Inquinamento da piombo ed effetti sui bimbi

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E’ di pochi mesi fa la notizia che due pediatri, la dott.ssa Annamaria Moschetti e il dott. Piero Minardi dell’Associazione Culturale Pediatri Puglia e Basilicata, hanno svolto delle analisi sui bambini che risiedono nell’area a ridosso del quartiere industriale di Taranto, dove si trova appunto l’Ilva. Queste analisi sono state commissionate dal Fondo Antidiossina Onlus di Taranto e da PeaceLink. Il numero di bambini presi in considerazione è stato esiguo: nove bambini tra 3 e 6 anni, residenti a Statte (quartiere periferico a ridosso della zona industriale di Taranto). Questi medici hanno riscontrato in questi bambini valori di piombo nel sangue che oscillano tra 22 e 36 microgrammi/dl.

L’avvelenamento da piombo è un disturbo cronico, caratterizzato da episodi acuti sintomatici che possono determinare effetti irreversibili (nei bambini deficit cognitivi ed encefalopatia e negli adulti malattia renale progressiva).

Nei bambini piccoli, l’inizio della sintomatologia è improvviso con la comparsa in 1-5 giorni di vomito persistente e incontenibile, alterazioni dello stato di coscienza e, infine, convulsioni che conducono al coma. Tutti questi segni di encefalopatia acuta sono dovuti principalmente a edema cerebrale e spesso sono preceduti da irritabilità e ridotta voglia di giocare.

Nei bambini più grandi, l’avvelenamento cronico da piombo può causare ritardo mentale, con disordini convulsivi, disturbi comportamentali, aggressività e regressione dello sviluppo. La sintomatologia può decadere spontaneamente se s’interrompe l’esposizione al metallo, mentre ricompare se l’esposizione continua.

Il Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie definisce l’avvelenamento da piombo in età pediatrica come il riscontro di una piombemia (PbE) ≥10 µg/dl, oltre la quale possono comparire deficit cognitivi.

Ogni anno, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre 420.000 persone muoiono prematuramente per cause legate all’inquinamento atmosferico e si stima una riduzione dell’aspettativa di vita fino a 24 mesi nelle aree più inquinate.

Un recente studio americano ha messo in evidenza il livello di metalli tossici nei bambini con autismo e la possibile associazione di questi metalli tossici con la gravità dell´autismo. Dallo studio, si evince che i bambini con autismo hanno valori medi più alti di diversi metalli tossici, e i livelli di alcuni di questi sono fortemente associati al variare della gravità dell´autismo. Gli autori concludono ipotizzando che la riduzione dell’esposizione precoce ai metalli tossici può aiutare a migliorare la sintomatologia dell’autismo.

Il problema, a questo punto, è che se non si può dimostrare con sicurezza che i trenta decessi all’anno registrati dai periti della Procura, il latte materno alla diossina, le capre ed i terreni avvelenati siano colpa dell’Ilva; altrettanto vale per il piombo nel sangue dei bambini. Si possono, quindi, solo ipotizzare correlazioni.

Gli epidemiologi italiani hanno contribuito in questi anni a documentare i danni e i rischi, ma questo adesso non può più bastare. Il riconoscimento del diritto al lavoro richiede rispetto dell’ambiente e attenzione alla salute a tutti i livelli. A volte tale rispetto non c’è in Italia (non solo a Taranto).

La questione cruciale, ora, è l’elaborazione di un programma realistico di bonifica, compatibile con la conservazione dei posti di lavoro, attuabile con la massima rapidità e trasparenza.

Speriamo bene!

 

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