La balenottera si stabilisce nel Tirreno

balenotteraLa maggior parte dei viaggi della mia infanzia si è svolta sui traghetti. Un ricordo che mi accompagnerà per sempre è la voce di mio padre che, prendendomi per mano, mi dice “Adesso andiamo a salutare i delfini”. Ci appostavamo nella zona più alta a prua del traghetto e rimanevamo lì a guardare finché l’aria fredda del mare aperto non ci obbligava a rientrare in coperta. Man mano che aumentavano gli anni, però, il numero dei delfini avvistati diminuiva progressivamente tanto da indurmi a pensare che i cetacei, ormai stanchi dei nostri rumorosi mezzi di trasporto in mare, fossero migrati in acque più silenziose e pulite.

È di qualche giorno fa, invece, la notizia che il numero di cetacei del Mediterraneo è aumentato e in particolar modo gli avvistamenti della balenottera comune sono cresciuti del 300% rispetto agli anni ottanta.

Alla fine di quel decennio, l’associazione Accademia del Leviatano, aveva eseguito dei rilievi lungo tutto il Tirreno centrale utilizzando, come piattaforma mobile, proprio quei traghetti di linea che collegano il Lazio alla Sardegna, da Civitavecchia al Golfo degli Aranci. Nel 2007, l’ISPRA (Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale del Ministero dell’Ambiente) ha utilizzato la stessa metodologia e ha potuto confrontare scientificamente tra loro dati raccolti a distanza di quasi trenta anni.

I risultati di quattro anni consecutivi di avvistamenti (dal 1989 al 1992 e dal 2007 al 2010) hanno mostrato una discreta presenza delle specie di cetacei più comuni: la stenella striata (Stenella coeruleoalba), la balenottera comune (Balaenoptera physalus) e il delfino dal naso a bottiglia (Tursiops truncatus) ma, mentre il numero di avvistamenti di stenella e del tursiope non ha subito variazioni significative, la quantità di balenottere incontrate negli anni 2000 è tre volte più grande rispetto agli anni ’80!

Non solo gli avvistamenti sono aumentati ma, è stato possibile notare un cambiamento nella scelta degli habitat; in particolare sono stati delimitati i confini di un’area a Est della Sardegna, dove il numero degli avvistamenti è elevatissimo.

Luca Marini, presidente dell’Associazione Accademia del Leviatano ci tiene, però, a precisare che ciò non significa che il numero di balenottere sia aumentato in tutto il Tirreno, piuttosto che questo tratto del Mediterraneo si sia trasformato da zona di transito ad area di sosta e non è ancora del tutto chiaro il perché.

Sicuramente parte della risposta è da ricercare nei cambiamenti climatici che sta subendo il Mar mediterraneo e nell’intensificarsi del traffico marittimo in altre aree del Tirreno, fatto sta che il maggior numero di avvistamenti di balenottere è stato eseguito in quei tratti di mare le cui analisi rivelano una maggiore concentrazione di fitoplancton, cioè nutrimento.

La ricerca è stata appena pubblicata sull’importante rivista Marine Ecology ma il lavoro non è concluso; dal 2011 prosegue all’altezza delle Bocche di Bonifacio per verificare il passaggio delle balenottere in quel tratto.

Sono state già individuate delle aree, lungo le rotte marittime, ad alta densità di cetacei in cui sarebbe necessario regolamentare la navigazione ed evitare possibili collisioni con gli animali, in modo da garantire una pacifica convivenza e permettere anche ai bambini di oggi di salutare dalla prua di un traghetto il vigoroso sbuffo di una balenottera comune.

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