Le corsie preferenziali degli animali

In Florida, a causa delle attività umane, gli orsi neri e molti altri animali selvatici vivono isolati in habitat frammentati. Senza la possibilità di spostarsi e incrociarsi con altre popolazioni questi gruppi rischiano seriamente di estinguersi. Una popolazione isolata è più sensibile ai cambiamenti ecologici (climatici o di disponibilità delle risorse), in primo luogo perché non può sfuggirvi. Le popolazioni isolate, poi, tendono nel tempo a uniformare il loro patrimonio genetico; la combinazione che meglio si adatta all’habitat, diventa in poco tempo l’unica esistente ma, se le condizioni ambientali cambiano, gli animali si trovano in estrema difficoltà perché non hanno più la possibilità di ritrovare tra i loro geni quelle soluzioni che gli permetterebbero di superare il momento di crisi.

Un modo per impedire l’isolamento è la creazione dei corridoi ecologici: sono chiamati così quei luoghi fisici già esistenti o creati appositamente dall’uomo attraverso processi di rinaturalizzazione.

Un gruppo di ecologi è partito questo mese per una spedizione di 1.600 km proprio nel tentativo di promuovere la creazione del Florida Wildlife Corridor, una fascia di terreno rurale che unirà come un filo invisibile varie aree della Florida fino alla Georgia. Il corridoio permetterà la protezione di un grande numero di specie (primo tra tutti l’orso  nero americano) ma avrà anche l’obiettivo di mantenere puliti i ruscelli che sfociano nelle paludi delle Everglades e potrebbe infine diventare una fonte di sostentamento per gli occupanti delle fattorie che sorgono lungo il percorso.

Il Florida Wildlife Corridor sta attirando l’attenzione delle agenzie statali e gli ecologi sperano di ricevere un riconoscimento formale il prima possibile.

Per fortuna, di esempi simili andati a buon fine, se ne scoprono ovunque nel mondo; nella regione settentrionale del Kenya, per esempio, la costruzione di autostrade, recinzioni e fattorie ha portato alla separazione delle popolazioni di elefanti. Questi animali, abituati a spostarsi anche per lunghe distanze, sono stati costretti, quando possibile, a forzare le recinzioni e le barriere che incontravano lungo i loro percorsi abituali, inasprendo i rapporti già difficili con gli agricoltori locali.

La ONG Lewa Wildlife Conservancy si è fatta promotrice di un progetto brillante: la creazione di sottopassaggi posizionati strategicamente lungo le arterie autostradali nate negli ultimi anni. Questi sottopassaggi, primi nel loro genere, rappresentano dei corridoi sicuri e da subito sono stati utilizzati da tutti i grandi mammiferi che volevano attraversare la regione del Monte Kenya.

Negli ultimi anni abbiamo imparato che la protezione degli animali è legata non solo alla salvaguardia dei singoli habitat ma anche alla tutela delle arterie che permettono da sempre la dispersione e la conservazione della specie, siano esse in mare, nel cielo o sulla terra.

La nostra società dovrebbe essere abbastanza matura da comprendere che lo spazio naturale che pian piano occupiamo non ci appartiere in forma assoluta ma deve necessariamente essere  condiviso con le altre specie animali, ne va della salute dell’intero pianeta.

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