Sonno ristoratore a tutte le età

camomillaIl 15 marzo 2013 si celebra la VI Giornata Mondiale del Sonno. Un evento annuale organizzato dal World Association Of Sleep Medicine (WASM) per sottolineare, appunto, l’importanza di un riposo notturno, profondo e ristoratore. Ma, anche, le problematiche connesse all’insonnia e i possibili rimedi. Il tema di quest’anno è “Good Sleep, Healthy Aging“, per richiamare l’attenzione necessaria verso gli aspetti più comuni dei disturbi del sonno negli adulti più anziani. Ottenere un buon riposo notturno è possibile a qualsiasi età  ed è di vitale importanza per la salute globale.

I dati del Centro del Sonno dell’Ospedale San Raffaele di Milano rivelano che il 30% di italiani soffre di insonnia; solo il 15% di questi è affetto da un disturbo vero, mentre l’altro 15% è fatto di persone che vorrebbero dormire, ma non lo fanno a sufficienza per questioni legate al lavoro o alle nuove tecnologie.

Negli ultimi anni, si sono moltiplicate le scoperte sul ruolo del sonno. Sono aumentate, così, le conoscenze sull’impatto dei disturbi del sonno, che possono concorrere a determinare l’insorgenza di diabete, malattie cardiovascolari, ipertensione, deficit dell’attenzione e alterazioni dell’umore.

La sindrome da apnea ostruttiva del sonno (Osas) colpisce il 4-8% dei maschi e il 2-4% delle donne fra i 30 e i 65 anni, ed è corresponsabile e aggravante di situazioni quali obesità, calo della libido, sonnolenza diurna, irritabilità, diminuzione dell’attenzione, disturbi neuro-comportamentali. Chi soffre di Osas rischia quattro volte in più rispetto a una persona normale di contrarre l’ictus, due volte e mezzo in più di diventare iperteso, e ha il doppio delle probabilità di ammalarsi di diabete, senza contare le gravi ripercussioni a livello neurologico, polmonare e cardiaco.

Una recente ricerca inglese, pubblicata sulla rivista Pnas, dimostra che dormire poco per sette giorni di fila altera i geni legati al metabolismo e allo stress. Ricercatori dell’Università del Surrey, in Gran Bretagna, hanno privato 26 persone del sonno per 7 giorni, costringendole a dormire non più di 6 ore per notte, tenerli svegli altre 40 ore, analizzando di continuo lo stato del Dna. Risultavano così circa 700 geni modificati dalla mancanza di riposo. In particolare, lo stato di veglia prolungato manda in tilt i geni che controllano metabolismo e livelli di stress e quelli che controllano la fame o, per esempio, la temperatura interna dell’organismo e lo scambio di liquidi.

Il sonno, inoltre, stimola la produzione di leptina, un ormone che inibisce la fame. Al contrario, la mancanza di sonno favorisce la secrezione di grelina, un altro ormone che, invece, aumenta l’appetito. Ecco perché chi dorme poco rischia anche di diventare obeso.

Particolarmente importanti, sono le novità della ricerca sul sonno infantile.

Di recente, ricercatori della Emory University, in Georgia, hanno osservato che aumenti improvvisi del numero di ore di sonno nella routine giornaliera dei bambini sono strettamente correlati a scatti di crescita, sia in altezza che in peso, che si verificano in media entro quattro giorni dal picco di sonnolenza.

Il sonno favorisce anche lo sviluppo cerebrale dei piccoli. Dormire e sognare aiuta il cervello in via di sviluppo del bambino a fissare i ricordi di quanto ha appreso nelle ore precedenti e elaborare le informazioni raccolte. Lo dimostra anche uno studio condotto da un gruppo di psicologi dell’Università dell’Arizona su bimbi di quindici mesi. I ricercatori hanno, infatti, osservato una maggiore capacità di apprendere il linguaggio, nei bambini che dormono più frequentemente durante il giorno.

Ricordiamoci allora che il sonno è uno degli alleati più importanti della salute fisica e mentale dei nostri bambini.

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