L’interesse della scienza per i probiotici: studi e nuove frontiere

Quindici anni fa poche persone avevano sentito parlare dei probiotici. Oggi il termine è più familiare, il numero dei prodotti probiotici sta crescendo e aumentano conseguentemente i dati scientifici che mostrano come possono portare vantaggi alla nostra salute.

Sono davvero necessari i probiotici? Se vivessimo in condizioni ideali, probabilmente no. Ma, nella gran parte dei casi, la nostra dieta è costituita da cibi senza più vita, e purtroppo anche i cibi naturali e biologici crescono ormai in terreni troppo impoveriti per avere un sufficiente grado di vitalità.

La letteratura scientifica relativa ai probiotici è in costante aumento, e sono ormai numerosi gli articoli pubblicati su riviste di prestigio che dimostrano effetti benefici di specifici ceppi di batteri probiotici sull’organismo umano. Nell’ultimo anno sono stati oggetto di oltre 550 lavori scientifici! L’Italia è il paese dei probiotici: siamo primi in Europa per numero di studi scientifici pubblicati e diventiamo i secondi al mondo dietro gli Stati Uniti.
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L’indiscutibile valenza funzionale dei probiotici emerge in modo evidentedal documento di consenso “Probiotici e salute: stato dell’arte basato sulle evidenze”, approvato dalle maggiori organizzazioni scientifiche e, che per il suo riconosciuto valore, è stato anche pubblicato sulla prestigiosa rivista “Pharmacological Research”.Alle più recenti ricerche scientifiche sui probiotici è dedicata anche la monografiaLatte e prodotti funzionali: la nuova generazione” redatta dall’INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione).

Non tutti i probiotici sono uguali perché non tutti i ceppi batterici agiscono allo stesso modo. Questo è, in sintesi, il risultato di uno studio, pubblicato recentemente sulla rivista scientifica Microbial Ecology in Health and Disease, in cui vengono messe a confronto diverse preparazioni probiotiche. Secondo l’analisi effettuata dai ricercatori, i probiotici a base di più ceppi batterici si sono dimostrati maggiormente efficaci dei probiotici monoceppo nell’alleviare la sintomatologia della diarrea provocata da antibiotici, della sindrome dell’intestino irritabile e delle malattie croniche infiammatorie intestinali.

Un altro studio finlandese dimostra invece l’efficacia della loro assunzione soprattutto negli ultimi mesi di gravidanza, e durante l’allattamento, soprattutto in quelle famiglie dove c’è una familiarità per atopia (dermatite, ma anche asma, rinite, congiuntivite).

Ultima curiosità. I probiotici sono benefici oltre che per l’uomo anche per i pesci. E’ dimostrato in un recente studio condotto da ricercatori dell’Università Politecnica delle Marche guidati dalla professoressa Oliana Carnevali, e dell’Istituto per le Tecnologie Marine e Ambientali dell’Università del Maryland, pubblicato nell’ultimo numero della rivista scientifica PLoS ONE. Lo studio evidenzia che i probiotici, somministrati a larve di zebrafish, accelerano lo sviluppo embrionale e larvale e, cosa molto importante, fanno aumentare la sopravvivenza larvale. La ricerca ha una grande rilevanza per l’acquacoltura: lascia infatti ipotizzare la possibilità di allevare specie il cui allevamento in cattività è stato finora considerato arduo.

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