I Pesticidi: salute e pericoli in gravidanza

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I pesticidi occupano una posizione molto particolare fra le numerose sostanze chimiche cui l’uomo è esposto, poiché essi vengono deliberatamente sparsi nell’ambiente con l’intento di eliminare alcune forme di vita.

Un primo elemento fondamentale su cui è necessario fare chiarezza è che, allo stato delle cose, non esistono strumenti precisi e garantiti per studiare l’impatto dei pesticidi sulla salute della popolazione umana e su quella degli animali. Gli effetti biologici di queste sostanze sono alquanto variabili e non tutti facilmente prevedibili; inoltre possono essere di breve e di lungo periodo.

Legambiente ha pubblicato il rapporto “Pesticidi nel piatto 2012″, in cui i campioni fuorilegge sono risultati fermi allo 0,6%; stabili i contaminati da un solo residuo (18,3%), mentre sono calati di circa un punto percentuale i campioni contaminati da più residui contemporaneamente, portandosi al 17,1% (18,5% nel 2011). Insieme all’aumento in percentuale dei campioni in regola, è aumentato anche in molti casi il numero delle diverse sostanze chimiche presenti contemporaneamente in uno stesso campione (per il quale le analisi di ogni molecola presa singolarmente hanno stabilito la regolarità).

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Una ricerca condotta in USA nel 2012 sui livelli di pesticidi  in  60.700 campioni di alimenti lavati e in alcuni casi anche sbucciati,  ha rivelato che  ai vertici della black list  c’è la mela: è tra  i frutti più consumati in assoluto, ma a quanto pare  anche il più “avvelenato”. Con questo studio, è stata quindi stilata la classifica “Shopper’s Guide to Pesticides in Produce” realizzata dalla statunitense Environmental Working Group. Ad occupare le prime dieci posizioni della classifica relativa ai livelli più alti di presenza dei pesticidi troviamo mele, sedani e peperoni, seguite poi da pesche, fragole, pesche noci (d’importazione), uva, spinaci, lattuga e cetrioli. Dodicesimo posto per le patate e ventunesima posizione per le carote. Ottimo risultato invece per le cipolle, che in questa poco invidiabile lista ottengono l’ultimo piazzamento.

L’utilizzo dei pesticidi nella agricolturanon è soltanto dannoso per i nostri cibi, ma l‘esposizione diretta o indiretta delle persone e dell’ambiente a tali sostanze, determina  disturbi cronici e a lungo termine, particolarmente preoccupanti nelle donne in gravidanza (possono indurre malformazioni al feto), nei bambini, nelle persone anziane e nei lavoratori agricoli.

Uno studio del 2012 della Simon Fraser University ha messo in relazione l’esposizione a pesticidinelle donne incinte con problemi di salute in gravidanza e la possibilità di un calo di peso nel nascituro. La ricerca, pubblicata sull’Environmental Health Perspectives, è stata condotta su 306 donne di Cincinnati in Ohio (Stati Uniti) e ha evidenziato risultati apprezzabili per la salute pubblica. Il principale imputato sarebbe l’organofosfato (OP), che è usato come base per molti insetticidi e erbicidi (utilizzati in agricoltura) e come solventi, plastificanti e additivi. Praticamente, l’esposizione agli OP comporta una riduzione del periodo di gestazione (mezza settimana) e del peso dei neonati (effetto che può avere un forte impatto sull’intelligenza del bambino prematuro e può provocare patologie respiratorie).

Prove di un legame tra pesticidi e morbo di Parkinson sono, invece, arrivate dai ricercatori della Ucla, University of California a Los Angeles. Tali studiosi hanno, infatti, scoperto un legame tra il Parkinson e un pesticida, il benomyl, i cui effetti tossicologici perdurano ancora a 10 anni dal divieto della sostanza chimica da parte della US Environmental Protection Agency. Lo studio, firmato dal team di Jeff Bronstein, è stato pubblicato su Pnas. Il pesticida impedisce a un enzima (aldeide deidrogenasi) di controllare una tossina, presente naturalmente nel cervello. Se resta incontrollata, la tossina (dopal) si accumula, danneggiando i neuroni e aumentando il rischio individuale di sviluppare il Parkinson.

Sicuramente, manca ancora una regolamentazione specifica rispetto al simultaneo impiego di più principi attivi, come pure sulla rintracciabilità di più residui in un singolo prodotto alimentare. Legambiente chiede una legge che si esprima rispetto al cosiddetto multi residuo, cioè, al quantitativo di residui diversi che si possono ritrovare negli alimenti.

La difesa della salute, della qualità dell’ambiente e del paesaggio impone un ripensamento radicale del rapporto tra l’uomo e il proprio ambiente. Gli agricoltori avranno un ruolo cruciale in questo processo, ma le strategie che governano le politiche alimentari dovranno essere profondamente riformate, mettendo al centro nuove relazioni tra mercato alimentare, risorse naturali e sistemi produttivi.

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