Coltiviamo la Natura in città

Orticoltori in erba aprite le orecchie: da oggi è attiva una nuova squadra di difensori dell’ambiente che oltre a proteggere la Natura pretendono di coltivarla tra cemento e asfalto!

WWF e Grow the Planet, community che ha portato nel web la storica arte del coltivare la terra, si sono uniti in una nuova partnership per aiutare tutti coloro che ne avessero desiderio ma che non sapessero da dove cominciare a creare il proprio personale orto sotto lo slogan “Coltiviamo la Natura in città”!

Nei prossimi mesi saranno disponibili tutti i segreti per un orto bio e sostenibile e una serie di idee originali per progettarlo con l’uso di materiale riciclato (lattine, pneumatici o sacchetti) al fine di incrementare la biodiversità delle nostre città. E’ sul punto di essere lanciata anche una nuova “app” grazie alla quale la community degli orticoltori alle prime armi potrà imparare a riconoscere la biodiversità del proprio orto semplicemente postando una foto che sarà visionata e “taggata” da altri agricoltori telematici. Una community vera e propria che ha l’obiettivo di coinvolgere il maggior numero di famiglie, scuole e anche aziende!

Le premesse ci sono tutte; l’indagine Termometro della sostenibilità condotta congiuntamente da WWF e Grow the Planet indica che l’alimentazione è l’ambito in cui la tematica ambientale si fa sentire di più; gli italiani tra i 18 e i 45 anni sembra riflettano molto sull’origine degli alimenti di cui si nutrono.

Gli orti urbani, però, non sono solo una fonte di cibo a chilometri 0 ma possono diventare una rete di aree verdi in grado di incrementare la biodiversità vegetale e animale delle nostre città. Nel mondo circa 800 milioni di persone si occupano di agricoltura urbana, producendo il 15-20% del cibo complessivo. Gli orti urbani sono 70 milioni negli Stati Uniti, 18 milioni solo in Italia.

Oggi le città coprono solo il 2% delle terre emerse ma consumano ben il 75% delle risorse della Terra. Supponendo che nei prossimi 40 anni copriranno una superficie pari a tutta l’Europa occidentale, a discapito, naturalmente, delle aree naturali, si capisce quanto sia urgente elaborare un nuovo modello di città in cui gli orti non dovranno essere delle rarità.

Secondo il rapporto 2012 dell’ISPRA, in più della metà delle città italiane la superficie di verde pubblico non arriva al 5% del territorio comunale mentre in 90 città la percentuale di verde è superiore al 20% e in 6 di queste il verde urbano interessa più di un quarto della superficie comunale (Palermo, Ravenna, Brescia, Ancona, Roma e Monza).

Il WWF ha da tempo avviato importanti progetti nelle città e nelle proprie oasi in tutta Italia. Il WWF Campania, insieme al circolo per la Decrescita Felice ha lanciato il corso pratico “L’orto in balcone” che ha coinvolto decine di cittadini; dal 2008 l’Oasi Ripa Bianca di Jesi ha unito anziani e ragazzi delle scuole per l’iniziativa “Il nonno coltiva: adotta un orto biologico” e nella fattoria del Panda “La quercia della memoria” nel parco dei Monti Sibillini, uno speciale progetto sull’ortoterapia ha creato un luogo sociale che stimola movimento e manualità. In questi e in molti altri orti WWF sparsi per il territorio nazionale si coltivano specie endemiche e cultivar locali che altrimenti sarebbero dimenticati.

Tra le scuole ce ne sono molte che già seguono i programmi di educazione ambientale del WWF e che hanno messo in piedi i propri orti scolastici, strumento essenziale per combattere l’analfabetismo ecologico e diffondere la consapevolezza che vi sia una biodiversità da difendere anche nei centri urbani.

L’interesse per gli orti però non si ferma alle scuole ma è arrivata anche nelle aziende. Agli inizi del 2012 è nata Horti d’Azienda, una Onlus che propone alle aziende orti condivisi. Sui tetti di gallerie d’arte e studi di architettura sono coltivate insalate erbe aromatiche e fragole che vengono curate da tutti i dipendenti e poi consumati nelle loro mense. Il progetto è stato accolto con tanto entusiasmo da pensare di triplicare le superfici coltivate già nel prossimo anno!

Se, come sembra non possiamo rinunciare alle città, auguriamoci almeno che quelle del futuro non siano solo dei tristi agglomerati di mattoni ma che siano permeabili alla Natura; sia quella storica dei meravigliosi parchi comunali che quella inaspettata dai sorprendenti colori e odori dei piccoli e preziosi orti cittadini.

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