Fecondazione assistita: embrione da tre genitori

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Fino ad oggi, non è mai stata tradita quella legge non scritta secondo cui i bambini devono essere la discendenza genetica di due soli adulti. Anche con la fecondazione assistita, si trattava sempre di bambini creati da donazione di uova o sperma oppure di bambini in gestazione in un grembo donato.

La nascita del primo bambino in “provetta”, Louise Brown,  risale al 1978 negli Stati Uniti, quindi è relativamente recente. Tale tecnica ha consentito la nascita di oltre 4 milioni di bambini ed è particolarmente indicata nel caso in cui le tube di Falloppio sono ostruite, o in alcune forme di endometriosi e patologie.

La notizia sconvolgente è arrivata qualche settimana fa, quando The Guardian e la BBC annunciano che la Gran Bretagna potrebbe diventare il primo Paese a consentire la “creazione” di bambini con il materiale genetico di tre persone. Le tre persone sono rappresentate da due mamme e un papà. Se il governo decidesse in maniera positiva, i neonati avrebbero il Dna di due genitori e una piccola quantità di una terza donatrice.

Il governo inglese sta, infatti, considerando di modificare la legge, per consentire questo tipo di tecniche di procreazione assistita per le famiglie a rischio di trasmettere malattie genetiche incurabili; tutto questo dopo che l’Autorità per la fecondazione umana ed embriologia (Human Fertilisation and Embryology Authority, Hfea) ha detto che si tratta di tecniche sicure (o meglio che non ci sono prove contrarie).

Con questa procedura, si può evitare che il feto riceva i mitocondri della madre e abbia solo quelli della donatrice: è una possibilità per ridurre la percentuale di neonati affetti da malformazioni genetiche o malattie rare, come la distrofia muscolare o l’atassia.

L’Hfea per ora non darà una raccomandazione ufficiale al Governo, ma comunicherà i risultati della consultazione pubblica avviata e fornirà una consulenza ai Ministri su questioni tecniche. Per l’attuazione poi ci sarà bisogno di un voto positivo delle due Camere e non di una nuova legge del Parlamento.

Sulla carta sembra tutto perfetto, ma non bisogna dimenticare che l’embrione trasmetterà modifiche genetiche ai suoi figli e, soprattutto, che sebbene sia stata sperimentata con successo sugli animali, questo tipo di approccio ancora non è stato provato sugli esseri umani (forse…).

Tornando infatti indietro nel tempo, scopriamo che di tale argomento si era già discusso e fatto esperimenti. Nel maggio del 2002, infatti, una commissione della Food and Drug Administration (FdA), l’agenzia di farmacovigilanza americana, ha reso noto che fra il 1998 e il 2002, tre cliniche degli Stati Uniti si erano rese artefici della nascita, con fecondazione artificiale, di ventitre bambini con un Dna appartenente a tre persone, due donne e un uomo. Per la prima volta era stata manipolata la linea germinale di esseri umani mediante una particolare procedura (chiamata trasferimento ooplasmatico), che consentiva di trasmettere il loro Dna alle generazioni future; andando contro quanto stabilito dalle più importanti convenzioni internazionali (quella di Oviedo e dell’Unesco sul genoma). In seguito, visto l’elevato numero di malformazioni verificatesi in quei nati, e la scarsità di studi su animali e di dati preclinici a disposizione, la FdA decise di bloccare quel tipo di procedure. Non sappiamo cosa ne sia stato di quei bambini con un Dna unico al mondo, proveniente da tre persone. Le modifiche genetiche potrebbero aver avuto effetti in questi anni, potrebbero averne nei successivi, o forse nei loro discendenti o forse mai. La letteratura scientifica ha perso le tracce di queste persone. Ma il tentativo di procreare esseri umani con Dna di tre persone non è mai stato abbandonato nei laboratori.

A ottobre e dicembre dello scorso anno la rivista Nature ha pubblicato due articoli sull’argomento. Nel primo, alcuni ricercatori dell’Oregon hanno spiegato di essere riusciti a produrre linee staminali embrionali umane fecondando ovociti geneticamente modificati in laboratorio: un Dna complessivo, quello degli embrioni ottenuti, ancora una volta riconducibile a tre persone (due donne e un uomo), ma formato con una tecnica differente rispetto a quella applicata negli Stati Uniti più di dieci anni prima. I ricercatori riferiscono che più della metà degli embrioni umani prodotti presenta anomalie, molto più che negli stessi esperimenti sui macachi, effettuati in precedenza dal medesimo gruppo di ricerca. Due mesi più tardi, in un secondo articolo, un team di scienziati dal New York Stem Cell Foundation Laboratory e dal Columbia University Medical Center ha illustrato una tecnica più sofisticata della precedente, che consente la produzione di ovociti modificati apparentemente privi di anomalie.

Nel 2004 il Parlamento italiano approva la legge che regola la fecondazione assistita nel nostro Paese. La legge 40 del 2004, che in Italia regola la procreazione medicalmente assistita (Pma), è rivolta a coppie sterili o infertili. Alcune coppie si sono rivolte alla magistratura per ottenere l’accesso alla fecondazione artificiale anche se non sono sterili o infertili. Si tratta di coppie portatrici sane di malattie genetiche, che attraverso la fecondazione artificiale vorrebbero selezionare l’embrione non affetto dalla patologia e scartare gli altri. Si tratta di casi isolati, perché attualmente la legge non consente di utilizzare la Pma per selezionare gli embrioni, ma solo per aiutare aspiranti genitori in caso di sterilità.

Quando si parla di fecondazione assistita, l’Italia è indubbiamente uno dei paesi europei più indietro in quanto a normativa, ma la Gran Bretagna rischia di divenire troppo evoluto.

E pensare che qui in Italia il problema è ancora fermo nel dare il nulla osta alla fecondazione eterologa o alla diagnosi pre-impianto!

 

Per approfondire:

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_primopianoNuovo_163_documenti_itemDocumenti_0_fileDocumento.pdf

http://www.bbc.co.uk/news/health-21806911

http://www.hfea.gov.uk/6896.html

http://it.wikipedia.org/wiki/Convenzione_sui_diritti_umani_e_la_biomedicina

http://portal.unesco.org/en/ev.php-URL_ID=13177&URL_DO=DO_TOPIC&URL_SECTION=201.html

http://www.nature.com/nature/journal/v493/n7434/full/nature11647.html

http://www.nature.com/nature/journal/v493/n7434/full/nature11800.html

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