Olio di palma nella NUTELLA!

In un precedente articolo abbiamo già affrontato l’argomento dell’olio di palma. Purtroppo, sembra proprio che l’essere umano non capisca fino a dove si può spingere prima di…sprofondare. La connessione tra coltivazione di olio di palma, deforestazione e cambiamenti climatici è ormai certa e comporta una grave perdita di biodiversità.

Già nel 2008, Greenpeace organizzò una campagna contro Dove, accusata di utilizzare nel confezionamento dei propri prodotti olio di palma derivante dalla deforestazione. Unilever (multinazionale proprietaria del marchio Dove), infatti, utilizzava per i suoi prodotti più di un milione di tonnellate di olio di palma, proveniente da aree deforestate in Indonesia.

Adesso tocca alla Ferrero dare spiegazioni in merito all’utilizzo dell’olio di palma nella ricetta della crema di cioccolato per eccellenza, la NUTELLA. Dalle analisi realizzate da Greenpeace presso due diversi laboratori di analisi, in Italia e Germania, risulta che la Nutella contiene una frazione di oli vegetali del 31% , costituita prevalentemente da olio di palma.
Il ministro francese del bilancio Jerôme Cahuzac ha recentemente promosso una maxi tassa sull’olio di palma, ingrediente presente anche nella Nutella, che in solo territorio francese arriva a far fatturare circa un miliardo di euro. Il Sunday Times l’ha definita una “NUTELLA tax”. Il Senato francese ha approvato il contestato “emendamento Nutella” il 14 novembre 2012,
aumentando la tassazione sull’olio di palma del 300%, nel quadro dell’esame del progetto di bilancio della Securité sociale per il 2013. L’emendamento, passato con 212 voti a favore e 133 contrari, pone una tassa di 300 euro supplementari su ogni tonnellata di olio di palma destinato al settore alimentare. L’aggravio di spese per la Nutella è di 5 centesimi di euro al chilo, ovvero meno di 3 centesimi di euro per ogni barattolo da 400 g. Diciamo che un simile incremento non può certo scoraggiare i golosi né influire sulle vendite, rappresenta però un segnale deciso, in un paese in cui ogni cittadino consuma, in media, 2Kg di olio di palma l’anno.
Il ministro francese è stato spinto più che dalla deforestazione, da motivi di salute pubblica: l’olio di palma è infatti ricco di acidi grassi saturi, nocivi per la salute. La sovrattassa sull’olio di palma è un segnale alle industrie agroalimentari, perché sostituiscano questo ingrediente con altre sostanze meno dannose. L’olio di palma si trova in tanti cosiddetti junk food: dalle patatine fritte al gelato, passando per maionese, cioccolato e pizze industriali. Forse l’emendamento francese non salverà il mondo, ma gli va riconosciuto il merito di puntare i riflettori su un problema gravissimo, fornendo un primo trampolino di lancio per prendere coscienza di tutti i pericoli che derivano dall’uso e dal consumo dell’olio di palma e fare in modo che le aziende cambino politica.
Non mi stancherò mai di ripetere che l’olio di palma è accusato di avere effetti nocivi sulla salute umana, ma anche di crimini ambientali gravissimi, come il taglio a raso della foresta pluviale del Borneo, l’incendio e degrado delle ultime torbiere indonesiane o la cattura ed uccisione degli ultimi oranghi del Borneo e di Sumatra. L’olio di palma, insomma, fa male e favorisce la deforestazione, con conseguente perdita di habitat per tantissime specie vegetali e animali. Dal 1990 l’Indonesia ha già perso 28 milioni di ettari di foresta. Se le torbiere venissero distrutte, la quantità di gas serra emessa nell’atmosfera si avvicinerebbe all’emissione globale dell’intero pianeta nel corso di un anno. Dai dati raccolti nel rapporto “Borneo in fiamme” di Greenpeace emerge l’inquietante rischio che la degradazione di queste torbiere possa scatenare una catastrofe ecologica, in termini di emissioni di gas serra nell’atmosfera. Quindi, il problema delle emissioni dovute alla deforestazione deve trovare una soluzione a livello internazionale. Nel 2004 i produttori e gli utilizzatori dell’olio di palma avevano fondato la Roundtable on sustainable palm oil per promuovere l’uso di corrette pratiche agricole, garantire la sostenibilità ambientale e tutelare i diritti delle comunità indigene. I colossi come Nestlé e Unilever si sono attivati per garantire l’utilizzo esclusivo di olio Certified sustainable palm oil entro il 2015, come pure hanno fatto Ferrero e United Biscuits (GB). Ci piacerebbe che la NUTELLA rimanesse il mito positivo della nostra infanzia. In alternativa, vi lascio con la ricetta di una crema alla nocciola casalinga che vi potete preparare…senza olio di palma!

