La forma degli alberi

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Se vi chiedessi di disegnare un cipresso sono sicura che tutti voi abbozzereste la figura di un albero con una chioma fitta, allungata e protesa verso il cielo. Allo stesso modo se la richiesta fosse di raffigurare una quercia, i disegni mostrerebbero tutti degli alberi con una larga e ampia chioma con i rami che si distaccano quasi perpendicolarmente dal robusto tronco.

Ogni albero ha la sua forma, e spesso, è proprio il suo profilo, che, prima di tutto il resto, ci permette di definirne la specie. La forma dell’albero è principalmente legata alla crescita dei suoi rami e, in particolar modo, all’angolo che essi formano con il tronco.

Che gli alberi crescessero in senso contrario rispetto alla forza di gravità è cosa nota da tempo; infatti, se forzassimo il fusto di una pianta e lo posizionassimo orizzontalmente o obliquamente al suolo, i suoi rami, col tempo, modificherebbero la loro direzione. Questo fenomeno è chiamato geotropismo.

Come fanno gli alberi a stabilire qual è l’angolo giusto tra il tronco e ciascun ramo e tra i vari rami?

La risposta l’ha trovata Stefan Kepinski dell’Università di Leeds e i risultati della sua ricerca sono stati da poco pubblicati su Current Biology.

L’unico parametro fisico che può essere utilizzato dalla pianta per dare una direzione ai propri rami, spiega, è la forza di gravità. Grazie al geotropismo, infatti, il fusto cresce verticalmente all’orizzonte. All’interno dei tessuti, specifiche cellule, chiamate statociti controllano la direzione di crescita incrementando o diminuendo la concentrazione di auxina. Questa sostanza è un ormone che regola proprio la crescita dell’albero. Se, ad esempio, il fusto è inclinato verso sinistra, gli statociti fanno aumentare la concentrazione di auxina verso sinistra così che la pianta, crescendo maggiormente da quel lato, riesca a riassumere la posizione verticale.

Che cosa accade invece nei rami? Studiando la specie Arabidopsis thaliana, il team di ricercatori ha dimostrato che nelle piante esiste un meccanismo di compensazione, anch’esso regolato dall’ormone auxina, che stimola, però, la crescita del lato opposto a quello interessato dal geotropismo.

L’angolo di crescita dei rami, tipico di ciascuna specie, è il risultato dello scontro di due forze opposte: il geotropismo che spinge il ramo a crescere verticalmente e l’anti-geotropismo che tende a farlo crescere il più orizzontalmente possibile. Nelle specie che possiedono un debole anti-geotropismo, quindi, i rami crescono verso l’alto e più vicini al fusto mentre, nelle specie in cui il meccanismo è forte, i rami risultano più allargati e formano delle larghe chiome, proprio come quelle delle querce.

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