La città delle scimmie

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Non si tratta del sequel de Il pianeta delle scimmie ma del nome con il quale, d’ora in poi, potrebbe essere conosciuta Cape Town.

Nella Penisola del Capo, oggi, vivono 16 famiglie di babbuini. Di pari passo all’espansione della città, però, si sono inaspriti i conflitti con gli esseri umani. E così, oltre alle retate per cassonetti, giardini e case aumentano anche le aggressioni agli animali domestici e alle persone.

In città, dal 1999, vige il divieto assoluto di infastidire i babbuini. La conseguenza di questo divieto, resosi necessario per tutelare la specie, è stata una vera e propria invasione di un numero consistente di scimmie, 500 secondo la stima dell’etologa Rachel Noser.

I primati non hanno impiegato molto a capire che la città non era più un ambiente ostile e, in poco tempo, organizzati in vere e proprie gang, hanno iniziato a seminare il terrore lungo le strade, aprendo con la facilità di esseri umani, ogni porta e finestra, razziando cibo, e non solo.

Ha fatto il giro del mondo, l’immagine del babbuino che trascinava un peluche, con la stessa naturalezza con cui un bambino porta con sé il suo giocattolo. Non sappiamo molto di quello che stava accadendo quando è stato immortalato, per cui, qualsiasi interpretazione del suo comportamento sarebbe sbagliata, ma una cosa è certa: i babbuini, trasferitisi in città, hanno modificato la struttura dei loro gruppi. Ne hanno ridotto le dimensioni, sono diventati molto territoriali e quando cacciano, agiscono velocemente e insieme, come delle piccole bande criminali. Si tratta di una struttura modificata rispetto a quella sperimentata nella giungla che si è resa necessaria per convivere con un’altra specie organizzata, l’uomo.

Il problema sta proprio nel fatto che il divieto ha modificato il rapporto tra le due specie; l’uomo non può più dimostrare di essere dominante così, i babbuini, osano sempre di più, arrivando probabilmente a pensare che, possano loro stessi diventare la specie dominante, proprio come nel film!

Al momento non abbiamo nulla di certo ma lo studio dell’invasione da parte di questi animali è un campo totalmente nuovo e per questo avvincente. Molte sono le specie animali sinantropiche (cioè che si rinvengono con frequenza maggiore in habitat modificati dall’uomo) ma sin ora si è avuto a che fare con insetti, uccelli o, al massimo, piccoli roditori. Per la prima volta ci troviamo faccia a faccia con un’altra specie di primate, di grosse dimensioni, con elevate capacità cognitive e, per di più, tutelata dalla legge.

Che cosa devono fare allora gli abitanti di città del Capo? Abituarsi passivamente a vivere sotto un assedio continuo o reagire violentemente ristabilendo il vecchio rapporto di paura per l’essere umano?

Probabilmente nessuna delle due tattiche sarebbe corretta ma bisognerà far capire ai babbuini che l’uomo è ancora la specie dominante senza dover ricorrere alla violenza.

Le scimmie rappresentano una parte importante dell’ecosistema prezioso e delicato che rende Città del Capo un luogo unico al mondo. Per questo motivo devono essere protette e gestite correttamente per assicurare la loro continua e futura presenza.

La cura, però, non implica nutrire, toccare o interagire con loro; spesso è proprio questo che causa, direttamente o indirettamente, la perdita della diffidenza che tutti gli animali selvatici hanno nei confronti dell’uomo.

Ai residenti non rimane altro che attenersi a poche regole basilari come chiudere a chiave porte e finestre, e non lasciare incustoditi rifiuti o cibo.

Ai visitatori, sebbene incuriositi, le autorità suggeriscono di tenersi alla larga dalle scimmie e fotografarle solo dall’interno delle auto. Per coloro che si dovessero trovare a tu per tu con un babbuino, il suggerimento degli esperti è di evitare qualsiasi tipo di contatto visivo o di alzare la voce e cambiare strada appena possibile.

Un team per la gestione dei babbuini è stato fondato nel 1998 e vede coinvolte molte associazioni tra cui SANParks, CapeNature e SPCA. L’obiettivo è di mantenere la popolazione di babbuini nell’area a livelli sostenibili, riducendo al minimo l’impatto sui residenti.

Come ricordiamo sempre quando parliamo del rapporto degli esseri umani con gli animali, i babbuini appartengono alla penisola del Capo e hanno diritto di viverci come, e forse di più dell’uomo bianco.

Il pianeta intero appartiene all’uomo così come a tutti gli altri animali.

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