L’Artico dei cammelli giganti

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Forse non tutti sanno che gli antenati dei cammelli hanno passaporto americano. Gli scienziati ne sono a conoscenza dagli inizi del 1900, quando furono rinvenuti fossili di cammelli ancestrali (Paracamelus) in nord America.

I loro parenti più stretti, infatti, sono i lama e gli alpaca degli altopiani dell’America meridionale. Dalla stessa famiglia hanno avuto origine 20 generi diversi così, mentre i lama procedevano la loro discesa lungo il continente americano, i cammelli, o meglio, i loro progenitori, si disperdevano in Nord America.

Il Pliocene medio è stato un periodo caratterizzato dal riscaldamento dell’intero pianeta, cui sono seguite fasi glaciali. Durante questa fase, però, le ore di luce e il tipo di vegetazione hanno permesso ai cammelli e agli altri mammiferi nordamericani di sopravvivere anche durante l’inverno.

I fatti dimostrano che, in qualche modo, questi animali siano stati in grado di oltrepassare lo stretto di Bering ma sino a oggi non erano state trovate tracce di questo passaggio.

La ricercatrice Natalia Rybczynski del Museo della Natura canadese ha condotto nell’isola di Ellesmere, nel continente Artico, tre campagne estive (tra il 2006 e il 2010) ritrovando frammenti fossili di una tibia risalente proprio alla metà del Pliocene. Lo strato in cui questi frammenti si sono depositati porta con sé fossili vegetali di legno e foglie, in tali quantità da giustificare in quel periodo la presenza di fitte foreste di larici. In siti adiacenti, poi, sono stati ritrovati fossili di castori e cavalli contemporanei a quelli del famoso cammello.

Non è stato semplice attribuire a un cammello quei piccoli frammenti di ossa ma, fortunatamente, è stato possibile affermare che quelle ossa appartenevano a un artiodattilo (il gruppo che comprende, tra gli altri, mucche e maiali) e che una tibia di quelle dimensioni non poteva che appartenere a un cammello, anche piuttosto grande. Successive analisi di laboratorio hanno confermato tale ipotesi.

Grazie a questo primo ritrovamento artico e ai precedenti in Nord America è oggi possibile dire che Paracamelus è un genere originatosi in America circa 45 milioni di anni fa, ma solo per un breve periodo, 7 milioni di anni fa, ha affrontato una serie di migrazioni che gli hanno permesso di metter piede in territorio euroasiatico. Questo continuo flusso è stato, poi, bruscamente interrotto dall’apertura dello stretto di Bering.

Vista la grande somiglianza riscontrata in laboratorio sui tessuti fossilizzati con quelli dei cammelli e dei dromedari attuali, è possibile che quest’ultimi portino ancora con sé le caratteristiche di animali non solo abituati a vivere al freddo ma anche che freferiscono le foreste alle steppe.

Il cammello dell’artico, aveva probabilmente già le zampe larghe e piatte (forma assai utile sulla neve) e gli occhi grandi per vedere meglio durante i mesi di buio polare. La gobba poi, serviva, non per conservare l’acqua, ma come riserva di grasso per superare le condizioni critiche invernali; cosa che ancora succede in altri ungulati che vivono ad alte latitudini. Un’informazione particolarmente importante viene dai loro denti. I cammelli polari così come i cammelli e i dromedari attuali possiedono denti caratteristici di animali che vivono in foreste e non in habitat aperti come fanno ai nostri tempi.

Tra cammelli, cavalli castori e foreste di larici l’Artico aveva un aspetto molto diverso da quello che ha oggi. Pensare che, durante quella fase di riscaldamento globale, la temperatura media annua era maggiore a quella attuale di soli 2-3 °C!

Senza quelle condizioni però, il territorio che adesso è perennemente coperto dai ghiacci, non sarebbe stato quel fondamentale ponte tra America e Asia che ha permesso l’attuale distribuzione degli animali sulla terra.

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