Sulla pesca in apnea

campione-apneaCaro Campione di Apnea Profonda e Pescatore, i pesci nel mare sono di tutti e non solo di un gruppo di privilegiati. Voi li preferite morti, noi li preferiamo vivi, e considerato che di pesci sott’acqua ne sono rimasti pochi, solo quelli di taglia infinitesimale, punto il dito contro chi fa mattanze per sport.

Dalle mie parti, Sicilia nord-orientale, sono almeno 8 anni che non si può fare il bagno senza la maschera per evitare di essere bruciati da una medusa. Le ragioni della comparsa delle meduse sono state varie e campate in aria. Nessuno è scienziato e nessuno prima di oggi si è trovato a capire un fenomeno persistenze come la comparsa delle meduse in mare. C’è chi dice che le meduse vivono in acque sporche, chi dice che vivono in acque pulitissime, chi da la colpa all’aumento della temperatura globale che influisce su quella del Mediterraneo, chi infine dice ‘ cavolo .. le meduse ci sono perchè avete pescato talmente tanto e scardinato la catena alimentare che il mare è tornato allo stato primordiale, quando galleggiavano solo le meduse.’ Ci ho pensato e ripensato in questi anni. Quale sarà la teoria corretta? Alle Eolie l’acqua è pulitissima; molto calda d’estate è vero; ma è anche vero che 24 ore su 24 il mare è rapinato da qualsiasi organismo marino. Ci sono i pescherecci locali che pescano, ci sono gli isolani che pescano a traina e con le reti, ci sono i pescherecci industriali che pescano il tonno e alcuni se ne fregano dei fermi, ci sono quelli che pescano ancora con le bombole perché il pesce gli frutta più della multa di 1000 euro che gli fanno i carabinieri appostati, ci sono quelli che fanno ricci e patelle, ci sono i pescatori di Palermo che riempiono la superficie del mare con le totanare, e per finire ci sono gli apneisti che finiscono di fare il lavoro cominciato dai pescatori, ripulendo metodicamente buco dopo buco sotto costa. Forse negli anni settanta l’apneista faceva pochi danni. Oggi è una scusa falsa. Voi fate molti danni. Il numero di apneisti si è moltiplicato negli ultimi 20 anni di pari passo con l’evoluzione della tecnica – a) la popolazione di subacquei è cresciuta b) la didattica e i corsi hanno formato centinaia di nuovi apneisti di cui almeno la metà andrà in acqua a pescare perchè in apnea non ha un’altra attività da fare. Perché sono pentita di averti appoggiato nella tua carriera? Perché mi sento presa in giro. Se avessi conosciuto subito il pescatore apneista non avrei trovato nessuna contraddizione ma quello che ho incontrato prima è stato un uomo elegante in acqua ed efficiente. La tua didattica e quella di AA è strutturata, ricercata; ha assimilato discipline orientali che tendono verso l’armonia e il rilassamento del corpo e della mente per agevolare le prestazioni in acqua. E adesso scopro che le prestazioni in acqua servono per darsi alla pesca? A cosa serve diventare fluidi se poi vi equipaggiate con un fucile e andate a fare la posta per ammazzare? Forse tu non vedi la contraddizione o non la vuoi vedere perché se la vedessi dovresti rinunciare a troppi pescatori nei tuoi corsi. Ma la contraddizione c’è. A cosa cavolo serve insegnare yoga, respirazione, inalazione del prana, meditazione, rilassamento del corpo con la doccia del colore se poi l’attività principale di un apneista è la stessa che molti ‘vecchia scuola’ fanno fumandosi due pacchetti di sigarette al giorno? Osservo che una didattica così sofisticata è fumo negli occhi. Fa parte di un pacchetto di requisiti per una carriera format. Vinco un record, divento campione, scrivo un paio di libri, insegno, tengo corsi di teoria e in piscina, ho dei fan, un sito, una pagina su FB dove veicolo interviste, apparizioni, libri e consigli. A riprova del format c’è anche la firma copiata dove sulla verticale si scrivono i record! Tu mi chiedi dov’è la scienza? in verità mi hai urlato ‘dov’è la scienza che dice che non possiamo pescare?’ La scienza c’è per chi la vuole leggere. La scienza dice che la fioritura di meduse è un vuoto ecologico da addebitare alla sovrappesca! Quei filmati che vi ritraggono mentre nuotate con i delfini, con i capodogli, con uno squalo a cosa servono? Pubblicità. Sotto, sotto non ve ne frega niente di come vivono nel Mediterraneo i cetacei e i grossi pesci. Come con i figli chi ama il mare deve saper fare dei sacrifici e rinunciare. Oggi per fermare il deserto marino non si dovrebbe prelevare neanche un pesce sotto costa. Ogni pesce pescato è un pesce che togliamo a un delfino, a un capodoglio, a un tonno. Questo discorso andrebbe condiviso con i pescatori e con i consumatori che si sono mangiati il mare. Ma se non lo capite te e Umberto che scrivete libri come fanno gli altri a fare rinunce? Non serve una ricerca scientifica per capire la sparizione del pesce. Basta osservare il deserto sotto costa nel Mediterraneo. Perchè andare a pescare in Costa Rica, del resto? Forse si va pescare in Costa Rica, in Grecia o in Tunisia perchè in Italia il pesce non esiste più. E quel poco che c’è, è sempre più difficile da pescare. Dove trovi lungo le nostre coste quelle cernie che pascolano nell’area marina protetta francese di Lavezzi? Non esistono più e non esisteranno più. Voi pescatori apneisti vi siete comportati rispetto al mare come i cacciatori che hanno braccato l’elefante, il leone, il rinoceronte in Africa, la tigre in India, il leopardo delle nevi in Nepal, il lupo e il bisonte in America. Animali persi, geografie alterate, sistemi naturali prosciugati. Niente da lasciare alla prossima generazione. Negli anni ottanta lavoravo per il Subacqueo, monitoravo le coste italiane e facevo il diario di quello che trovavo dai 10 ai 40 metri sott’acqua. Tutto il pesce e fauna che ho registrato in quegli anni non esiste più oggi. Sotto c’è un deserto e quel poco che è rimasto sembra che vi spetti di diritto. Confondi poi l’etica con la sostenibilità. L’apneista come fa ad essere etico? In quale misura esplica etica? Non riesce neanche ad essere sostenibile. Per esserlo dovrebbe prelevare solo una porzione di stock con la sicurezza che si riformi l’anno dopo. Viene da ridere. Dà la colpa alla mia passione per la fotografia subacquea se punto il dito contro di te, Umberto e i pescatori apneisti. Ho dovuto già rinunciare una volta al mare con il quale sono cresciuta, non ci rinuncio una seconda volta per colpa delle meduse. Sotto casa mia alle Eolie il pesce non c’è. Ma c’è un grande via vai di campioni subacquei che arrivano da maggio ad ottobre sugli aliscafi per le isole, armati come se andassero alla guerra. Li vedo scandagliare esattamente gli stessi percorsi che scandaglio con la macchina fotografica. Loro per ammazzare i pesci, io per vederli vivi. E darei qualsiasi cosa per vedere un pesce vivo, studiarlo, capire le sue abitudini. Questo lusso me lo avete tolto. Per vedere un pesce vivo dovrei andare nelle ‘apposite’ aree marine protette ma non nello specchio d’acqua sotto casa. Qualcosa vi convince che togliere la vita a un pesce ha più diritto che lasciarlo in vita. Questa logica della morte se applicata al resto delle nostre consuetudini porta al caos. L’istinto a pescare è irrazionale, piantato da qualche parte nella corteccia cerebrale, retaggio primitivo che vede la preda come trofeo alla lotta della sopravvivenza e premio. Vi ponete contro l’animale come se esistesse ancora rivalità tra l’uomo e la natura, tra uomo e materia. La fisica moderna ha abbattuto la concezione cartesiana di dualità. Gli scienziati hanno scoperto che la materia è tessuta con la stessa energia con la quale è tessuto il pieno e il vuoto dell’Universo. Siamo tutti  nella stessa rete. Ogni singolo atomo è allacciato all’atomo dell’organismo che sta sopra e che sta sotto. Non esiste divinità al di fuori. La divinità sta dentro perché ne siamo tutti parte. Se ne deduce che quel dentice, quella cernia, quell’orata è più di un semplice pesce da pesare e da fare al forno. Sparate a voi stessi, al sistema di cui fate parte e che vi da la vita. Quando arpionate un pesce fate al forno anche voi stessi. Anche con voi la scienza fa una scoperta significante. La pratica dello yoga, della respirazione, della meditazione, dell’apnea subacquea ‘per leggersi dentro’ non vi ha fatto prendere coscienza di niente. Siete rimasti atleti usciti dalle piscine del nord italia concentrati a fare su e giù sui cavi senza curiosità per quello che c’è intorno al cavo. Tra voi e quelli rimasti in città legati a una scrivania a ‘capitalizzare’ sulle risorse non c’è differenza. Voi fate lo stesso. Lavorate capitalizzando le vostre carriere sul mare. Senza un minimo di riconoscenza. Ma non dite mai che amate il mare o che il dio del mare sta dalla vostra parte. Pensateci quando risalite quegli ultimi metri verso la superficie.   Libri di Riferimento: Il Tao della Fisica di Fritjof Capra Quantum di Manjit Kumar

PS Il campione al quale mi riferisco è l’istruttore con il quale ho passato molto tempo in mare a Sharm per conseguire il mio brevetto AA : Federico.

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