’informazione sistematica sulle epidemie da malattie prevenibili (come quelle del morbillo, poco evidenziate).

La loro sicurezza ed efficacia è un tema universale: sono sottoposti ad anni di ricerche e sperimentazioni da parte della comunità scientifica internazionale. Inoltre, anche se di ultima generazione, i vaccini funzionano sempre allo stesso modo. In caso di sospetta reazione allergica alla prima dose, la seconda va somministrata nei centri per le vaccinazioni a rischio.
Tutti i vaccini obbligatori in Italia sono gratuiti e vengono praticati da S.S.N. presso i servizi di igiene pubblica delle Unità Sanitarie Locali. Nella quasi totalità dei casi i disturbi che fanno seguito a una vaccinazione sono di piccola entità: febbre, diarrea, inappetenza, prurito. Sono obbligatorie per i nuovi nati: poliomielite, tetano, difterite ed epatite B. Poi esistono 2 vaccinazioni consigliate: pertosse e haemophilus influenzale tipo b. La pertosse (tosse asinina, tosse convulsa) è una malattia che può dare epidemie tra le comunità infantili e può creare grossi problemi se contratta nel 1° anno di vita (disturbi respiratori, encefalite ecc.). Nei lattanti e nei bambini più piccoli, l’haemophilus influenzale tipo b può provocare malattie importanti come la meningite, la polmonite, la sepsi, l’infezione dell’epiglottide (la cartilagine all’estremità superiore della laringe, che si chiude al momento della deglutizione impedendo al cibo di entrare nei polmoni), con possibile asfissia del bimbo. Poi esiste il vaccino non obbligatorio MPR, morbillo, parotite, rosolia. Il morbillo, contrariamente a quello che si pensa, é una malattia che può dare serie complicanze a carico dell’apparato respiratorio, del cervello ecc.
Negli USA le vaccinazioni non sono obbligatorie, ma senza non ci si può iscrivere a scuola. In Italia, è buona pratica richiedere il certificato dei vaccini somministrati, anche se a volte basta un’autocertificazione. Ogni Asl manda una lettera a tutte le famiglie con la data dell’appuntamento vaccinale, a partire dalle prime dosi e poi per i successivi richiami (senza i quali il vaccino è meno efficace), inviando anche i solleciti nel caso non ci si presenti. Il pediatra di famiglia controlla che le vaccinazioni siano state eseguite a ogni bilancio di salute.
L’ultimo Piano nazionale di prevenzione vaccinale per il 2012-2014, atteso da 5 anni e approvato lo scorso febbraio, impegna le Regioni a garantire tutte le vaccinazioni previste dal calendario e inserite nei Lea (livelli essenziali di assistenza). Quindi, con il nuovo Piano ministeriale, l’antimeningococco e l’antipneumococco, sono calendarizzati a livello nazionale, e cioè dovranno essere offerti in maniera gratuita in ogni Regione.
Una recente indagine messa a punto dal dipartimento Prevenzione dell’Ulss di Verona rivela che molte mamme cercano su Internet le informazioni sui vaccini. Il 95% dei siti censiti ha posizioni negative rispetto alle vaccinazioni. Per ovviare a questo, il Canale Verde della Ulss veronese pubblica ogni anno tutti gli effetti avversi registrati e così dovrebbero fare tutte le Regioni. Sempre dall’indagine si evidenzia che tre genitori su dieci sono esitanti nel vaccinare i propri figli, altri scelgono solo alcune vaccinazioni ed evitano le più recenti o saltano l’appuntamento per paura. Solo il 2% è contraria per principio.

Per approfondire:
http://www.salute.gov.it/malattieInfettive/paginaMenuMalattieInfettive.jsp?menu=malattie&lingua=italiano
http://www.levaccinazioni.it/network/struttura/struttura_organizzativa.html
http://www.governo.it/Notizie/Ministeri/dettaglio.asp?d=67507
http://www.agenziafarmaco.gov.it/it/content/vaccini-pandemici
http://prevenzione.ulss20.verona.it/indagine_scelta_vaccinale.html

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