Le cose in bilico prima o poi cadono

E’ un fenomeno evidentemente registrato solo dai dilettanti perché non c’è testo scientifico che si trastulli sull’idiozia della materia. Per secoli non è mai stata posta la domanda ma quanto IQ possiede la materia?, neanche una breve ricerca per capire a quale stadio di velocità diventa finalmente complice e solidale con un essere umano.
Tutto quello che gli scienziati sanno argomentare è quella sudditanza con la gravità e quel comportamento bi-polare/schizo così misterioso: a volte onda, a volte emissione di quanto.

Il dilettante però bypassando i testi di fisica arriva a una sua personalissima idea del comportamento della materia.

Immagina che una sera a cena hai invitato dieci amici, hai lavorato tutta la settimana e ti riduci a fare la spesa poche ore prima di tornare a casa. Sali in casa con chili di frutta e verdura in buste di plastica che appena poggiate sul tavolo si aprono liberando la forza cinetica delle sfere che rotolano sotto la credenza dove giace indisturbata polvere mai raccolta. Ti fa ribrezzo ma devi recuperare il limone impanato, adesso, da una nuvola di ragnatele. Lo lavi e contemporaneamente esegui altre decine di azioni simultaneamente dando priorità o accavallandole l’una con l’altra secondo la tua vicinanza a sportello o cassetto. Apri il tavolo in modalità grandi eventi che ingombra tutta la cucina perché i tuoi dieci amici non possono stare stretti, è l’unica sera che sono tutti contemporaneamente in città, c’è anche Mimmo di Lampedusa di passaggio! – Improvvisamente la cucina dove ti muovevi da lato a lato è ingombra del tavolo che ha spigoli. Avverti lo spigolo sulla coscia quando passi troppo vicina al tavolo. Il primo livido lo sopporti, il quarto cominci a bestemmiare perché lo spigolo si conficca sempre alla stessa altezza, stesso lato direzione frigo. Una lotta di sopravvivenza, con il tempo che incalza, s’innesta tra te e il tavolo. Vorresti disintegrarlo, dirgli di farsi un giro nell’etere e materializzarsi nuovamente appena hai finito di cucinare. Ma non si può perché è materia lenta, inerte, sorda, non capisce i tuoi bisogni, è, per dirla tutta, anni luce distante dai tuoi bisogni del momento.
Apri lo sportello in alto, il coperchio della pentola che ti serve e che avevi riposto di fretta scivola e cade centrandoti. Afferri la bottiglia dell’olio con la mano bagnata e la presa non fa presa, ti scivola giù inesorabilmente, dandoti tempo di immaginare il disastro pochi secondi prima dello schianto sul pavimento.
Finita la cena, la tua amica che voleva alzarsi a fumare una sigaretta impila piatti e posate raccolti dal tavolo sugli unici centimetri liberi del ripiano della cucina mentre esce per andare in terrazza. Tu li vedi e che fai? Pensi siano giusto un poco in bilico ma PERCHE’ MAI DOVREBBERO CADERE?

Dentro di noi alberga una stupida fede nella materia, una vana speranza che la materia possa leggere nei nostri pensieri, che sappia dei nostri minuti contati, dei metri quadri insufficienti delle nostre case, della nostra stanchezza a fine giornata.

Poi la nostra amica rientra in cucina dal giro in terrazza, smuove giusto un poco di aria tra sé e la torre impilata e quella piccola, lieve vibrazione dà il via libera all’instabilità dei piatti unti e posate con frammenti di mousse al cioccolato e insalata che cadono senza appello o bacchetta magica per fermarli. Tu rimani lì davanti ad osservare quello spettacolo d’inaudita ottusità delle stoviglie, a bocca aperta, sentendoti tradita da tutto e da tutti. E’ in quel momento di disperazione e solitudine, davanti al disastro da pulire che ogni fede si spezza, s’incrina, si annulla e che si staglia nella mente la più banale delle verità: prima o poi le cose che hai lasciato in bilico cadranno.
Ma se la materia è così stupida perché ne siamo così schiavi? Perché abbiamo intasato il mondo di macchine che prima o poi si rompono, ci lasciano per strada, uccidono?

Di mestiere potrei dire che disintegro la materia. Ho rigirato la mia vita per semplificarla, ho poca pazienza per le cose che non mi sostengono. Vado di fretta, ho un appuntamento come tutti con qualcuno da amare.
Solo nell’amore trovo qualcosa d’intelligente.
Quelli che ripongono fede nella carriera, nell’azienda, nell’auto, sono quelli che credono ancora che le cose in bilico non cadranno mai! Abbiamo distrutto un Pianeta con la nostra fede nella materia.

Conosco piccoli amori in bilico che si rifiutano di cadere. Rimangono in piedi anche se appoggiati a una speranza, come uno spigolo di mensola, larga pochi centimetri e sotto di loro si apre il vuoto.  Il vuoto è solo un occasione per imparare a volare, sconfiggono ogni dictat della gravità. Quale gravità? pensano.

L’amore è attrazione verso qualcuno, e completamento. Ti fa compiere un viaggio aggregante. S’innalza, libera, ti capisce, ti aiuta, ti sostiene, si fa ponte su cui poggiare i piedi per raggiungere il prossimo capitolo, su, su fino a che trovi pace.

Il contrario di quello a cui tende la materia inetta quando rotola giù sempre verso il basso, e come se non bastasse, a ricordo della sua forma arida, passiva, inerte, ti fa trovare un mucchio di detriti da pulire.

 

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