Pesticidi killer delle api

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Uno studio commissionato dall’osservatorio europeo sulla sicurezza alimentare ha mostrato che tre pesticidi industriali, tra i più diffusi, rappresentano una grave minaccia per la sopravvivenza delle colonie di api da miele.

Clothianidin, Thiamethoxam e Imidacloprid (che è attualmente l’insetticida più usato nel mondo) sono i tre principi attivi sotto accusa, i più tossici della famiglia dei neonicotinoidi. Sono prodotti principalmente dalle multinazionali tedesche Bayer e Basf e dalla svizzera Syngenta.

Alcuni studiosi dell’Efsa (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) hanno messo in guardia dai rischi legati all’utilizzo di quelle sostanze su colture che attirano le api. Lo studio dell’Efsa è parte di un progetto più ampio commissionato dalla Commissione Europea per fare luce sullo stato di salute delle api e sulle possibili cause della sindrome dello spopolamento degli alveari.

Bayer e Syngenta hanno risposto finanziando uno studio sull’impatto di un’eventuale messa al bando di quei pesticidi: il danno netto per i coltivatori ammonterebbe a circa 726 milioni di euro di mancata produzione.

I neonicotinoidi, introdotti su vasta scala nel mercato dei pesticidi a partire dal 1990, in sostituzione del DDT, sono da tempo sotto osservazione, in particolare per la persistenza nell’ambiente e per la capacità di disperdersi e infiltrarsi nelle falde acquifere, accumulandosi negli organismi viventi e determinando in essi delle alterazioni irreversibili. Vengono applicati direttamente sui semi per scongiurare, alla base, il rischio della diffusione incontrollata di sostanze nocive legato all’utilizzo di pesticidi spray. Questo significa, però, che i pesticidi tendono a restare nella pianta, anche quando la loro funzione si è esaurita: molto spesso il nettare e il polline contengono tracce di pesticidi ed è, quindi, inevitabile che le api vengano in contatto con queste sostanze.

Le associazioni degli apicoltori italiani (Unaapi) e francesi hanno presentato petizioni al Parlamento europeo per esigere una più attenta tutela delle api, sottolineando la drastica impennata della mortalità di questi insetti nei paesi dell’Ue in seguito all’utilizzo indiscriminato di certi pesticidi.

Un altro studio, pubblicato su Environmental Science and Technology dal gruppo di Girolami, spiega un altro meccanismo con cui i pesticidi fanno morire le api. Queste, infatti, morirebbero a causa del fenomeno dell’«impolveramento in volo». Passando in un campo di mais in cui si semina, si imbattono nella nube ad alta concentrazione di pesticidi prodotta dalla seminatrice, e muoiono.

Malgrado tutto, le organizzazioni agricole e cooperative dell’Ue hanno deciso di difendere i neonicotinoidi per l’impatto positivo che, secondo loro, hanno sulle rese produttive, sul reddito dei produttori e, quindi, sull’occupazione.

Inoltre, il mese scorso l’Unione Europea ha respinto il provvedimento per vietare per due anni l’utilizzo dei neonicotinoidi. A votare per la messa al bando dei neonicotinoidi che uccidono le api sono stati i rappresentanti dei governi di 13 Stati dell’Unione Europea (Italia, Francia, Spagna, Polonia e Belgio tra gli altri), che rappresentano però solo la maggioranza relativa (su 27 Stati).

In Italia, esiste dal 2008 un divieto temporaneo per il trattamento delle sementi, ma le stesse sostanze vengono diffuse in ambiente attraverso formulazioni differenti.

Greenpeace ha individuato sette insetticidi il cui uso dovrebbe essere limitato (imidacloprid, thiamethoxam, clothianidin, fipronil, clorpirifos, cipermetrina e deltametrina).

Ciliegina sulla torta, uno studio recentissimo dell’American Bird Conservancy, accusa tali pesticidi di minacciare la sopravvivenza di uccelli e invertebrati acquatici e di alterare, irrimediabilmente, gli ecosistemi.

La Commissione Europea potrà adesso decidere di presentare una nuova proposta oppure di mantenere la proposta attuale, sottoponendola ad un più elevato organo di rappresentanza degli Stati membri. Le evidenze scientifiche riguardanti la pericolosità dei neonicotinoidi sono chiare, la speranza è che l’Italia stessa e la Commissione Europea non si lascino piegare dalla pressione di aziende quali Syngenta e Bayer.

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