L’articolo fa parte del  libro di Sonia “Naturalmente Sonia, alimentazione e benessere per genitori e bambini. Il libro è una raccolta degli articoli scritti da Sonia negli ultimi 3 anni.

Il ministro francese del bilancio Jerôme Cahuzac ha recentemente promosso una maxi tassa sull’olio di palma, ingrediente presente anche nella Nutella, che in solo territorio francese arriva a far fatturare circa un miliardo di euro. Il Sunday Times l’ha definita una “NUTELLA tax”. Il Senato francese ha approvato il contestato “emendamento Nutella” il 14 novembre, aumentando la tassazione sull’olio di palma del 300%, nel quadro dell’esame del progetto di bilancio della Securité sociale per il 2013. L’emendamento, passato con 212 voti a favore e 133 contrari, pone una tassa di 300 euro supplementari su ogni tonnellata di olio di palma destinato al settore alimentare. L’aggravio di spese per la Nutella è di 5 centesimi di euro al chilo, ovvero meno di 3 centesimi di euro per ogni barattolo da 400 g. Diciamo che un simile incremento non può certo scoraggiare i golosi né influire sulle vendite, rappresenta però un segnale deciso, in un paese in cui ogni cittadino consuma, in media, 2Kg di olio di palma l’anno. Il ministro francese è stato spinto più che dalla deforestazione, da motivi di salute pubblica: l’olio di palma è infatti ricco di acidi grassi saturi, nocivi per la salute.

La sovrattassa sull’olio di palma è un segnale alle industrie agroalimentari, perché sostituiscano questo ingrediente con altre sostanze meno dannose. L’olio di palma si trova in tanti cosiddetti junk food: dalle patatine fritte al gelato, passando per maionese, cioccolato e pizze industriali.

Forse l’emendamento francese non salverà il mondo, ma gli va riconosciuto il merito di puntare i riflettori su un problema gravissimo, fornendo un primo trampolino di lancio per prendere coscienza di tutti i pericoli che derivano dall’uso e dal consumo dell’olio di palma e fare in modo che le aziende cambino politica.

Non mi stancherò mai diripetere che l’olio di palma è accusato di avere effetti nocivi sulla salute umana, ma anche di crimini ambientali gravissimi, come il taglio a raso della foresta pluviale del Borneo, l’incendio e degrado delle ultime torbiere indonesiane o la cattura ed uccisione degli ultimi oranghi del Borneo e di Sumatra. L’olio di palma, insomma, fa male e favorisce la deforestazione, con conseguente perdita di habitat per tantissime specie vegetali e animali.

Dal 1990 l’Indonesia ha già perso 28 milioni di ettari di foresta. Se le torbiere venissero distrutte, la quantità di gas serra emessa nell’atmosfera si avvicinerebbe all’emissione globale dell’intero pianeta nel corso di un anno. Dai dati raccolti nel rapporto “Borneo in fiamme” di Greenpeace emerge l’inquietante rischio che la degradazione di queste torbiere possa scatenare una catastrofe ecologica, in termini di emissioni di gas serra nell’atmosfera. Quindi, il problema delle emissioni dovute alla deforestazione deve trovare una soluzione a livello internazionale.

Nel 2004 i produttori e gli utilizzatori dell’olio di palma avevano fondato la Roundtable on sustainable palm oil per promuovere l’uso di corrette pratiche agricole, garantire la sostenibilità ambientale e tutelare i diritti delle comunità indigene. I colossi come Nestlé e Unilever si sono attivati per garantire l’utilizzo esclusivo di olio Certified sustainable palm oil entro il 2015, come pure hanno fatto Ferrero e United Biscuits (GB).

Ci piacerebbe che la NUTELLA rimanesse il mito positivo della nostra infanzia. In alternativa, vi lascio con la ricetta di una crema alla nocciola casalinga che vi potete preparare…senza olio di palma!

Ingredienti:
100 gr nocciole
15 gr cacao amaro
30 gr zucchero di canna
65 gr latte vegetale (per esempio avena)
Frullare le nocciole a lungo con un frullatore potente, affinché ne esca l’olio e diventino proprio una crema, poi aggiungere gli altri ingredienti. Tenetela in frigo per raggiunge la consistenza spalmabile.

 

Per approfondire:

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