Il Talidomide è ancora tra noi

talidomide

Si sono stimati 20.000 bambini nati nel mondo, affetti da malformazioni causate dal talidomide. Si tratta di una storia “vecchia”. I farmaci a base di talidomide furono ritirati dal commercio il 2 dicembre del 1961. In Italia, il decreto per il ritiro passò solo nel 1962 e per l’eliminazione delle scorte in farmacia passarono mesi. Negli anni precedenti, i farmaci a base di talidomide erano stati utilizzati dalle donne incinte per alleviare le nausee o come blando sedativo. Solo dopo, si scoprì che procuravano gravi danni al feto: crescita anormale degli arti inferiori e superiori (es. focomelia). Forse la cosa più grave è che tale farmaco, quando fu immesso in commercio, non fu mai sperimentato su animali in stato di gravidanza, anche se ne fu approvato il suo uso sulle donne in attesa. L’uomo risulta essere sensibile alla dose di 1 mg/kg.

Fu commercializzato dalla compagnia farmaceutica tedesca Grunenthal, che solo lo scorso anno (sono solo passati 50 anni!!!) ha chiesto scusa per le vittime danneggiate dal loro farmaco. Il farmaco fu distribuito in 46 Paesi del mondo. La Grunenthal per ora ha risarcito solo le vittime tedesche. Molti altri procedimenti legali sono in atto, per es. in Australia. In Italia, negli ultimi anni, sono stati concessi dallo Stato alcuni indennizzi minimi, previsti dalla legge 244/07.

Luci inquietanti si sono accese sulla possibilità che il talidomide fosse stato sviluppato e sperimentato nei campi nazisti nella seconda guerra mondiale. Il direttore del Talidomide Trust a sostegno delle vittime “talidomizzate” del Regno Unito, il dott. Martin Johnson, ha redatto un documento con una serie di prove, secondo cui tale farmaco fu messo a punto da uno scienziato nazista, Otto Ambros, per poi andò a lavorare presso la Grunenthal. Inquietante!

Proprio in questi giorni si ritorna a parlare di talidomide e dei suoi effetti nefasti in Brasile. Sono, infatti, nati negli ultimi 6 anni un centinaio di bambini affetti da malformazioni agli arti, probabilmente a causa dell’utilizzo di un farmaco a base di talidomide, utilizzabile per delle complicazioni della lebbra e che ha ottenuto tale licenza nel 1965. Alcune donne potrebbero averlo assunto in gravidanza, senza immaginare le conseguenze. Tali dati sono emersi grazie a uno studio dell’Universidade Federal do Rio Grande do Sul di Porto Alegre. Siccome si tratta di informazioni molto recenti, è ancora tutto da verificare.

Nel mondo ci sono ancora migliaia di persone che si battono per vedere riconosciuto il loro diritto ad avere giustizia e per ottenere un giusto risarcimento finanziario per i danni riportati.

In Italia abbiamo attivissima l’Associazione thalidomidici italiani (TAI ONLUS): questi sono i recapiti per contattarla segreteria@taionlus.org . Dal 2004 questa associazione si batte per il riconoscimento dei diritti delle vittime e per portare avanti un’opera di farmacovigilanza, perché non avvengano più tali mostruosità.

Negli ultimi anni è attivo un programma di farmacovigilanza per il talidomide che è stato introdotto in un progetto di sperimentazione per la cura del mieloma multiplo (tumore del midollo osseo che colpisce circa 3.000 persone l’anno in italia). Sembra essere efficace nel bloccare la formazione dei nuovi vasi sanguigni (l’angiogenesi). Viene utilizzato insieme con il prednisone e il melfalan. Naturalmente, è portato avanti con uno standard di sicurezza strettissimo: solo presso le strutture ospedaliere, non somministrato a donne incinte e con la tracciabilità delle confezioni.

Purtroppo, ad aprile del 2013 la Celgene, l’azienda farmaceutica che produce il medicinale, ha diffuso dei dati riguardanti il rischio di sviluppo di secondi tumori primari (per es. leucemia mieloide acuta e sindromi mielodisplastiche), aumentati in pazienti sottoposti a cura con talidomide dell 2% dopo due anni e del 4% dopo tre anni.

Chissà se sarà mai possibile cancellare tutto il male che ha portato questo farmaco. Speriamo che prima o poi serva effettivamente ad aiutarci a debellare qualche malattia incurabile. 

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