Anche l’animale può andare in pensione

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Poco più di una settimana fa un jet privato ha trasportato qualche migliaio di vecchie pennute dalla loro dimora californiana a una serie di nuove residenze lungo la costa orientale degli Stati Uniti.

Non parlo di anziane miliardarie hollywoodiane alla ricerca di una lussuosa residenza per trascorrere serenamente gli ultimi anni della loro esistenza ma di veri volatili, precisamente di poco più di 3000 galline ovaiole che, per raggiunti limiti d’età non più utili al loro scopo, erano destinate al macello.

Artefice del primo esodo di massa di galline è un ricco benefattore che, a seguito della mobilitazione di Animal Place (associazione che si batte per i diritti degli animali d’allevamento) ha speso ben $50.000 per far sì che i volatili possano razzolare in libertà nei tanti santuari per animali che esistono negli USA.

Certo è che, le galline in questione, non hanno avuto una vita serena, trascorrendo gli ultimi due anni nelle gabbie di una fabbrica per la produzione di uova in batteria e ora che non sono più in grado di produrre, l’azienda ne aveva deciso l’abbattimento.

Gli animali d’allevamento sono coinvolti in molte filiere, sia per la produzione del cibo che per l’abbigliamento o la cosmesi. Non è semplice fermarsi a pensare che la carne che compriamo al supermercato sia stato un animale, ancor meno ammettere che si tratti di un essere vivente in grado di provare paura o serenità.

Non voglio, però, prendere una posizione se sia giusto o no utilizzare gli animali per scopi alimentari o industriali; credo si tratti di una decisione troppo intima per essere discussa in questo contesto, sono però convinta che bisogna davvero riflettere su come trattiamo o curiamo gli animali che orbitano intorno alle nostre vite e se possiamo fare in modo che la loro fine sia raggiunta nel modo più dignitoso possibile.

Oggi volevo raccontarvi di alcune realtà che hanno in sé qualcosa di magico, quelle dei santuari degli animali.

I primi santuari (o rifugi) per gli animali da cortile nascono negli Stati Uniti; si tratta di vere fattorie in cui, però, ciascun ospite, ha una storia di sofferenza diversa alle spalle. Dentro queste fattorie, ogni animale ha un nome ed è accudito amorevolmente fino all’ultimo dei suoi giorni. Queste fattorie hanno dimostrato, nel tempo, di essere anche dei luoghi terapici per bambini e adulti con problematiche affettive e psichiche. Ogni ospite a quattro zampe possiede un gran seguito nel web e tra i VIP che si sono impegnati nel sostenerle.

Nonostante la grande risonanza avuta oltreoceano, in Italia sono luoghi ancora poco conosciuti.
Anche da noi, però, un esercito di volontari dedica il proprio tempo ad animali che, altrimenti, finirebbero in qualche stabilimento di macellazione.
Un volontario di Porcikomodi, associazione di Brescia che si occupa di accudire gli animali destinati al macello racconta la sua esperienza. “La cosa che mi ha spinto a fare volontariato in un rifugio per animali “da reddito” o “da carne” piuttosto che in un canile è stato l’interesse che provavo per questi animali così poco considerati e la voglia di poter costruire un posto anche per loro, un posto dove anche maiali, pecore, capre, galline e conigli potessero vivere in tranquillità ed essere avvicinati, con rispetto, da altre persone.

Prima di entrare in Porcikomodi – racconta – possiamo dire che non avessi una visione precisa di questa tipologia di animali. Non li conoscevo e credevo agli stereotipi che rappresentano: galline stupide, maiali sporchi e così via… in realtà mi sono dovuto scontrare con queste immagini e mi sono dovuto ricredere. Non potrei nemmeno dire come sono i maiali o come sono i conigli. Se qualcuno ti chiedesse di raccontargli come sono i cani, non sapresti come rispondere perché sappiamo che ogni cane è un individuo a sé. Quando nella nostra struttura erano ospitati dieci maiali ognuno aveva le sue peculiarità, la sua personalità.”

Il PROGETTO NO-MACELLO, invece, nasce a Genova nel 2007 grazie a un gruppo di donne e uomini amanti del cavallo. Il gruppo, inizialmente era impegnato a prendersi cura dei vecchi cavalli, quelli che, non potevano più essere utilizzati per le gare e che erano già destinati o a un macello, oppure a una lenta fine rinchiusi in box maleodoranti senza acqua né fieno.

Dai cavalli, poi, il gruppo, è passato a prendersi cura di asini, pecore, vitelli e di tutti gli animali da macello fino a costruire per loro il RIFUGIO NOMACELLO. Nel rifugio gli animali sono rieducati e in molti casi possono essere adottati; in altri, però, le condizioni di salute precarie o l’avanzata età non permettono più l’adozione e l’unico modo per aiutarli è il sostegno a distanza.

Nei santuari, l’obiettivo primario è ricreare un mondo possibile, un angolo in cui conoscerli da vicino e poter toccare l’eterna magia della loro vita. Il loro scopo è anche quello di mostrare ai visitatori cosa e come siano realmente gli animali che normalmente sono considerati cibo, svelarne l’identità, la loro essenza di individui.

E’ inutile dire che questi luoghi, e le associazioni che le gestiscono, non hanno agevolazioni né sovvenzioni pubbliche e poiché non hanno scopo di lucro, cerchiamo di capire come possiamo supportarle. Il modo migliore è sempre l’adozione a distanza; vi consiglio di andare a visitare i siti delle associazioni di volontariato elencati al fondo. Ognuna con le proprie modalità vi darà la possibilità di contribuire al mantenimento di ciascun ospite. Ogni animale ha bisogno di un diverso quantitativo mensile di cibo e cure per vivere. Le associazioni hanno quantificato le diverse necessità in una cifra mensile che corrisponde alla somma per l’adozione a distanza. Ce n’é per tutte le tasche, dai contributi più impegnativi per i cavalli, gli asini e le mucche (circa €100,00 al mese) alle cifre più esigue per adottare anatre, galline e conigli (€10,00 al mese).

Nel corso dei secoli abbiamo creato una distanza tra noi e il resto del mondo animale che non ha fatto altro che portarci a distorcere la realtà; abbiamo negato agli animali di cui ci serviamo per nutrirci o confezionare i nostri abiti della dignità che è dovuta a ogni essere vivente e ugualmente abbiamo stravolto la natura di tutti quegli altri che chiamiamo da compagnia trasformandoli in giocattoli da agghindare a nostro piacimento, considerandoli solo in funzione dei nostri desideri. Tutto questo perché non ci ricordiamo spesso di essere solo degli animali che condividono un mondo con altri animali.

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