Il futuro della medicina: le cellule staminali

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Probabilmente è un argomento di cui avrete sentito parlare veramente molto in questi giorni, in televisione, in radio, sui giornali. E’ di pochi giorni fa la scoperta compiuta dai ricercatori dall’Istituto Tiget di Milano (uno degli istituto di Telethon), che ha portato alla guarigione di ben 6 bambini affetti da due sindromi molto rare, la sindrome di Wiskott-Aldrich e la leucodistrofia metacromatica. Tale scoperta è stata pubblicata sulla rivista Science l’11 luglio.

Sono state utilizzate le cellule staminali e un approccio di terapia genica, utilizzando il virus dell’HIV (o almeno una parte visto che è stato “svuotato” della sua pericolosità).

Sempre pochi giorni fa, invece, è stato pubblicato su Nature uno studio statunitense, i cui risultati hanno portato alla creazione del primo orecchio artificiale. I ricercatori dell’Università dell’Indiana sono riusciti, infatti,  a creare in laboratorio le strutture interne dell’orecchio, in particolare quelle che regolano l’ascolto e l’equilibrio. Pensiamo così agli sviluppi futuri per la cura dei difetti di sordità o le patologie legate all’equilibrio.

Sempre su Nature, i primi di luglio, i ricercatori giapponesi della Yokohama City University Graduate School of Medicine hanno descritto la creazione di un fegato a partire da cellule staminali pluripotenti indotte. Con quest’ultima tecnica, già si ipotizza fra 10 anni una concreta possibilità di trapianto di fegato.

Tutto ciò rappresenta una svolta davvero importante. Teniamo presente che, al di fuori dell’Italia, l’uso terapeutico delle cellule staminali (embrionali o da tessuti adulti) viene trattato a livello normativo nello stesso modo dell’iter di creazione di un farmaco; così come per i farmaci, infatti, è necessario eseguire delle sperimentazioni per testarne l’efficacia e gli effetti collaterali.

Sicuramente, il vero punto di forza delle cellule staminali è che hanno la possibilità di differenziarsi nella maggior parte delle cellule adulte e, quindi, andare a sostituire tessuti e/o organi non più funzionanti. Ne esistono di 4 tipi: totipotenti (in grado di svilupparsi in qualsiasi tipo di cellula, tessuto, organo); multipotenti (in grado di differenziarsi in alcuni tipi di cellule); pluripotenti (in grado di differenziarsi in tutti i tipi di cellule di un adulto) e unipotenti (possono specializzarsi in un unico tipo di cellula).

Ricchissimo di cellule staminali è il cordone ombelicale dei neonati; per questo sono nate molte banche di conservazione, sia in Italia che all’estero. Nell’uomo adulto, si trovano nel midollo osseo e sono principalmente multipotenti: sono utilizzate per il trapianto a persone affette da patologie del sangue, come le leucemie.

Ci sono poi quelle fetali, multipotenti, si trovano nell’utero e vengono prelevate da feti abortiti, spontaneamente e non.

E poi arriviamo alle cellule staminali embrionali, totipotenti, prese appunto dall’embrione umano. Rappresentano i progenitori di tutte le cellule del corpo. Per poterle utilizzare, bisogna però distruggere embrioni di poche settimane. Vengono spesso utilizzati gli embrioni “in più” conservati nei centri per la fecondazione assistita. Da qui, naturalmente il problema etico e infatti, in Italia, c’è il divieto a tale pratica (la famosa legge 40).

Le cellule staminali adulte sembrano essere più facili da controllare, ma sono meno versatili e si riproducono più lentamente. Quelle embrionali posso diventare qualunque cosa, compresi i “difetti” come i tumori, quindi sono meno gestibili.

Infine, ci sono le staminali da liquido amniotico (chissà se saranno il futuro!). Si trovano appunto nel liquido amniotico, sono pluripotenti, hanno caratteristiche simili a quelle dell’embrione (senza però le controindicazioni etiche). La ricerca su questo tipo di cellule è piuttosto recente. Esistono anche per questo tipo di cellule delle banche, pubbliche e private, deputate alla conservazione. Le applicazioni di ricerca di questo tipo di cellule si stanno indirizzando verso due settori: la medicina rigenerativa oppure la terapia di malattie non genetiche.

Per approfondire:

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